Rocco Siffredi: «Salvini? Lo vedrei bene nel porno»

La star del cinema hard parla a ruota libera di pornografia, della sua carriera, dell’Academy vicino Budapest, di Salvini, Di Maio, del PD e di Fontana «Se avesse un figlio gay cambierebbe le regole».

Foto stampa


Icona incontrastata della scena hard. Rocco Siffredi ha, attorno a sé, un’aura che sa di leggenda. Poi, parlandogli, spicca il suo grande pregio: parla alle persone in maniera chiara, come farebbe con un amico. Dice tutto così, senza intermediazioni, senza girarci intorno o usando edulcoranti linguistici. Fino al 18 luglio, sul 20, alle 23:15, c’è la Siffredi’s Late Night, spin-off del memorabile Casa Siffredi, nella sua versione uncensored. Il re del porno insegna il mestiere a giovani leve, per un corso intensivo alla Siffredi Hard Academy vicino Budapest. L’esperienza e il carisma della pornostar sono una continua fonte d’ispirazione per i suoi discepoli. Ma le lezioni prevedono impegno, disciplina, passione, umiltà e ironia.

Allora, Rocco, parliamo del romanticismo nei film hard. Hai dichiarato che è finito. Perché?
Il romanticismo è finito dall’avvento del doping. Una volta il sesso era veramente romantico, in tutte le forme. Oggi il sesso è diventato solo performance, fuori e dentro il video. Poi le donne riconoscono questa paura di confrontarsi, da parte del maschio, che ricorre alla performance, all’uccello duro. Io credo che un buon amante l’uccello lo debba usare come optional: è un qualcosa in più, sicuramente importantissimo, ma non è la prima cosa. Ho notato, però, che tutti mirano solo a quello.

Ma il problema qual è?
Tutti si soffermano sull’uccello duro e non vanno oltre, non riescono a entrare nel cervello della donna.

E tutto questo come si traduce nei film?
Dover dare continuamente informazioni su cosa fare, su cosa continuare a fare con la donna, anche solo nel parlare, nel guardarla, nel leccarla, nel muoverla, nel girarla, fanno tutto in maniera meccanica. È per questo che dico che il romanticismo è finito.

E tu come fai invece?
La ricerca nel mio lavoro è sempre stata quella di portare la partner o le partner in luogo che non c’è sul set, ma che io chiamo “Il piano superiore”.

Vale a dire?
Qualcosa che non hai mai fatto prima: emozioni nuove, sensazioni nuove, tutto nuovo. Quello che non fanno più oggi. Non gliene frega un cazzo a nessuno.

Quindi come definiresti questa cosa nel tuo modo di approcciarti al lavoro?
Questa per me è la sensualità vera. Ho visto tanta gente far sesso, ma non sa neanche cos’è il sesso. Oppure fa sesso perché ha avuto un insegnamento molto limitato. Tieni presente che, per me, l’essere umano utilizza solo il 10% della propria sessualità. E quindi il discorso è abbastanza ampio. Però c’è gente che lo fa, lo approfondisce, scardina i tabù e cerca di sperimentare sempre di più. E sai bene che uno nasce con mille complicazioni, insegnamenti sbagliati…però, tornando al nostro discorso, il romanticismo è morto con l’avvento della facilità della sessualità guidata attraverso i farmaci.

Solo per quello?
Ci sono pornostar che si sono fatte mettere le pompette a trent’anni. Se fai una cosa del genere tu e il romanticismo avete preso due strade diverse.



D’accordo, mi sembra assodato che il romanticismo è sepolto. Ma cos’è questa Academy?
Un’apertura al mondo del porno per fare vedere ai ragazzi cos’è e cosa li aspetterà. Ci sono due motivi molto precisi per cui faccio l’Academy: il primo è dare la possibilità, a chiunque voglia, di affacciarsi al mondo del porno. Magari ce l’avessi avuto io, che venivo da Ortona, qualcuno a spiegarmi la pornografia.

E il secondo motivo?
Fare vedere ai ragazzi che si tratta di lavoro. Non ci si improvvisa, c’è bisogno di tantissimo sacrificio, bisogna imparare, anche se si deve avere una predisposizione.

Tu com’eri all’inizio?
Anche io, quando ho iniziato, non ero così bravo, ho dovuto imparare, rubare a destra e a sinistra, trovare la mia strada e perfezionarmi. Se qualcuno ti aiuta è meglio. E poi, scusa, esiste la Scuola d’arte drammatica? Esistono mille scuole per fare cinema? Non esiste un cazzo per il porno. Eppure, ti assicuro, chiunque è venuto sul set mi dice: «Ma come cazzo fate?» Questo perché è un lavoro abbastanza complesso.

