‘tick, tick… BOOM!’, un musical che è la storia del musical | Rolling Stone Italia
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‘tick, tick… BOOM!’, un musical che è la storia del musical

E quella di Jonathan Larson, l’autore di ‘Rent’ (interpretato sullo schermo da Andrew Garfiled) al centro di questo che è l’esordio alla regia di ‘Mr. Hamilton’, ovvero Lin-Manuel Miranda. La Broadway di ieri incontra quella di oggi. E sono (bellissime) lacrime

Andrew Garfield è Jonathan Larson in ‘tick, tick… BOOM!’ di Lin-Manuel Miranda

Foto: Netflix

La storia di Jonathan Larson, uno dei più rivoluzionari autori di musical mai esistiti, viene raccontata necessariamente partendo dalla fine, perché la vita a volte sa essere più surreale e beffarda di uno spettacolo teatrale. Nel gennaio 1996 Larson, 35 anni, è uno dei tanti aspiranti drammaturghi che si arrabattano a sbarcare il lunario (nel suo caso servendo ai tavoli in un diner) in attesa che Broadway scopra la loro grandezza. Finalmente è riuscito a scrivere l’opera che sognava, il musical Rent, ambientato in un edificio diroccato di New York occupato da alcuni artisti/squatter alle prese con i problemi dei giovani dell’epoca: la società capitalista iper-competitiva, la droga, l’Aids, la discriminazione sessuale e razziale. Rent sta finalmente per debuttare in teatro, con uno straordinario cast di attori emergenti e con tutto l’entusiasmo che Jonathan sa infondere nei suoi progetti.

La notte prima della première, però, un’aneurisma dell’aorta stronca prematuramente i suoi sogni e il suo incredibile talento. Il suo entourage, sotto shock, decide di andare in scena lo stesso, perché lui avrebbe voluto così: in segno di lutto, però, dichiara che il cast resterà immobile sul palco, cantando e recitando in piedi, disposto ordinatamente in fila. Ma le musiche scritte da Jonathan Larson sono così trascinanti che nel giro di breve tutti si ritrovano a muoversi e ballare, e lo show riprende la sua forma originaria. Da allora, Rent – diventato nel frattempo uno dei musical più rappresentati e apprezzati della storia di Broadway – inizia sempre così, con gli attori immobili che cantano la straziante e bellissima ouverture Seasons of Love in omaggio al suo autore. I membri di quel primissimo cast sono diventati praticamente tutti star internazionali: Idina Menzel, Taye Diggs, Anthony Rapp, Jesse L. Martin. E Larson ha ispirato una nuova generazione di autori sulla via della gloria, come Lin-Manuel Miranda, il geniale artefice di Hamilton. Sembrava quasi scritto nelle stelle, insomma, che il debutto alla regia cinematografica di Lin-Manuel Miranda fosse proprio la biografia di Jonathan Larson.

tick, tick… BOOM!, disponibile da venerdì 19 novembre su Netflix, è però ben più di una semplice biopic. La struttura portante, infatti, è costruita sull’opera prima di Larson, l’omonimo monologo rock autobiografico che mise in scena off-Broadway nel 1990. Racconta in prima persona le settimane che precedono il suo trentesimo compleanno: Jonathan lavora ancora in un diner e sta cercando di mettere in scena un workshop (ovvero un allestimento minimal, destinato a potenziali produttori e critici) del suo musical Superbia, a cui sta lavorando da otto anni. Un’opera ambiziosissima, complessa e monumentale, ambientata in un futuro distopico in cui la gente passa il tempo a fissare dei piccoli schermi e a filmarsi nella speranza di farsi notare dagli altri. La sua ragazza non ne può più di arrivare sempre seconda rispetto al teatro, i suoi amici lo invitano a cercarsi un lavoro serio come creatore di jingle pubblicitari, perfino il suo mentore Stephen Sondheim, librettista di West Side Story, lo guardano con una certa perplessità perché sembra un invasato. E i trent’anni, che vive come una soglia catartica (“A questa età dovrei essere riuscito già a combinare qualcosa”), si avvicinano a grandi passi, come una bomba a orologeria che ticchetta in attesa di esplodere: tick, tick… boom!

In questa versione cinematografica di tick, tick… BOOM!, Miranda mescola stralci del monologo e dei brani originali di Larson a scene di vita vissuta ricostruite ad hoc, con un delicato taglia-e-cuci emozionale di cui sicuramente anche l’autore/personaggio principale sarebbe andato fiero. A interpretare il ruolo del protagonista, un bravissimo Andrew Garfield: la somiglianza con il vero Jonathan è impressionante (guardare il documentario No Day But Today per credere) e ammirando la sua interpretazione è difficile non commuoversi pensando a tutto ciò che avrebbe potuto regalare al mondo se fosse tra noi ancora oggi. Garfield ha dei solidi trascorsi a Broadway, avendo anche vinto un Tony Award per Angels in America, e così anche la maggior parte degli attori coinvolti nel film, cosa che lo rende una miniera di easter eggs per tutti gli amanti dei musical. Anzi, occhi aperti, perché quando meno te lo aspetti compare qua e là qualche cameo memorabile, che non sveliamo per non spoilerare.

Andrew Garfield con Alexandra Shipp. Foto: Netflix

A venticinque anni dalla morte di Jonathan Larson e dal debutto di Rent, il concetto di bomba a orologeria evocato dal titolo suona vagamente sinistro: oggi sappiamo qual era la vera spada di Damocle che pendeva sulla testa del giovane autore. E alcuni versi delle canzoni di tick, tick… BOOM! fanno veramente impressione, col senno di poi (come quello in cui dichiara che forse non arriverà mai a quarant’anni, o l’amara poesia di “ali o gabbie, quali preferisci? / Chiedi agli uccelli”). Lin-Manuel Miranda è perfettamente consapevole di ogni sottotesto, e lo ha vissuto e ricreato con la profondità che solo chi ha sperimentato situazioni simili sa infondere. Da giovane attore, prima di diventare il deus ex machina di Hamilton, aveva interpretato lui stesso il ruolo di Jonathan Larson in quel monologo. E da giovane spettatore che già sognava di scrivere musical, la prima volta che aveva assistito allo spettacolo “mi era sembrato un messaggio in bottiglia diretto a me”, come ha dichiarato di recente al New Yorker.

Questo film non è una mera operazione-nostalgia con risvolti commerciali e spettacolarizzabili, insomma: siamo davanti a un omaggio sentito, a un passaggio di testimone, alla celebrazione di un eroe mai abbastanza decantato. Perché a un certo punto della nostra esistenza, siamo tutti stati un po’ Jonathan Larson. Anche se magari in comune con lui avevamo solo il terrore di arrivare al giro di boa dei trent’anni, e non la capacità di scrivere dialoghi e canzoni straordinari.