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Saverio Raimondo racconta CCN, il late show di Comedy Central

Inizia stasera alle 23 la seconda stagione del programma satirico dello stand-up comedian romano, uno show di news «senza l'assillo dell'attualità»

Saverio Raimondo alla scrivania del programma CCN

Saverio Raimondo alla scrivania del programma CCN

Si dice che i media non diano mai buone notizie. Beh, eccone una: stasera ricomincia Comedy Central News, il programma condotto da Saverio Raimondo sul canale 124 di Sky (ma in alcune parti disponibile anche su internet, per tutti). È una buona notizia perché Raimondo è uno dei migliori comici italiani degli ultimi dieci anni, lui che ne ha poco più di trenta e già una carriera multipiattaforma (oltre alla tv, il web del #Dopofestival 2015, la radio di Ottovolante e de I Sociopatici su Radio2), iniziata a diciotto direttamente nella seconda serata Rai, con B.R.A. – Braccia Rubate all’Agricoltura di Serena Dandini. «Serena ai tempi dirigeva il Teatro Ambra Jovinelli, e aveva indetto una giornata in cui i giovani autori comici potevano presentarsi lì con il loro materiale», ricorda Saverio. «Sono andato a quei provini in maniera del tutto incosciente… incredibilmente, sono piaciuto. Ero troppo giovane per andare in video, ma mi invitarono a collaborare ai testi. Quindi le mie prime esperienze sono state da autore per altri, anche se ho sempre avuto il desiderio di scrivere per me stesso. Oltre a Serena Dandini, ho incontrato altre persone in quegli anni: Carlo Freccero, che è stato mio professore all’università; Stefano Disegni, che mi ha dato l’opportunità di scrivere sul Misfatto, l’inserto satirico del Fatto Quotidiano, e quindi di imparare a lavorare con le scadenze…»

Quindi volevi fare questo mestiere, tipo, da sempre. Quanti anni avevi la prima volta che l’hai pensato seriamente?
Credo sia stato intorno ai tredici anni, quando ho incontrato prima i libri e poi i film di Woody Allen. Lì ho iniziato a scrivere le mie cose, in cameretta.

Che poi Woody Allen non è un mito tipico della tua generazione, considerando che sei nato nel 1984.
Eh, ma rimane un punto di riferimento assoluto, perché ha reso la stand-up comedy quello che è oggi: ha trasformato se stesso in personaggio comico, e non possiamo immaginarlo diversamente da come si presenta negli spettacoli. È un’operazione che è riuscita a pochissimi altri. Pensa a Louis CK: la sua comicità è inscindibile dal suo corpo, ed è molto interessante vedere le sue prime esibizioni oggi, che è invecchiato, ingrassato, ha perso i capelli, ha due figlie e un divorzio alle spalle… Sono cambiamenti che si vedono e si sentono.

Tu fai satira. Ma poca satira, come dire, strettamente politica.
Per me la satira è un atteggiamento nei confronti del mondo. La satira è posturale, si potrebbe dire. Può essere impiegata per esprimere un punto di vista politico e critico, ma anche un sentimento. Poi se dici “satira politica” e intendi la battuta sul politico e sull’attività parlamentare, sì, io ne faccio poca. Ma quella la fanno tutti, per tutto il giorno, dalle 7 di mattina in poi su Twitter. Perché dovrei mettermici anche io?

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Pubblicato da Saverio Raimondo su Giovedì 3 marzo 2016

Magari è anche un po’, come si dice in giro, che la satira politica dopo la fine di Berlusconi è in crisi.
Non vorrei ripetermi, ma siccome in questo paese c’è l’equivoco che la satira sia la battuta sui politici, nel momento in cui manca un soggetto politico forte come Berlusconi – che per noi è l’equivalente di ciò che è stato Nixon per gli americani – il comico satirico si trova senza punti di riferimento. Addirittura si cerca di adattare a Renzi il discorso che si faceva per Berlusconi: la famosa vulgata che Renzi sia “il nuovo Berlusconi”, che poi secondo me è una lettura politica inesatta del personaggio. Il punto vero è che dopo Berlusconi la satira può finalmente liberarsi della politica e parlare più di sesso, di religione, della vita… Manca la satira esistenziale, in Italia. Nessun comico fa comicità su come si sente lui. Eppure la satira esistenziale è parte integrante della tradizione della stand-up comedy.

