Home Cinema

Le colonne sonore di Ennio Morricone più ‘off’ (da riascoltare subito)

Non solo i lavori più cult, il Maestro ha composto anche score che in tanti non ricordano. Per Polanski, Almodóvar, Stone. E il clamoroso esordio di Bellocchio

Sean Penn e Jennifer Lopez in 'U Turn – Inversione di marcia' di Oliver Stone

I pugni in tasca (1965) di Marco Bellocchio

Per quella che è “probabilmente l’opera d’esordio più sconvolgente della storia del cinema” (lo scrisse miss Pauline Kael, l’autorevolissima critica del New Yorker), una sfida al grottesco e al perbenismo di facciata che poi il ’68 avrebbe squarciato, Morricone contrappunta l’atmosfera di amore e morte creata da Bellocchio, la porta all’estremo con suoni rarefatti e volte ossessivi, requiem e persino musica lounge per togliere un po’ di cupezza. Poi ci sarà un’altra collaborazione con il regista, La Cina è vicina, ma I pugni resta insuperato nella storia del cinema.

Uccellacci e uccellini (1966) di Pier Paolo Pasolini

Otto film con Pasolini, tutti capolavori: Teorema, Il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte, Salò o le 120 giornate di Sodoma, più il documentario Appunti per un film sull’India. E questo: il primo del loro sodalizio. Da sempre considerato minore, è invece reso una pietra miliare dall’interpretazione di un inedito Totò anti-comico e dalla solita grandissima colonna sonora di Morricone. Che regala anche la filastrocca del titolo: scanzonata solo per finta, struggente come tutto il resto.

Diabolik (1968) di Mario Bava

Oggi che Diabolik sta per tornare di moda (l’attesissima versione by Manetti Bros. con Luca Marinelli uscirà il 31 dicembre), rivedetevi quello d’antan firmato dal maestro del giallo/nero all’italiana Mario Bava. E riascoltate lo score di Morricone, con sonorità à la Henry Mancini (era il 1968) e inedito fino al 2001, quando è stato finalmente pubblicato: prima, si trovava solo il brano Deep Down cantato da Christy (al secolo Maria Cristina Brancucci). Più cult di così.

Il clan dei siciliani (1969) di Henri Verneuil

Il titolo di questo polar starring Alain Delon e Jean Gabin vi dice poco? Cercate il tema musicale su YouTube: di sicuro l’avrete sentito infinite volte. Tra le venti (!) colonne sonore firmate nel 1969 – tra cui quelle di Queimada e Metti, una sera a cena –, questa è una delle più ispirate. E con un colpo di genio che da solo vale per tutte: lo scacciapensieri siculo. Mìzziga.

L’esorcista II – L’eretico (1977) di John Boorman

Dietro un film terribile (in questo caso il sequel del cult di Friedkin) a volte c’è una colonna sonora strepitosa, roba che solo Morricone può. Si parte con l’etereo Regan’s Theme, ma inizia quasi subito la discesa nella follia con i canti di Pazuz e i lamenti di Little Afro-Flemish Mass, fino all’apoteosi di Magic And Ecstasy. Sì, questo è il Morricone più pazzo di sempre. E ci piace di brutto.

Un sacco bello (1980) di Carlo Verdone

Sergio Leone tiene a battesimo Carlo Verdone, suo protégé a sorpresa nel cinema romano anni ’80. E chi gli fa chiamare per scrivere le musiche del suo debutto? Ennio, che domande. Ancora un fischio immortale, che contribuisce a rendere cult quest’opera prima. «Gli vorrò sempre bene, lo ricorderò per aver dato grazia e poesia ai miei primi due film», dice oggi Carlo. L’altro film è Bianco, rosso e Verdone: of course.

La tragedia di un uomo ridicolo (1981) di Bernardo Bertolucci

Quinta e ultima collaborazione di Morricone con Bertolucci. Il film è assurdamente ritenuto un’opera minore di Bernardo anche se il grande Ugo Tognazzi sì è portato a casa pure il Prix da Cannes. Ma la maggior parte delle persone lo ricorda per il malinconicissimo (e splendido) tema d’amore pianoforte e flauto Pour Barbara firmato da Morricone. Dove Barbara è Anouk Aimée, alias la prima moglie francese del piccolo industriale caseario parmense di Tognazzi. Magnifique.

La cosa (1982) di John Carpenter

Se Morricone si fa sempre “sentire” sullo schermo, questa è una delle sue colonne sonore più capaci di scomparire dentro le immagini. Restando, al contempo, presentissime. Carpenter, che di solito componeva i suoi score, chiamò in soccorso Ennio. Che raccontò: «Mentre stava preparando un po’ di musica elettronica con un assistente, gli ho chiesto: “Perché mi hai chiamato, se vuoi farlo da solo?”. Mi ha sorpreso dicendomi: “Mi sono sposato con la tua musica. Ecco perché ti ho chiamato”». Molti cuori.

Frantic (1988) di Roman Polanski

Uno dei film di Polanski ingiustamente considerati minori, e anche una delle soundtrack di Morricone meno ricordate. Invece, quella pensata per il thriller con Harrison Ford ed Emmanuelle Seigner è, a suo modo, un pezzo di storia del maestro: perché unisce la sonorità da giallo anni ’70 con la dimensione più orchestrarle che andava perfezionando proprio in quel periodo (è lo stesso anno di Nuovo Cinema Paradiso). Da recuperare.

Légami! (1990) di Pedro Almodóvar

C’è anche un Almodóvar nella carriera di Morricone. Uno solo, ma stracultissimo. La relazione sado-maso tra Antonio Banderas e Victoria Abril segue il climax della partitura del nostro. Che rende romantiche e mélo le scene anche più estreme. «Pedro mi sorprese moltissimo», confessò poi Ennio. «Quando lavorammo insieme, non mi disse praticamente niente». La musica, ancora oggi, parla da sola.

Dimenticare Palermo (1990) di Francesco Rosi

Era il 1990, Morricone firmava in tv anche le musiche della Piovra, arrivata alla stagione 5: Ennio aveva preso le redini della colonna sonora alla 2, per poi fermarsi alla 7 e tornare – per chiudere trionfalmente – alla 10. Ma questo mafia movie d’autore (e che autore) resta uno degli esempi migliori nel genere Cosa Nostra, spesso visitato dal compositore. Ne esce una partitura solenne e “broccolina” insieme, come da tradizione allo stesso tempo “alta e bassa” a cui il maestro ci aveva ormai abituati.

U Turn – Inversione di marcia (1997) di Oliver Stone

Tra le “one night stand” (chiediamo scusa) nella filmografia di Ennio Morricone c’è anche Oliver Stone. Che lo assolda per la prima e ultima volta per uno dei suoi thriller più sottovalutati dalla critica (ma in fondo, a rivederlo oggi, molto divertenti). Il brano più bello è forse Old Family Souvenirs: sensuale come gli hottissimi, allora come ora, Sean Penn e Jennifer Lopez.

Leggi anche