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“War Dogs – Trafficanti”, fratelli d’armi

I protagonisti ci raccontano il film ispirato a un articolo di Rolling Stone. E Cooper ci ha parlato di quando ha portato mamma al concerto dei Guns

Todd Phillips, Bradley Cooper in "War Dogs - Trafficanti", dal 28 settembre al cinema

Todd Phillips, Bradley Cooper in "War Dogs - Trafficanti", dal 28 settembre al cinema

Todd Phillips, Bradley Cooper,

What happens in Vegas stays in Vegas. Ciò che succede a Vegas, rimane a Vegas. Questo il mantra della capitale del gioco d’azzardo, della Disneyland nel deserto (non perdetevi l’hotel The Venetian, con tanto di giro laguna in gondola, tutto su cavi scorrevoli sommersi), dei matrimoni a tema (100mila all’anno, celebrati da Elvis, Alien e Al Capone), dei pool parties (dove il barista è una bellezza mozzafiato con uniforme da infermiera e bikini, e il drink è uno shot di tequila che ti viene schizzato in bocca da una mega-siringa), delle convention sulle armi da fuoco (una decina all’anno, dove in un battibaleno, con una patente californiana, potete tornare a casa con una Colt, una Beretta, una Glock o persino – why not? – la più letale SIG Sauer).
Se questi ingredienti vi ricordano Una notte da leoni – incasso 850 milioni di $ – avete visto giusto, e permettetemi di farvi notare che queste immagini non sono l’eccezione, bensì la regola che vi attende una volta giunti a Vegas. Sesso, soldi, droga e strip club compresi, che fanno di questa città una delle mete “da svago” preferite dal nostro duo Todd Phillips-Bradley Cooper, rispettivamente regista-sceneggiatore-produttore e attore-produttore del prossimo War Dogs – Trafficanti, in Italia il 15 settembre, con Jonah Hill e Miles Teller.

Arrivo avvolto comodamente da 122 gradi Farenheit (50° all’ombra), mentre scendo le scalette del SUV Lyft (al contrario di Uber, a portarti in giro qui sono solo fighe) preso al McCarran Airport di Las Vegas, direzione Caesar Palace, il mio hotel preferito (vedi Hoffman-Cruise in Rain Man), luogo del CinemaCon 2016 e set del film che ha lanciato Phillips e Cooper nel gotha hollywoodiano. Entro in sala stampa, e subito vengo circondato da Will SuicideSquad Smith, J.J. StarTrekGuerreStellari Abrams, Jeff IndependenceDay2 Goldblum, Chris GuardianoGalassia2 Pratt, e ancora l’uber pussy Jennifer Lawrence, Megan Fox, Cara Delevingne, Margot Robbie, Mila Kunis. E proprio per confermare la leggenda metropolitana “l’assassino torna sempre sul luogo del delitto”, ecco arrivare Bradley Cooper e Todd Phillips. In men che non si dica ci troviamo tutti in ascensore, accompagnati dalle grida dei fan: Bra-ad-dley; To-od-dd; Za-ack… lì capisco che “Zach” sta per Zach Galifianakis, ma che sarei io. Solo perché ho barba e panza come lui?? Fuck you, Vegas!
Basterebbe questo a rovinare il mood della mia intervista con le due star… non fosse per una foto intravista poco prima di arrivare in albergo. Foto esplicita. Che non mi esce dalla testa. Ci sediamo e bastano pochi minuti, complice una e-sigaretta di Todd, che siamo tutti rilassati e sorridenti. Specialmente lui, Bradley. Ed è proprio a lui che chiedo conto della foto: «You bastard, is it true you’re dating Irina Shayk?» (traduco: vero che ti trombi la ex di Ronaldo?). «Fosse vero, ti porto maledizioni e benedizioni di quasi 60 milioni di italiani, quanti sono quelli che vorrebbero essere al tuo posto».
Non solo Bradley scoppia a ridere fragorosamente (so che non mi dimenticherà mai), ma lo sguardo che passa fra di noi non è affatto quello di un uomo superbo, arrogante, o presentuoso, ma anzi di un ragazzo che per “colpa” di due lauree (Magna Cum Laude in Letteratura alla Georgetown University e Master in Fine Arts del rinomato Actors Studio) comincia la carriera cinematografica relativamente tardi, per gli standard di Hollywood… baciando, a 24 anni, Sarah Jessica Parker in un episodio di Sex and the City. Il resto lo conosciamo. Adesso, però, è arrivato il momento di interrogare lui e Todd Phillips su War Dogs – Trafficanti!

