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Le pagelle di Venezia 77: episodio 1

Dal film d’apertura ai primi titoli del concorso, dalla coppia Pedro e Tilda (i cognomi non servono, vero?) alla presidente Cate Blanchett. I voti (senza sconti) ai primi giorni di Mostra del cinema

Cate Blanchett sul red carpet della serata d’apertura di Venezia 77

Foto: Franco Origlia/Getty Images

Lacci Voto: 5

Detto con un po’ di (sano) sovranismo, l’apertura all’italiana ci stava, soprattutto quest’anno. E non solo perché i filmoni hollywoodiani che erano soliti aprire la Mostra hanno dato forfait causa pandemia. Ma sicuri che questo fosse il titolo giusto? Da La La Land a La La Lacci (pardon), cioè una storia di tradimenti e risentimenti con supercast nostrano: Luigi Lo Cascio, Alba Rohrwacher (che misteriosamente non è venuta), Silvio Orlando, Laura Morante, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini e la nostra favourite Linda Caridi. La mano del regista Daniele Luchetti è sicura, gli attori son tutti bravi, ma si trovano a declamare scene da un matrimonio (based on Domenico Starnone) con cui non si empatizza mai per davvero. Presentato fuori concorso: anche questo era già un indizio.

Tilda e Pedro Voto: 10

Di The Human Voice abbiamo già scritto. Ribadiamo l’amore incondizionato per lo spagnolo più figo di Spagna, per la prima volta accompagnato a una musa di lingua inglese: Tilda Swinton, che giganteggia nel suo corto tratto dal più celebre monologo di Cocteau. La prima immagine insieme al photocall del film fuori concorso – lui con camicia fiorato-chic, lei con tailleur pantalone-limone – è già da appiccicare sul frigo. Potete restare fino alla fine della Mostra, por favor?

Le misure di sicurezza Voto: 3

Primo (vero) scandalo: i controlli per accedere alla “zona rossa” (quella, per capirci, dove ci sono le principali sale per le proiezioni stampa) creano code chilometriche. Giustissimo, eh: ma gli addetti impiegati son pochini, e si rischia di arrivare a film già iniziato. Conseguente indignazione degli accreditati, che hanno tentato una sommossa la mattina del giorno 2: fortuna l’obbligo di distanziamento l’ha evitata. Momento memorabile: veneziani che devono raggiungere gli uffici della Biennale tentano di saltare la fila al grido di «Noi dobbiamo lavorare!», i critici rispondono «Anche noi stiamo lavorando!». Ed è appena cominciata.

La presidente Cate Blanchett Voto: 7

Sarà che è stata presidente di giuria a Cannes due anni fa appena: ancora ci si domanda il perché dell’invito veneziano così ravvicinato, per giunta nello stesso ruolo. Ma, durante la cerimonia d’apertura, Tilda Swinton le ha rubato la scena. Poi Cate è sempre Cate, anche nelle scelte politiche: vedi il vestito “riciclato” (l’aveva già indossato nel 2015) scelto per il red carpet della prima serata. Solo una richiesta: facciamo ancora in tempo a invertire le parti, ovvero Tilda presidente di giuria e Cate Leone d’oro alla carriera?

I film del concorso Voto: 4

Per fortuna il concorso di Venezia 77 è appena iniziato. A guardare i primi titoli, non c’è da festeggiare. C’era davvero bisogno di Quo vadis, Aida?, drammone sul massacro di Srebrenica che non aggiunge nulla alla (tristissima) cronaca della guerra in Bosnia? Anzi: aggiunge solo retorica. Oppure di Amants, mélo della veterana francese Nicole Garcia con un triangolo (Stacy Martin, Pierre Niney, Benoît Magimel) che non si accende mai? Sbadigli in sala e tiepidi applausi (ma comunque troppo generosi). Mancano dieci giorni: si può solo migliorare.

Apples Voto: 8

Del nuovo greco da tenere d’occhio siamo già fan: leggete la nostra intervista. Ma, a guardare i primi titoli in Mostra, Apples di Christos Nikou, che ha aperto la sezione Orizzonti, si rivela davvero come una delle cose più interessanti passate finora. Se non la più interessante di tutte. È nato un nuovo autore? Scommettiamo di sì.

I ristoranti vuoti Voto: 9

Ormai è ufficiale: ci si può presentare a cena nei ristoranti del Lido senza prenotazione. È questo il vero film (di fantascienza) di Venezia: fino a un anno fa sarebbe stato impossibile. Persino nel nostro preferito (non faremo nomi: vi basti sapere che il tris di baccalà e il fritto misto se la giocano come piatto migliore del menu), solitamente preso d’assalto, ti trovano un tavolo senza problemi. Tocca brindare: con uno sgroppino, si capisce.

L’outsider coreano Voto: 7

La sorpresa non è una sorpresa: che i coreani sapessero fare il revenge movie era cosa già nota (anche a Tarantino, per dire). Ma Night in Paradise di Park Hoon-jung è l’ennesima conferma: due ore e dieci che scorrono velocissime, tra la solita violenza grafica e l’ironia essenziale. Più una storia d’amore che resta magnificamente platonica, ma che per questo risulta ancora più potente. Incredibilmente, è stato invitato a Venezia 77 fuori concorso: visto che la competizione (almeno per ora) è scarsa, ci si chiede il perché.