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Tea Falco: «Per coltivare il talento
dovrei stare meno su Facebook»

L’ha scoperta Bertolucci e l’ha consacrata “1992”. Ha posato con passione per Rolling Stone nel servizio di moda pubblicato sul numero di aprile

Tea Falco fotografata per Rolling Stone da Toni Thorimbert

Tea Falco fotografata per Rolling Stone da Toni Thorimbert

Se si scatta un servizio fotografico per Rolling Stone (!) in un locale che si chiama Rock’n’Roll (!) e non c’è la musica, manco un cd scassato e polveroso dei Dire Straits, ci vuole il karma fascinoso di Tea Falco per aprire – con un touch sulla playlist del suo telefonino – i chakra dell’intervista, nata sotto lo spirito protettore di Michael J. Fox.

Qui sotto le foto del servizio moda di Filippo La Bruna realizzato per Rolling Stone
al Rock’n’Roll di Milano:


Già, perché il fatto che sia qui come l’attrice di cui si parla – da Io e te di Bertolucci fino al film La solita commedia e alla serie tv 1992 – per Tea Falco è «una predestinazione. Come dice Marty in Ritorno al futuro, se ti ci metti con impegno raggiungi qualsiasi risultato». E, vedi la magia, in sottofondo c’è proprio un pezzo della colonna sonora del film icona anni ’80, seguito non a caso da una canzone dello Zecchino d’Oro: «Da piccola volevo fare la cantante, avrei pure dovuto partecipare allo Zecchino d’Oro con Attenti al lupo di Lucio Dalla, ma mi sono rotta il braccio. Era chiaramente un segno».

Cresciuta ascoltando Mina, Gino Paoli e le francesi Edith Piaf e Dalida – Bang Bang è un altro pezzo della playlist che stiamo sentendo, manco fossimo ne I soliti sospetti – un altro segno la porta verso il cinema: «Anni fa stavo con un ragazzo che aveva una cugina che faceva Montalbano. Naturalmente lui non voleva che facessi l’attrice e allora l’ho lasciato e a 22 anni sono scappata a Roma a fare il provino. Mi hanno preso proprio per Il giovane Montalbano. In pratica, una rivalsa contro il bigottismo di alcuni fidanzati siciliani.

Non ho mai fatto
la cantante perché nessuno
ha creduto in me

In quello stesso periodo lavoravo in un bar a Catania e avevo incontrato quella che sarebbe poi diventata nota come Ruby Rubacuori – ma già allora si faceva chiamare così – che mi aveva proposto di andare a lavorare come barman a Milano, dicendomi che avrei guadagnato 10 volte quello che prendevo lì».

Oggi, che di anni ne ha 28, Tea Falco è un’attrice di talento con le insicurezze della sua generazione («Per coltivare il talento dovrei leggere più libri e stare meno su Facebook»), un po’ di sano divismo («Per recitare mi ispiro ai cantanti, quelli che sono dei poeti, spesso riscrivo i dialoghi come fossero canzoni») e un sincero amore per il cinema e l’arte: «Ogni attrice non è niente senza il proprio regista. E il regista non deve fare altro che credere in te. Forse è per questo che non ho mai fatto la cantante, perché nessuno ha creduto in me».

La musica del mondo di Tea, la sua playlist, continua. Ora c’è Formidable di Stromae: «È un mito, è quello che dovrebbe essere un artista. Ovvero un cantautore, un performer, un personaggio. Non so se uno così potrebbe nascere in Italia». Perché? «Ieri guardavo una puntata di Family Guy, in cui Peter porta tutta la famiglia a vivere in Italia. All’inizio sono contentissimi, vanno in giro in bici, aria pulita, Peter decide di bruciare i passaporti e rimanere. Poi diventa tutto un incubo, con la maestra tettona della scuola dei figli che canta solo “pizza bella & mandolino”. Dall’America siamo visti come ignoranti che abitano un posto fichissimo».

Consiglio ai ragazzi
di andarsene dall’Italia

Quindi difficile uno Stromae in Italia: «Sì, io consiglio ai ragazzi di andarsene. Compresa me». Magari a Los Angeles – dove Tea ha trascorso alcuni mesi allestendo due sue mostre fotografiche – e magari lavorando per uno dei suoi registi preferiti, Iñárritu (intanto nella sua playlist passa un pezzo di Antonio Sánchez della soundtrack di Birdman).

E cosa altro vorrebbe fare a Los Angeles, Tea? «Non so, forse tornare qui», dice sorridendo timidamente. Come quando parla della musica che le piace, da Cremonini a Carmen Consoli, e delle canzoni del suo mondo, italianissime: «Ci sono due pezzi che avrei voluto tanto scrivere io, Un Uomo di Eugenio Finardi e Confessioni di un malandrino di Angelo Branduardi». La playlist di Tea Falco, intanto, va avanti.

Questo articolo è stato pubblicato su Rolling Stone di Aprile.
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