In che senso?
L’altro giorno è venuto il mio fisioterapista – perché mi sono operato alla spalla – e mi ha chiesto come facciamo a stare per otto ore, a cazzo duro, lì davanti. E poi prendi e riparti, prendi e riparti. Quando si fa sesso c’è chi dura un minuto, chi cinque minuti, chi mezz’ora, ma nessuno dura otto ore.

E quindi, come fate?
Bisogna sapere gestire le proprie energie e la propria libido nei confronti della persona che hai davanti. Oggi, con il doping, è tutto più semplice ed è diventato un lavoro molto, molto fisico.

E tu come ti comporti sul set, per mantenere tutto a posto?
Con un interscambio con la donna: ho bisogno di lei per eccitarmi e per rimanere eccitato continuo a fantasticare, continuo a pensare a cosa le farò. Se vedi uno che guarda la televisione, parla con l’amico, si fuma una sigaretta ed è a cazzo duro c’è qualcosa che non va.

Parliamo della Siffredi’s Late Night. Chi vuole imparare a fare il porno?
Ci sono sognatori, come me. E chi cerca di diventare famoso attraverso la pornografia. Vengono perché grazie a me e a personaggi come Malena – che abbiamo saputo anche fare altro – c’è un po’ quest’idea che possa essere un trampolino. Sasha Grey, in America, ha fatto film con Soderbergh. Valentina Nappi, quando ha iniziato, mi ha confessato che voleva rivoluzionare il porno come ha fatto Sasha Grey. Questo vuol dire che la Grey ha dato l’input di utilizzare il porno come lancio per fare, poi, altre cose. C’è chi ce la fa e chi non ce la fa.

Foto stampa

Tu che ne pensi?
Che bisogna essere come Sasha, bisogna avere personalità. Non basta emulare. Molti pensano di fare tre film e di diventare personaggio. A loro auguro buona fortuna, non sono le persone che, di solito, mi piacciono di meno.

Come mai?
Perché tu puoi anche essere un personaggio che va al di là della ragnatela della pornografia…

Aspetta, aspetta. Ragnatela?
La chiamo la ragnatela perché io sono stato prigioniero 30 anni di questa ragnatela, che mi piaceva perché mi sentivo il ragno supremo. Però è una ragnatela perché gira e rigira sempre lì dentro stai. Uscire fuori dalla pornografia e fare altro è abbastanza complicato. Si resta sempre un po’ marchiati.

Come lo capisci?
Quando si va in tv a fare programmi, nessuno dice mai che vede i miei film o è mio fan. Me lo dicono sempre prima o dopo, mai davanti alle telecamere. E mi riferisco a presentatori e presentatrici.

Ok, ma tornando a noi e a quelli che vogliono sfruttare la filmografia hard per diventare famosi e fare altro?
Ci sta che uno faccia altre esperienze, ma io penso che le nuove generazioni debbano viversi la pornografia per un periodo di divertimento e poi out. Secondo me la vita è bella con tutte le sfumature dei colori. Fare sempre e solo la solita cosa è una rottura di coglioni. L’apprezzi di più se riesci a fare roba diversa. Però questi ragazzi che pensano di fare qualche film, perché si sono imbottiti di Viagra, per poi sfruttare l’esperienza e andare a fare altro, credo non combineranno mai nulla nella vita.

Non ci sono solo questi ragazzi però.
No, ci sono quelli curiosi e quelli che hanno problemi sessuali. Forse loro, attraverso l’Academy, sono quelli che vincono di più.

Perché?
Ci sono i ragazzi che vedono che il mondo del porno è complicato e si mettono a fare altro. E poi ci sono quelli che non ti dicono la verità: sono grandi masturbatori e hanno qualche problemino…

Di che genere?
Di timidezza o hanno paura di chiedere delle cose che vorrebbero fare. Dopo l’esperienza in Academy escono fuori con un’altra faccia. Li vedo proprio che acquistano sicurezza perché si rendono conto che, alla fine, si tratta solo di sesso, di liberarsi e vivere le perversioni in maniera naturale.

Foto stampa

Torniamo a te che sei riuscito a fare altro, oltre al porno…
Mi è stato chiesto di fare qualcosa lontano dal cinema hard. Ho fatto due film, in Francia, con la Breillart e sono stati una bellissima esperienza. Ho fatto tantissima pubblicità, anche lì una bella esperienza. Andare a impastare in altre situazioni è bello, perché no?

