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“Matrix” era tutto una metafora su com’è essere una persona trans

"Sono felice che sia venuto fuori. Era l’intenzione originale, ma il mondo non era ancora pronto. O meglio, le case di produzione non lo erano", ha detto Lilly Wachowski, sceneggiatrice e regista insieme alla sorella Lana

Siemoneit/Sygma via Getty Images

Alcuni critici culturali lo sostenevano da anni, ma adesso c’è la conferma defintiva della regista Lilly Wachowski: Matrix è una grande metafora della vita di una persona transgender, che cioè non si riconosce nel proprio sesso biologico, nella società di oggi. È questo il senso del film, dunque, almeno per come l’hanno sempre inteso le due sceneggiatrici e registe Lilly e Lana Wachowski, due donne transgender a loro volta (al momento dell’uscita di Matrix erano ancora note come Andy e Larry Wachowski). Il coming out di Lana era avvenuto nel 2012, quello di Lilly nel 2016.

Molte persone, e in particolare le persone trans, avevano visto nel film una metafora della loro esperienza anche prima che Lilly ne accennasse in Disclosure, un documentario sulla rappresentazione delle persone trans nel cinema. In effetti, ci sono diversi indizi che favoriscono questa interpretazione.

La doppia vita di Neo, tanto per cominciare, che di giorno è una persona normale e di notte un hacker, e la sua costante sensazione che il mondo abbia qualcosa che non va: due caratteristiche che sembrano accennare al fatto che il protagonista soffra di disforia. Ma sopratutto la questione della pillola blu/pillola rossa, tramite cui Neo riesce a uscire dal sistema che vorrebbe controllarlo: è una metafora della terapia ormonale, e il farmaco che negli anni Novanta veniva usato era effettivamente una pillola rossa.

O ancora, il personaggio di Switch, che nel film è interpretato dall’attrice Belinda McClory. Nella versione originale della sceneggiatura Switch avrebbe dovuto essere un uomo trans: un uomo nel mondo reale e una donna dentro Matrix. Alla fine le sceneggiatrici e registe avevano rinunciato all’idea e il personaggio era diventato semplicemente una donna molto androgina.

Ci sono poi altri dettagli: una delle prime cose che si vedono scritte all’inizio e alla fine del film è proprio la parola “trans”, mentre nella scena finale si vedono delle linee di codice e l’immagine si ingrandisce in corrispondenza della scritta “SYSTEM FAILURE”: a quel punto Neo dice “So che avete paura di noi, paura di cambiare”, e la telecamera fa zoom sullo spazio tra le lettere “M” e “F”.

“Sono felice che sia venuto fuori. Era l’intenzione originale, ma il mondo non era ancora pronto. O meglio, le case di produzione non lo erano”, ha detto Lilly Wachowski parlando del significato nascosto di Matrix.