A proposito di vita, e non vorrei essere indiscreto… così a prima vista, non hai quell’aria disordinata, psicotica e border-line depressa che siamo abituati ad associare ai comici.
Bisogna essere regolari nella vita per essere violenti nell’arte, diceva – credo, spero di non sbagliarmi – Flaubert. Ecco, io sono un borghese – un piccolo borghese, date le mie dimensioni – e concentro la mia sregolatezza in quello che dico sul palco. Sulla tristezza del comico, invece: credo di non essere più triste o depresso della media. Se devo cercare una definizione, mi ritengo un comico ansioso più che un comico depresso. Troppo ansioso per essere depresso. Almeno per ora.

Non credo tu abbia motivi di depressione, visto che il tuo programma CCN parte con una nuova stagione, ed è stato anche venduto in Spagna.
Sì, è la prima volta che un programma di Comedy Central Italia viene comprato all’estero. Tra l’altro, oltre alla Spagna pare ci siano altri paesi interessati… Ne sono felice, diciamo che ho sempre avuto un’aspirazione internazionale. Comunque l’importante è che alla gente piaccia questa edizione, intanto. Per la stagione che parte stasera vogliamo, più che fare un late show all’americana, giocare sul tema del late show all’americana. Magari mettendoci dentro un po’ di linguaggio della sit-com, cercando di costruire una specie di ibrido che non abbia l’assillo dell’attualità. Il che non significa che i temi non saranno attuali: nella prima puntata parleremo della mafia, ad esempio. Ma tratteremo questi temi in modo quasi filosofico.

Sarà un programma filosofico con le parolacce.
Sì, ma fammi dire che io non mi considero volgare, non voglio esserlo. Semmai a volte sono osceno, uso qualche parola forte, qualche riferimento sessuale molto esplicito. Ma in quest’ultimo caso, il fatto è che la nostra generazione è cresciuta con una disponibilità pornografica che i nostri padri non avevano. Noi abbiamo una cultura, una formazione sul porno, un immaginario pornografico invadente. Tu riesci a non pensarci, durante il giorno? Io no. Se dico squirt è perché fa parte del mio vissuto, come di quello di molti altri, grazie alla pornografia online, che ha invaso le nostre vite e cambiato il nostro modo di vedere la sessualità, magari a volte anche creando dei problemi…
Per quanto riguarda invece il turpiloquio… dico parolacce come tutti. Fanno parte del linguaggio quotidiano. Farsi ancora il problema della parolaccia è roba da scuole elementari. La gente si manda affanculo, dice “cazzo”… Pensa ai miei interventi quando avevo fatto il Dopofestival di Sanremo: nessuno si era lamentato per il linguaggio, nessuno aveva mandato un messaggio – potevano farlo facilmente, visto che eravamo sul web – dicendo che ero stato volgare. Quando ho parlato della famiglia Anania e dei loro diciassette figli, ho detto che evidentemente non conoscevano il sesso anale. Ho usato un termine tecnico, non volgare, per quanto l’immagine possa essere forte. Anche squirt è un termine tecnico, se ci pensi. Questo non è volgare, è osceno, e l’oscenità fa parte della satira fin dall’inizio. Lo stesso satiro è un personaggio mitico che ha desiderio di copulare con chiunque. Perfino con oggetti inanimati, se disponibili. Cioè, di cosa stiamo parlando? È come chiedere a un trombettista jazz di non soffiare dentro la tromba… Insomma, è il suo lavoro, no?

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