Quindi è vero che lasci il porno!
Ma non ho capito chi l’ha detto, l’ho letto stamattina. Non dirò mai più quando voglio lasciare il porno. Questa è un’affermazione di un giornalista prete, credo, al quale ho detto che è vero che, a 54 anni, anche se sono considerato ancora il numero uno, forse – e dico forse! – ho dato quello che dovevo dare. E lui ha dedotto che volessi lasciare. In realtà, dopo l’ultima volta che ho detto “Lascio!”, cioè dopo L’isola dei famosi, mi sono ripromesso che, se un giorno lascerò, non lo dirò mai.

Capito. Senti un po’, Rocco, qualche tempo fa ho intervistato Amanda Lear per Rolling Stone. E mi ha detto che dovevate cantare Parole Parole, ma tu hai abbandonato il progetto perché non volevi rovinarti l’immagine. È vero?
Questa cosa qui mi fa e-stre-ma-men-te piacere. Se tu ci parli le devi dirle che è una grandissima, come pensavo. Lei all’inizio si è molto offesa per questa cosa qui. E devo dire che ho perso un’occasione.

Ah! Spiega un po’…
Devi sapere che io sono diventato famoso prima in Francia che in Italia. Pensa che Costanzo mi ha chiamato tremila volte e io non ci sono mai andato: non volevo apparire in televisione. All’epoca vivevo a Roma, avevo i bambini piccoli e non mi andava. Mi ricordo che Eva Henger chiamò mia moglie e le disse: «Ha detto Costanzo che se Rocco non viene in trasmissione, non farà mai più andare nessuno del porno. E devi dire a quello stronzo di tuo marito di smetterla di fare lo snob». Io le ho risposto che la televisione ti fa diventare personaggio, non il porno. In Italia tutti sapevano chi ero, ma nessuno veniva a rompermi il cazzo con foto, quello e quell’altro. Era un modo per salvaguardare la privacy dei ragazzi.

Sì, certo, ma che c’entra con la Lear?
Mi ricordo che all’epoca c’era un cantante famosissimo, Patrick Bruel, che era mio fan e amico del mio produttore. Bruel è il Baglioni francese. Mi dice che sono un personaggio al top, che tutti mi adorano e che lui, al posto mio, non farebbe quella cosa. Io presi l’idea di un uomo, di un professionista, e ho risposto alla Lear. Però, mentre lo facevo, pensavo: «Che figura di merda!» Io che dicevo “no” ad Amanda Lear, mi sono anche fatto un’autocritica. Però ho pensato che, se Bruel mi consigliava di non farlo, probabilmente era perché conosceva quel campo. La cosa bella è che Amanda ti ha detto la pura verità. Alla prima occasione – non c’è ancora stata – che la incontrerò, mi scuserò con lei. Ma non perché ho rifiutato un progetto che poteva avere successo e bla bla bla.

E allora per cosa?
Perché l’ha fatto con qualcun altro (Titof, ndr) e non ha avuto successo: è stato un flop totale. Però, con me, avrebbe potuto funzionare perché io non sono un cantante e quindi, probabilmente, avremmo fatto qualcosa di più ironico. Poteva funzionare o poteva essere un flop lo stesso. Però mi sono detto: «Amanda Lear, mi sono fatto le seghe tutta la vita su di questa. E adesso le dico di no!» (ride, ndr)

Foto stampa

Amanda è un’icona gay e tu eri tu al Torino Pride. Che ci facevi?
Ero lì per Torino Erotica e quando ho saputo che c’era il pride ci sono voluto andare. Non ero mai stato a un Gay Pride.

Davvero?
Prima volta in assoluto. Mi ha fatto veramente piacere, è stata veramente una figata. Ho trovato un ambiente molto figo, che rispecchiava una vita vissuta a colori, come dicevo prima.

Quindi immagino tu non sia d’accordissimo con le dichiarazioni del Ministro della Famiglia Fontana, sul fatto che le famiglie arcobaleno non esistono.
Guarda, io sono in contraddizione con tutto, purtroppo. Perché vivo di cuore, di stomaco. Ti faccio un preambolo…

Vai.
Quando ho deciso di fare il porno avevo solo due persone dalla mia parte: mia madre e mio padre. Per non rendere loro la vita più dolorosa avrei rifiutato le varie occasioni di questa carriera. Avendo il loro supporto, potevo rompere il culo al mondo. Mi hanno lasciato essere me stesso. A 12 anni, se ti ritrovi con una sessualità che ho ritrovato in molto colleghe – mai un uomo, tutte donne – che vedi i giornalini porno e pensi che è lì che potrebbe sfociare la tua voglia di vivere tutto ciò. E se riesci a dirigere questa energia nella maniera più positiva possibile è il top, come ho fatto io.