Guerra & armi. Difficile fare una commedia con un soggetto del genere…
Bradley Diciamo subito che non è una commedia stile Una notte da leoni. Il film è basato su una storia vera. Lo definirei un dramma comico, perché spesso la realtà supera la fantasia ed è molto più divertente di tutto quello che puoi immaginare.
Todd Per me è un altro passo in una nuova direzione. Tutti dicono che la commedia sia la cosa più difficile da fare, ma per me è come una stampella a cui mi appoggio quando non so come risolvere una scena. In questo film è stato molto più difficile usare questo trucco, passare da un momento tragico a uno comico, molte situazioni in cui si trovano Jonah e Miles sono paradossali, ridicole e assurde, ma non certo come Una notte da leoni.
Quindi che storia è?
Bradley È basata su un articolo di Guy Lawson uscito proprio su Rolling Stone nel 2011. Tutto è cominciato nel 2005 con Cheney e Bush, che con una risoluzione governativa hanno consentito a civili, liberi professionisti, di fare offerte per contratti con il governo americano. Due ragazzi di Miami scoprono un bug nel sistema e iniziano a vincere vari contratti con l’esercito. Inizialmente, siccome sono solo in due e non hanno spese, riescono ad aggiudicarsi appalti militari minori, tipo 500 giubbotti antiproiettili per l’esercito iracheno… Poi iniziano a fare sempre più soldi, arriva la bella vita, diventano sempre più avidi, finché si ritrovano a dover gestire una situazione enorme, fuori dal loro controllo, un affare da 300 milioni di dollari per armare le milizie afghane. È un film critico verso il Pentagono e il governo americano sulla gestione di questo tipo di business, ma senza giudizio morale nei confronti dei protagonisti.
Todd Quando ho letto l’articolo ho pensato che potesse essere un buon film. Poi ho iniziato a investigare su tutto quello che era successo e che non veniva riportato nel pezzo giornalistico, e ho scoperto che sarebbe stato un ottimo film, davvero incredibile.

È un film contro la guerra, contro la vendita di armi?
Todd No, Efraim e David non avevano nessuna opinione politica, pensavano solo a guadagnare più soldi possibili. Non gli interessava con chi facevano affari, a chi andavano le armi, anzi spesso vendevano a due fazioni opposte, a entrambe le parti coinvolte nella stessa guerra. Volevano trarre vantaggio da una situazione, erano opportunisti, avrebbero potuto vendere qualsiasi cosa. La gente si sta rendendo conto che il nostro sistema finanziario, politico, istituzionale, è truccato, manipolato, corrotto, anche grazie a film come questo e come La grande scommessa di Adam Mckay.

Come è stato il tuo primo incontro con Bradley?
Todd Stavo facendo il casting per Una notte da leoni, e volevo incontrarlo, così gli ho chiesto se andavamo a fare colazione insieme. Abbiamo iniziato a parlare e dopo tre ore eravamo ancora seduti al tavolo.
Bradley Abbiamo scoperto di avere tantissimi interessi in comune. Dopo che ci siamo salutati, abbiamo iniziato a mandarci dei messaggi, scambiarci idee e opinioni riguardo a vari progetti che avevamo in ballo, finché una sera siamo andati a vedere un film e da allora siamo diventati best friends.

Ti ricordi che film era?
Bradley Sì, era Il petroliere, di Paul Thomas Anderson, uno dei nostri registi preferiti.
Todd Ci siamo seduti in prima fila, come due veri nerd.
Bradley Tutto questo è successo otto mesi prima delle riprese. Abbiamo continuato a rimanere in contatto, poi per un periodo ci siamo un po’ persi di vista, perché eravamo entrambi occupati con vari progetti… Io facevo teatro, perché dopo il film 2 single a nozze – Wedding Crashers mi offrivano solo ruoli da fidanzato e sinceramente mi stavano sul cazzo. Poi un giorno mi arriva un email da Todd, era sabato e stavo facendo una matinée a Williamstown. Sono scoppiato a ridere, perché diceva: “Basta cazzo! Let’s do this bitches!”. Era il suo modo per dire che avremmo iniziato a girare il nostro film, da soli, io e lui. Ero troppo contento, non ci potevo credere. Se mi ricordo bene era settembre.
Todd Sì. Era il settembre 2008.
Bradley …e nel giro di un mese ero a Vegas con le palle di Mr. Chow intorno al collo!

