Vladimir Luxuria: «Aprire le menti fa bene alla vita di tutti» | Rolling Stone Italia
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Vladimir Luxuria: «Aprire le menti fa bene alla vita di tutti»

La 36esima edizione del Lovers Film Festival porterà a Torino, dal 17 al 20 giugno, film LGBTQ+ indipendenti. Ma non solo. Si parlerà di legge Zan, omofobia, fluidità di genere. Abbiamo incontrato la direttrice del festival

Vladimir Luxuria, direttrice del Lovers Film Festival

Foto: press

Il programma del Lovers Film Festival, la rassegna LGBTQ+ più antica d’Italia e d’Europa in programma a Torino dal 17 al 20 giugno, è fitto di proiezioni e incontri. I temi erano stati anticipati dall’immagine guida scelta per la rassegna: un corpo “neutro”, che non corrisponde cioè all’aspettativa sociale di cosa sia un uomo o una donna, disegnato dalla fumettista Yole Signorelli, in arte Fumettibrutti. L’idea di ripensare il cinema per mettere in discussione le rappresentazione stereotipate dell’omosessualità venne a Giovanni Minerba e Ottavio Mai nel 1981, con il film Dalla vita di Piero. Nel 1986 arrivò il riconoscimento di rassegna cinematografica e tre anni più tardi quello di festival. Oggi, nel 2021, l’Italia si trova a parlare di omofobia ancora in un dibattito polarizzato da prese di posizione identitarie e reazionarie a destra, e discorsi trans-escludenti a sinistra. «Chi ostacola questa legge non è sincero, chi lo fa non dice qual è il vero motivo di opposizione», ha raccontato a Rolling Stone Vladimir Luxuria, direttrice del festival.

Cosa ci aspetta in quest’edizione?
Dopo l’apertura delle sale cinematografiche, io mi aspetterei anche l’apertura di certe menti, e credo che comunque l’arte e il cinema possano contribuire a fare in modo che si smetta di avere la mente troppo chiusa. Arieggiare fa bene, non solo per il coronavirus: anche per la vita. Questo è un festival che ha come missione principale l’auto-narrazione, non siamo più spettatori di chi vuole parlare di noi e senza di noi.

Il Lovers è nato negli anni ’80 con questo obiettivo: rivendicare l’esistenza delle identità LGBT e il rifiuto dello stereotipo. In Italia a che punto siamo con la rappresentazione delle identità?
Quando è nato questo festival, a parte qualche sporadico film, i nostri temi non erano trattati. Oggi lavori dall’estero ma anche italiani non avrebbero spazio, e si possono vedere solo al festival Lovers. Speriamo poi di creare un nuovo circuito di distribuzione all’estero. Per esempio, abbiamo iniziato una collaborazione con Polychrome, una rassegna LGBT di cinema francese. Il film Maschile singolare è già stato chiesto in Francia da questa associazione. Serve a creare rete e a fare in modo che certi lavori con distribuzione non mainstream possano avere spazio.

Abril Zamora, vista accanto a Sophia Loren nella ‘Vita davanti a sé’, in ‘Victoria’, tra i titoli in concorso al Lovers Film Festival 2021

Che percezione hai dell’omotransfobia nel cinema?
Un po’ di cose sono cambiate, per fortuna. Se si parlava di omosessualità, la funzione catartica ci faceva fare una brutta fine. Il personaggio moriva ammazzato o suicida. Oppure nelle commedie semplicemente i personaggi erano scherniti. Adesso siamo in una situazione in cui c’è molta più scelta e se ne parla di più. C’è anche più interesse. Sono abbastanza ottimista, ma mi piacerebbe che si creasse più rete tra realtà indipendenti. Per fare in modo che la varie rassegne non si sentissero in competizione tra loro ma in collaborazione. Bisogna fare chiarezza e auto-narrarci. In questa edizione si parlerà molto di non-binary e di gender fluid. Se ne discute in maniera molto falsa, fuorviante, denigratoria per attaccare la legge Zan, in riferimento all’identità di genere. E invece ci sono racconti delle persone che vivono questo non binarismo e ne parlano in prima persona.

Legge Zan: c’è una divisione netta tra chi la sostiene e chi si appella al cavillo giuridico per affossarla. In questo anno particolare, qual è la connessione tra il festival e la politica e i diritti?
Chi ostacola questa legge non è sincero, chi lo fa non dice qual è il vero motivo di opposizione. Tirano fuori cavilli sull’identità di genere. La verità è un’altra: chi ha sempre dichiarato “fatelo a casa” continua ad essere contro “l’ostentazione”. L’idea che ci sia qualcuno che insulta o picchia a queste persone fa comodo, perché costituisce un freno a un modello propositivo di omosessualità. Questi gesti tengono a freno un’eccessiva manifestazione di libertà e di vita gaia. Noi abbiamo invitato Alessandro Zan a un talk per fare il punto della situazione. In democrazia le leggi si discutono, ma, quando si cerca di cambiare un disegno di legge non per migliorarlo ma per affossarlo, allora non ci stiamo più.