Ok, ma dove vuoi arrivare?
Alla fine quando hai due genitori che capiscono, se sei gay, etero, che cazzo cambia? Io mi ritrovo una famiglia che è meglio di quella Barilla: ho due figli fantastici, educati, rispettosi, con dei valori. Una moglie non fantastica, oltre. È davvero la forza della mia persona. Ho una famiglia che mi da una grande stabilità. Quindi, se tu mi parli di famiglia, la famiglia te la fai tu. Possono essere degli amici, due uomini, due donne, tre donne, cinque uomini. Che cazzo cambia? L’importante sono i valori e la felicità. Tolta ‘sta parte qui, io ho sempre detto che il mondo è diviso tra chi ama darlo e chi ama prenderlo. Tutto lì, basta. Ho un unico comandamento: non fare mai quello che non vorresti fosse fatto a te. L’importante è l’onesta, non bisogna mai abusare dei sentimenti, non bisogna dire cazzate.
Perché uno deve vivere in un corpo che non gli appartiene? Perché deve soffrire per fare contento il vicino di casa, la nonna, lo zio? Perché deve fare finta di volersi sposare con una donna? Ma chi cazzo l’ha scritto? Chi cazzo l’ha detto?

Ma dopo questo preambolo che posizione prendi?
Il Gay Pride era una marea di gente che sorrideva. Ma sai cos’è? Che i politici sono delle persone che hanno votato la loro anima al diavolo. Per davvero, non per scherzo.

Ah, proprio così. E perché?
Perché per avere il potere devono cercare il compromesso. E il compromesso già fa schifo. Magari a Salvini gli sta pure sul cazzo quello che dice, magari non lo pensa. Se Fontana avesse un figlio gay e gli portasse a casa un uomo dicendo che lo ama e lo vuole sposare, Fontana cambierebbe tutte le regole, perché si tratta di suo figlio, se ama il figlio. Se invece è un coglione, vuol dire che morirà da coglione, che cazzo ti devo dire?

Capito. Parliamo di cose più frivole. Tu sei un sex symbol. Pensa che alcuni giornali hanno titolato che il sex symbol dell’estate 2018 è Salvini.
Lo è. Sex symbol è carisma e lui è stato seducente: pare abbia convinto un elettorato sempre più indeciso ad andare verso di lui. Le donne sono attirate da una persona carismatica. Poi alla Lega dicono che ce l’hanno duro e Salvini porta alta la bandiera su questa cosa qui.

Cosa piace di Salvini?
Brutto non è, la faccia da maschio ce l’ha, quindi credo che ci siamo. Ultimamente mi hanno chiesto di fare una votazione su alcuni personaggi e a Salvini non ho dato voti bassi. Sembra un uomo al quale piace la sessualità, non mi sembra asettico.

E Di Maio?
La sua sessualità traspare di meno, lo porterei all’Academy per capire a che livello sta. Ha la faccetta del ragazzo curioso, un po’ perso, non da molta sicurezza a guardarlo. Salvini, invece, lo potrei mettere già in qualche scena e dargli qualche input, nel caso.

E nel PD chi ha una forte carica sessuale?
Malena! (ride, ndr) È l’unica rimasta nel PD con una forte sessualità.

Solo lei?
Ci sono personaggi del PD che potrebbero dare tanto. La Boschi, l’ho sempre detto, deve essere una molto potente a letto. Anche se fa finta di essere trasparente e asettica, ma secondo me non lo è. Anche perché la struttura fisica ce l’ha. Però Malena ha sovrastato tutti. È uscita fuori e ha dato tanto.

Cicciolina, invece, ha smentito tutto quello che hai detto: dal fatto che puzzava di capra fino alla questione che, mentre lavorava con te, era al telefono con Pannella.
Per questo adoro Amanda Lear. Con la signora Cicciolina il rapporto non va bene perché ho detto una cazzata sul latte di capra. Non perché non era vero, ma perché sono stato poco sensibile. Non so se lo fa ancora, ma il gruppo di francesi con il quale si lavorava 25 anni fa ti confermerà che non le si poteva stare vicino. Lei non si lavava per tenere il corpo giovane, ma si immergeva in questa vasca. Si lavava solo quando faceva le scene hard, si puliva con l’acqua e poi si re immergeva nel latte. Quando veniva da noi aveva sempre questa pelle appiccicosa.

