Le pagelle della Festa del Cinema di Roma 2021: episodio 2 | Rolling Stone Italia

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Le pagelle della Festa del Cinema di Roma 2021: episodio 2

E di Alice nella Città, che si riconferma ancora più ricca. Gli incontri da Quentin Tarantino in giù, le visioni sorprendenti, la rivolta dei giornalisti: altro giro, altri voti

Quentin Tarantino sul red carpet della 16esima Festa di Roma

Foto: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage via Getty Images

Le chiacchierate Voto: 8

 

 
 
 
 
 
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Li chiamano Incontri Ravvicinati, o Masterclass, o semplicemente magnifiche chiacchierate (così le chiamiamo noi) con nomi che, se non stanno promuovendo i loro ultimi film, difficilmente si concedono così tanto. Qui, invece, succede. Sono ormai il cuore della Festa del cinema di Roma (e di Alice nella Città: vedi Johnny Depp, con relativo bagno di folla) e il vero motivo per cui centinaia di fan piombano ogni anno a Roma Nord. Quest’anno l’incontro clou è stato quello “starring” Quentin Tarantino, premiato alla carriera da un altro Maestro: il sempre adorabile e adorato Dario Argento. Ma anche Jessica Chastain all’apertura, Alfonso Cuarón sul suo amore per il cinema italiano, Tim Burton che chiude idealmente (da intendersi pure in senso letterale) le danze. E – saranno mica star più scarse – i nostri Claudio Baglioni e Luciano Ligabue, a confermare quella contaminazione tra cinema e musica che è un altro dei segni distintivi della Festa. Quanto ce piasce chiacchiera’ (cit. Sabrina Ferilli: l’anno prossimo chiamate anche lei?).

Dove si mangia? Voto: 4

Alla Festa di Roma si va (anche) per magna’. E a differenza del Lido di Venezia, dove alle dieci di sera le cucine son già chiuse (velo pietoso), qui non ci sono limiti di orario sulla cena. Peccato che l’Auditorium sia ubicato nell’unica zona della Capitale in cui trovare un ristorante – o anche solo un bar – è un’impresa impossibile o quasi. Resiste lo Sgobbone, con in sala il mitico Pippo che meriterebbe un red carpet (altra ottima idea per la prossima edizione). Per il resto, una cacio e pepe diventa un miraggio nel deserto. Sul fronte pranzo, come variazione sul tema bar Spartito (!) dell’Auditorium, negli ultimi giorni certi milanesi hanno scoperto un posto sulla Flaminia che è, per l’appunto, “molto milanese”: ci sono le bowl con l’avocado (però la bowl è un cestino di sfoglia: healthy sì, ma siamo comunque a Roma). E pure l’happy hour diventa sad. Ci hanno consigliato il “chiringuito delle parioline” (non vi sveleremo mai qual è, vi basti sapere che da queste parti lo chiamano così), ma la sera in cui siamo andati noi c’era “un evento privato”: la festa di Benedetta Porcaroli e Alice Pagani?

I film – Parte seconda Voto: 7,5

Dopo gli ottimi Cyrano e Passing, arriva Alice nella Città pigliatutto grazie a Belfast di Kenneth Branagh, il titolo che potrebbe a sua volta acchiappare tutto ai prossimi Oscar: e avrebbe i suoi buoni motivi. Ma nella seconda metà di Festa e di Alice sono passati anche notevolissimi film italiani (il nostro preferito è Anima bella di Dario Albertini), il tenerissimo Petite maman di Céline Sciamma, e manca ancora una produzione nostrana molto attesa: I fratelli De Filippo di Sergio Rubini. Nel frattempo, il vero colpo di fulmine è Red Rocket di Sean Baker, già favoloso regista di Tangerine e Un sogno chiamato Florida: “prestato” dall’ultimo Festival di Cannes, il suo nuovo lavoro rilancia un divetto anni ’90 dimenticato (il bravissimo – e fighissimo – Simon Rex, nei panni di un ex pornodivo) e un tormentone che ora qui all’Auditorium canticchiano tutti: Bye Bye Bye degli *NSYNC. «I know that I can’t take no more / It ain’t no lie»: sappiamo che la state gorgheggiando anche voi.

L’ammutinamento degli accreditati Voto: 9

Vi avevamo raccontato del sistema di prenotazione dei film – aka “la battaglia navale” – che, a differenza della Mostra di Venezia, non prevede la scelta del posto, con grande scorno dei critici presenti, affezionati chi alle prime file e chi alle ultime: ovviamente i primi si trovano in fondo e gli altri davanti, perché la legge di Murphy è implacabile. L’algoritmo è cattivo? E allora famo da soli, liberi tutti: e tutti sono contenti. Anche questo è un bellissimo finale, per Roma 2021.