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Leonardo DiCaprio è il miglior attore della sua generazione?

Noi, nel giorno del suo 46esimo compleanno, diciamo (ovviamente) di sì. Con questi 12 film tutti disponibili in streaming

Foto: Getty Images

Buon compleanno Mr. Grape (1993) di Lasse Hallström – su Amazon Prime Video

Dopo Edward mani di forbice, Johnny Depp era il giovane attore più cool in circolazione. Questo, dunque, doveva essere il suo film. Ma poi arriva questo pischello biondo, reduce dal telefilm Genitori in blue jeans, che – nei panni del suo fratellino – gli ruba la scena. E pure la nomination all’Oscar: a 19 anni, Leo conquista la sua prima candidatura (di moltissime) come miglior attore non protagonista. Verrà battuto dal veterano Tommy Lee Jones (Il fuggitivo), ma va bene così: è nata una nuova stella, e quello è l’importante.

Voglia di ricominciare (1993) di Michael Caton-Jones – su Amazon Prime Video

Nello stesso anno di Buon compleanno Mr. Grape, il giovanissimo DiCaprio si misura con un’altra prova da interprete già maturo. E, come se non bastasse, si mette a duellare con un mostro sacro del cinema: Sua Maestà Robert De Niro. Ovvero, il patrigno violento di un ragazzino ribelle. Un drammone famigliare anni ’50 con scene madri e melassa, ma il nostro riconferma, in un’annata già clamorosa, che è qui per restare. E, anche se ancora nessuno lo sapeva, il confronto con Bob segna quasi un passaggio di testimone preventivo tra i due attori-feticcio di Martin Scorsese: ma ci arriveremo.

Poeti dall’inferno (1995) di Agnieszka Holland – su Amazon Prime Video

Poteva mancare un ruolo “maledetto”, nel curriculum del giovane Leonardo? Oggi probabilmente la comunità LGBTQ lo rimprovererebbe in quanto maschio eterosessuale che veste i panni (pochi) di un’icona gay. O forse no, perché il ritratto che l’attore dà del poeta maudit Arthur Rimbaud (e della passione letteralmente tossica per il “collega” Paul Verlaine, interpretato da David Thewlis) è a dir poco esemplare. Tra scene di nudo e primi deliri delle (e dei) teenager, questo non sarà forse il suo titolo migliore, ma probabilmente è quello che lo consacra definitivamente.

Prova a prendermi (2002) di Steven Spielberg – su Netflix

Leo non è più solo Jack Dawson. Dopo Titanic c’erano già stati The Beach di Danny Boyle, tra i più discussi eco-cult di sempre, e Gangs of New York, il grande tableau incompreso che segna l’inizio della sua fruttuosissima collaborazione con Martin Scorsese. Ma è Steven Spielberg a suggellare il (sospirato) innamoramento per DiCaprio da parte della critica. E l’avvio della sua fase adulta. Che però comincia coi toni scanzonati di questa heist comedy irresistibile, capace di restare ancora oggi una delle vette nella carriera di entrambi. Ah, c’è anche un come sempre gigantesco Tom Hanks: vi basta?

Blood Diamond – Diamanti di sangue (2006) di Edward Zwick – su Netflix

Non solo Grandi Autori. Anche se più rarefatti, nella filmografia più recente di Leo si trovano ancora filmoni di puro intrattenimento pop. Purché sempre con messaggio ecosostenibile incorporato. È il caso di Blood Diamond, diretto dal non certo sofisticatissimo Edward Zwick (quello di Vento di passioni e L’ultimo samurai, per capirci), ma uno spettacolone che ancora oggi si fa guardare con piacere. Un’altra nomination all’Oscar per il protagonista: un po’ troppo generosa, a voler essere proprio sinceri.

The Departed – Il bene e il male (2006) di Martin Scorsese – su Netflix

Forse non era il film per cui Scorsese avrebbe dovuto vincere il suo primo Oscar da regista. Ma così è stato, e ci va benissimo. Perché, anche rivisto a distanza di tempo, questo remake di Infernal Affairs resta un thriller puro, spedito, ispirato, in grado di aggiornare i mafia movie classici dell’autore (almeno fino a che non tornerà al punto di partenza con The Irishman: ma questa è un’altra storia). Ed è anche un’occasione per DiCaprio, riplasmato ancora una volta da Martin, per dimostrare la sua statura di attore amatissimo dal grande pubblico. Tra Matt Damon e Mark Wahlberg, è ovvio che è lui il più bravo. Forse solo l’immenso Jack Nicholson può ancora batterlo.