E la cosa delle telefonate?
È vero che non le faceva durante i film, ma mentre scattavamo il materiale fotografico delle pellicole. Le portavano il telefono e parlava o con Pannella o con – mi sembra, una volta – Craxi. Ma spessissimo Pannella.

Quando arrivi in tv si impenna lo share. Cosa interessa di te?
Non interesso io. Ho condiviso con la gente molti più momenti di intimità di quello che le persone vogliono far credere. Ovunque vado c’è qualcuno che mi si avvicina e parla dei miei film. Oppure non mi hanno mai abbandonato, mi vedono come amico di intimità. E quindi fa loro piacere anche conoscermi fuori dal mio mondo, per capire come sono. Dopo esiste la perversione di capire cosa può dire un uomo del mio stampo: come gestisco, da pornostar, moglie, figli e lavoro. Tu devi sapere che ho amici architetti, notai, imprenditori, industriali, che mi dicono che sono l’unico ad avere un contratto firmato dalla moglie per andare a chiavare. Loro si devono inventare tutti i giorni delle stronzate per farsi una chiavata. Devono far finta di andare a lavorare, che hanno un meeting importante, capito? Però questo mio equilibrio tra famiglia e lavoro, che è esattamente al contrario di quello che la famiglia predica, come dice il signor Fontana, è la parte che interessa di più al pubblico. Credo ci sia una curiosità di fondo, non credo di dire cose particolarmente interessanti o intelligenti. Immagino sia stata sempre apprezzata la sincerità di non portare una maschera. Tanti in tv hanno difficoltà a parlare. Io vivo col mio mondo, non devo leccare il culo a nessuno. Cioè, mi piace farlo, ma in maniera diversa. (ride, ndr) Non devo stare attento, non ho filtri e questo mi permette me stesso al 1000 per 1000.

Un programma non legato al porno lo faresti?
Mi piacerebbe tanto. Devi sapere che nel porno, il vero film si fa al casting, devi essere psicologo, capire come parlare, non scegliendo gli attori così a casaccio. Quindi vorrei parlare di sesso, parlare con le coppie, di problemi, cercare di disinibire. Farei un programma tipo La Mala Educaxxxion della Di Cioccio. Lei è fantastica, brava e molto attenta. Qualcosa del genere, sugli approcci, ma con i ragazzi. Perché tanti di loro pensano che la donna voglia solo il cazzo. Ma ci sono un milione di cose prima di arrivare lì che non sanno neanche di cosa parlano. Vorrei fare La Mala Educaxxxion tra i teenager, in mezzo ai ragazzini di massimo 18 anni. La pornografia è diventata l’educazione sessuale per i ragazzini, nessuno glielo spiega, in Italia facciamo finta che i nostri figli non vedano queste cose qua. E invece con gli smartphone sono l’unica cosa che guardano. Una ragazzina o un ragazzino che vede le scene che giriamo noi oggi – perché la pornografia non è mai stata estrema come oggi – si trova davanti ragazze che, con il sedere aperto fanno 40cm di diametro. Mi spieghi tu una ragazzina o un ragazzino che vede un buco del genere cosa deve pensare rapportato alla fidanzatina con la quale dovrebbe andare?

Cosa vorresti fare?
Innanzitutto spiegare loro cos’è la pornografia e a cosa serve, che non è educazione sessuale, che non è quello che loro devono fare, non a quell’età. Noi facciamo performance per eccitare le persone. Non bisogna fare, per forza, quello che facciamo noi. Però nessuno lo spiega, stranamente nessuno ne parla e, quindi, non so come la nuova generazione verrà fuori.

Ah no?
Un po’ lo sto vedendo, le ragazze sono diventate aggressive, gli uomini si stanno piano piano ritirando. Basta che la donna dica «Andiamo a scopare» che l’uomo trova mille scuse per non andarci. È un peccato: la donna, sempre di più, chiede dove stanno gli uomini e gli uomini, sempre di più, si spaventano. L’uomo non sicuro di sé quando trova la donna aggressiva corre ai ripari, se non hai il riparo sono cazzi. E non va bene, non è quello l’approccio.

Leggi anche: