Seth Rogen, le prime canne e i rimpianti per ’The Interview’

L'attore racconta l'ispirazione degli esordi, i complotti nordcoreani e come ha reagito all'accusa di molestie sessuali per l'amico James Franco

James Franco e Seth Rogen in ‘The Interview’. Atlaspix / Alamy / IPA


Sin dai giorni in cui era un tredicenne agli esordi con la stand-up comedy sui palchi open-mic di Vancouver, la carriera di Seth Rogen non ha mai smesso di evolversi verso direzioni altre dalla comicità. L’ultima sfida risale a due anni fa, con il riadattamento per la televisione della serie a fumetti Preacher: «Per me e il mio socio Evan Goldberg è stato un ottimo esperimento», racconta Rogen.

«Ci siamo resi conto che, per uscire dai confini della commedia, ci serviva il genere di cose per cui impazzivamo da ragazzini, quando eravamo ossessionati da Peter Jackson, Quentin Tarantino o Martin Scorsese».

Lo show creato per l’emittente AMC è stato un grande successo negli Stati Uniti e, per festeggiare come si deve, Rogen ha telefonato a Rolling Stone per una bella chiacchierata sull’amore per Ghostbusters, la passando per il fitness fino ai rimpianti per The Interview.

Seth Rogen ritratto da Mark Summers

Sei di Vancouver. Che cos’hai preso da quella città?
Molte cose. Fumo erba. Uso felpe col colletto. Mangio un sacco di cibo asiatico. Tutti aspetti predominanti della mia personalità.

Quale film non ti stanchi di rivedere?
Direi Ghostbusters. L’ho guardato così tante volte che ormai mi concentro solo su alcuni aspetti: una volta guardo solo Harold Ramis, un’altra volta guardo solo Dan Ayckroyd. Tutti comunque mi fanno impazzire.

Guardando indietro, c’è un film che avresti voluto fare in modo diverso?
Quando guardo The Interview, penso che avremmo potuto sviluppare meglio alcune cose. Il tono del film è un po’ incoerente, ogni tanto.

Si ritiene che la Nord Corea abbia hackerato la Sony come vendetta per il film. Ci sono state conseguenze per te?
Non proprio. E più passa il tempo, più credo che si sia trattato di un attacco ai vertici Sony da qualche di dipendente incazzato, più che qualcosa partito dalla Nord Corea.

Quale musica ti emoziona di più?
Mia madre aveva una collezione di dischi, e quella musica mi è rimasta cicatrizzata nel cervello. Era vecchia roba folk, Holly Near, gli Stylistics e i Dramatics… tutti gli “ics”.

Fai sport?
Un anno e mezzo fa ho iniziato a provare dolore, e l’osteopata mi ha detto: “Il problema è che il tuo collo è troppo debole per sorreggere la tua testa”. Ho pensato: “Oh-oh, non va mica bene”. E lui: “Devi iniziare a fare esercizio, o il dolore diventerà cronico”. Così adesso ho un’ellittica, sollevo pesi e ho un palla Bosu. Ogni tanto cerco di ricordarmi cosa diceva il personal trainer e lo faccio.

Qual è il miglior consiglio che hai mai ricevuto?
Dai 13 ai 18 anni ho fatto stand up comedy, e facevo battute surreali alla Steven Wright. Un altro comico di nome Darryl Lenox mi ha detto che stavo scrivendo il genere di battute sbagliato. “Hai quattordici anni. Stai cercando di rimorchiare le ragazze per la prima volta. Stai prendendo la patente. Ti stai drogando per la prima volta. Parla di queste cose”. È stato un ottimo consiglio e continuo a usarlo, scrivendo solo di quello che so di conoscere, nel bene e nel male.

Il migliore aspetto del successo? E il peggiore?
La parte migliore è che faccio un lavoro che mi piace. E questo mi permette di esprimermi e di circondarmi di persone che mi piacciono. Più divento vecchio, più mi rendo conto che la gente odia il suo lavoro del cazzo. La parte peggiore… continuo a leggere che lo stress uccide, quindi probabilmente morirò giovane (Ride).

Pensi che i media siano stati corretti con James Franco dopo le accuse di molestie che gli sono state rivolte?
Onestamente non lo so, in quel momento non consultavo molto i media. So che è tornato al lavoro, quindi immagino che sia un buon segno e stia meglio. La verità è che ho cercato di non pensarci, e non ho una prospettiva precisa di quello che è successo.

Hai lasciato Twitter per sei mesi. Com’è stato?
Una figata. Non mi fregava più niente di quello che succedeva online. Sono passato su Instagram, che è un posto più piacevole. Ma ora sono tornato su Twitter per promuovere un evento benefico che ho organizzato. È un cazzo di buco nero.