Siete due persone molto attive, sempre impegnati a fare qualcosa: Bradley, film e teatro, Todd, documentari e sceneggiature. Quali sono stati i film che, crescendo, vi hanno influenzato?
Todd Per me è stato Gimme Shelter, il documentario del 1969 sui Rolling Stones. Film fondamentale, perché mi ha davvero aperto gli occhi, non solo sull’importanza dei documentari, ma sul cinema in generale. Sono diventato un filmmaker proprio grazie a quel film. E poi, naturalmente, crescendo ho iniziato a farmi una cultura cinematografica, sono diventato un vero cinefilo, divoravo di tutto, da Coppola a Martin Scorsese, che ovviamente è un’influenza importante per chiunque faccia questo mestiere.
Bradley Anche per me è stato lo stesso, anche se il mio Gimme Shelter era The Elephant Man: mio padre mi portò a vederlo quando avevo 12 anni. È stato il film che mi ha convinto a cambiare carriera, non volevo più fare il cuoco, ma l’attore. Ecco perché, quando ho chiacchierato la prima volta con Todd, ci siamo intesi subito, ho sentito la stessa connessione, lo stesso amore per il cinema che aveva mio padre, che solo un appassionato per il cinema può capire.

Questa passione per The Elephant Man ti ha portato anche a produrre lo spettacolo teatrale. Dirigere e produrre fa parte della tua evoluzione come attore?
Bradley Sì, è una progressione naturale. Con Todd abbiamo fuso le nostre compagnie di produzione ed è nata 22 & Indiana Pictures, quindi con una struttura più solida mi sono ritrovato a essere nella posizione ottimale per produrre una commedia teatrale e fare qualcosa che amo e che avrebbe reso felice anche un certo tipo di pubblico. Sono stato fortunato, lo spettacolo è piaciuto e sono riuscito a portarlo a Broadway e al West End di Londra.
Todd Non te l’ho mai chiesto, ma mi è sembrata una produzione enorme…
Bradley Imponente, gigantesca. 288 show, ogni giorno, inizialmente tutti i giorni. Devi essere fisicamente e mentalmente forte. Ho avuto esperienze simili, ma questa è stata la più impegnativa, salivo su quel palco senza pensarci, un passo alla volta, continuando così, a testa bassa. Avrei voluto andare a Parigi e in Australia, ma ho dovuto smettere perché tutta la mia parte destra, faccia, mano, gamba era praticamente paralizzata, da mesi di finta deformazione fisica. È stata una sensazione di massimo appagamento artistico, molto più intenso di un set cinematografico.

Basta cinema. Parliamo di tua mamma Gloria, un mito. L’ultima vostra avventura?
Bradley Una sera sono tornato a casa e c’era la musica sparata a palla mentre ballava Knockin’ on Heaven’s Door dei Guns N’ Roses. Mi ha guardato minacciosa e mi ha detto: “Suonano al Troubadour stasera, concerto segreto, non può entrare nessuno. Se non mi porti non ti parlo più”. Vedi cosa serve essere nominato tre volte all’Oscar… L’ho fatta mettere sulla lista V.I.P.!
Todd La stessa sera in cui Axl Rose si è rotto un piede?
Bradley Sì, l’ho visto cadere mentre cantava Mr. Brownstone, ed era solo alla seconda canzone! È ritornato sul palco e ha continuato come niente fosse, saltellando su un piede solo, per tutto il resto del concerto. Mia mamma era in estasi, ha ballato fino alle 3 del mattino, per tutta la sera non si è mai tolta gli occhiali da sole!
Todd Tua mamma ha 76 anni e ha un’energia incredibile.
Bradley È molto cool, Gloria è la mia luce, la mia roccia.
Todd Non è una mamma, è la tua spalla.
Bradley Sì, è il mio braccio destro!

Se non le prendi puntando sul loro lato materno, le prendi cucinando (le donne). Chi ti ha insegnato a cucinare?
Bradley Mia nonna, Santina Campano, italiana, una cuoca straordinaria. Anche mia madre è bravissima, fa una pastiera napoletana da sogno. Quando avevo 15 anni ho lavorato in un ristorante greco e ho imparato molto. Poi per prepararmi al ruolo de Il sapore del successo, ho avuto l’onore di cucinare con Gordon Ramsay di cui sono un grande fan. Ho cucinato anche con Clare Smyth, unica donna del Regno Unito ad avere 3 stelle Michelin, oltre che con quel fuori di testa di Marco Pierre White, che all’epoca fu uno tra i più giovani chef a conquistare le 3 stelle, e Marcus Wareing, che ha fatto da consulente sul set. È stata un’esperienza pazzesca. Diciamo che adesso è molto più semplice sedurre le donne che voglio!

L’intervista è stata pubblicata su Rolling Stone di settembre.
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