Revolutionary Road (2008) di Sam Mendes – su Netflix

Nel film che riunisce gli ex naufraghi Jack e Rose, la performance apparentemente più memorabile è quella di Kate Winslet (che però quello stesso anno vinse l’Oscar con The Reader). In realtà, è Leo a dare l’interpretazione più convincente, perché tutta giocata in sottrazione, a raffreddare (volutamente) quello che altrimenti rischiava di essere un mélo matrimoniale fin troppo confezionato a tavolino. Nei panni del padre di famiglia anni ’50 che combatte contro la depressione della moglie, è semplicemente superbo. Una delle sue prove forse migliori di sempre, ma stavolta la nomination da parte dell’Academy, che pure gli è affezionatissima, non è arrivata: inspiegabile.

Inception (2010) di Christopher Nolan – su Netflix

«Cosa è successo? Non ne ho idea». Nemmeno Leo ha capito il finale di Inception e l’ha ammesso candidamente una decina d’anni dopo. «A volte ti concentri solo sul tuo personaggio. E sono pure stato coinvolto, eh, ma quando si tratta di Nolan, della sua mente e di come i pezzi vengono messi insieme, tutti cercano costantemente di ricostruire quel puzzle». Di certo però il suo personaggio, Cobb, gentleman specialista nell’entrare nelle teste delle persone, è storia del cinema, insieme al rompicapo che ha consacrato il regista inglese. Così come un’immagine: DiCaprio al centro di una pagoda giapponese, con l’acqua che sgorga da tutte le parti.

Shutter Island (2010) di Martin Scorsese – su Netflix

Altro giro, altro Scorsese. Perché ormai è chiaro che la premiata ditta Leo/Marty sforna solo chicche. E lo stesso vale per questo psychological thriller, di certo non uno dei film più acclamati dei nostri, ma sicuramente uno dei più cesellati. Non andiamo oltre, che sennò qui parte lo spoiler selvaggio. Vi basti sapere che quella di DiCaprio nei panni dell’agente federale Teddy Daniels, in missione al manicomio criminale sull’isola, è una delle sue interpretazioni più inquietanti e complesse. Di più: è la chiave che Scorsese usa per guidarci attraverso il labirinto del film.

Django Unchained (2012) di Quentin Tarantino – su Netflix

Prima della collaborazione stellare in C’era una volta a… Hollywood, Tarantino aveva scritto per Leo un ruolo da villain larger than life nel suo western super gore. DiCaprio è Calvin Candie, il padrone di una delle più grosse piantagioni del Sud, che addestra schiavi per la vendita o per i combattimenti corpo a corpo. Un personaggio sopra le righe, folle, sociopatico, sadico, che l’attore centra da fuoriclasse, entrando nella gallery dei cattivi da grande schermo migliori degli ultimi anni. Fun fact: il divo si era ferito davvero sbattendo accidentalmente la mano su un tavolo troppo forte e rompendo un bicchiere. Il sangue che vedete nella scena è il suo, ma il buon Leo non ha mollato, finendo di recitare anche il suo monologo. E alla fine gli hanno pure dato dei punti di sutura. Stoico.

The Wolf of Wall Street (2013) di Martin Scorsese – su Netflix

Il film per cui DiCaprio avrebbe dovuto vincere l’Oscar? Questo, senza se e senza ma. Invece se lo portò a casa Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club. Vabbè. Ma la performance di Leo nei panni dell’infernale broker Jordan Belfort è la cosa più folle e clamorosa che il divo abbia mai portato sullo schermo. Iconica al punto da entrare in tormentoni estivi come Portofino del Pagante: chi non ha canticchiato “Tutto fatto come DiCaprio in The Wolf of Wall Street” quest’estate? Che stia mentendo alla moglie-trofeo (una meravigliosa Margot Robbie), rompendo la quarta parete per parlare con la macchina da presa o radunando le sue truppe come uno spietato Braveheart della finanza, Leo è uno spettacolo. È il quinto film con Scorsese. E quello definitivo.

Revenant – Redivivo (2015) di Alejandro González Iñárritu – su Netflix

Alla sesta (!) nomination all’Academy Award, quando ormai Leo era diventato un meme, pareva impossibile che la statuetta non arrivasse. E infatti è arrivata. Per il revenge/survivor movie di Alejandro González Iñárritu, dove DiCaprio, oltre che con un cattivissimo (e indimenticabile) Tom Hardy, deve vedersela pure con un orso (diventato meme a sua volta). Il divo è nascosto dietro una barba folta e sporca, una fisicità bruta, con le battute che sono spesso ridotte a versi, quasi grugniti. Eppure riesce a restituirci il ritratto di un uomo che non ha più niente da perdere, sfidando costantemente i propri limiti. Qualche esempio? Leo ha rischiato l’ipotermia, si è infilato nella carcassa di un cavallo e ha mangiato un fegato di bisonte crudo. Che s’ha da fa’ pe’ campa’ a Hollywood.

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