Alice Pagani scattata in esclusiva da Andrea De Sica per Rolling Stone

Home Cinema Interviste Cinema

‘Non mi uccidere’, a Roma… un aprile rosso sangue

«Ecco il mio tempo delle mele horror», dice Andrea De Sica, al suo secondo film dopo ‘I figli della notte’ (e la serie teen-cult ‘Baby’). Da cui ha ‘preso’ una delle sue protagoniste, Alice Pagani, e ne ha fatto un’eroina dark. Prima di portarla in giro per una Capitale spettrale e scattare queste immagini in esclusiva per noi


Non mi uccidere è uno di quei film che divideranno, faranno discutere, portando una ventata d’aria fresca in un cinema italiano che sta trovando una nuova collocazione, non solo nel nostro Paese, e un nuovo linguaggio cinematografico, un gusto alternativo incardinato sul genere e le sue contaminazioni. Storia semplice, che parte da una coppia di ragazzi innamorati e finisce in un complotto fatto di società segrete, sopramorti (zombie, ma molto più sexy) e una lotta per la sopravvivenza che può farti diventare cinico, giustiziere o anche entrambi. Uno come Andrea De Sica, che ha un’idea musicale, muscolare e al contempo raffinata e figlia di una grande cultura cinematografica, piaccia o non piaccia – chi scrive lo ha stroncato per Baby e inondato di entusiasmo per il suo esordio folgorante I figli della notte – può essere una delle basi da cui ripartire, rinnovarsi, rivoluzionarsi. Il suo potremmo chiamarlo “artenteinment“, per la capacità che ha di unire il tenerti sulla poltrona con un cinema pop senza perdere la sua firma autoriale, più Besson che Tarantino.

E Non mi uccidere, opera complessa, contaminata, a volte imperfetta ed eccessiva e altre (spesso) piena di creativa follia, di uno sguardo originale, di una visione, va in quella direzione. Così nasce quello che potremmo chiamare uno zombie teen movie. «Mi diverte questa definizione, perché rispecchia il tentativo che ho fatto. Ho spinto sull’acceleratore di un genere che porta Slaughterhouse dalle parti del Tempo delle mele, un mix di Amore e Morte, un classico dell’adolescenza fin da Romeo e Giulietta, in fondo». Ci riesce grazie ad Alice Pagani (Baby, ma anche Loro di Sorrentino, ora pure in libreria con l’esordio letterario Ophelia) e Rocco Fasano (SKAM Italia e una impressionante somiglianza con Robert Pattinson), che ci mettono il loro carisma acerbo e magnetico e l’aver passeggiato a proprio agio nell’immaginario teen della nostra serialità. Ci riesce soprattutto nella seconda parte, prendendo il meglio, lo spirito dei libri di Chiara Palazzolo (editi da SEM) da cui la storia di questi due ragazzi uniti da una vita disprezzata e una morte corteggiata, con una sceneggiatura discontinua ma coraggiosa e piena di buone intuizioni (scritta da Gianni Romoli e i GRAMS, già in Baby insieme al regista).

Alice Pagani scattata in esclusiva da Andrea De Sica per Rolling Stone

Fa male che questo lungometraggio – per la sua voglia di sperimentare sulle immagini, i suoni, la musica, per i rischi che si prende – non finisca in sala. Almeno in prima battuta. «Sono stato malissimo, speravo nella sala, questo è un film particolare perché contamina i generi ma anche i modelli produttivi, pensa solo all’unione tra una art house come Vivo Film e una major come Warner Bros., mi sembra tutto inedito e speciale. Il grande schermo avrebbe dovuto accogliere un lavoro che ha voluto essere audace e schizofrenico anche nella distribuzione, oltre che nella struttura narrativa. E infatti, prima che si abbattesse su di noi il Covid, volevano farne l’anti-San Valentino, ma poi ho preferito togliermi dalla calca dell’anno prossimo e buttarmi nell’arena della distribuzione in PVOD. Per fortuna in Spagna uscirà in sala e all’estero stiamo cercando di fargli fare quel percorso, per quanto possibile. Perché Non mi uccidere, ne sono profondamente convinto, è uno di quei film che meritano la visione con gli amici, come esperienza di gruppo, sia individuale che collettiva, tra malinconia e goliardia, penso alla scena dell’unghia». Scena splatter, estrema, che non perde però quella carica di ingenuità romantica di cui è permeato tutto il racconto. Controfinale compreso, che apre ad altri capitoli. «Non so se diventerà una saga, ho pensato almeno alla trilogia, visto che è strutturata così anche dal punto di vista letterario. La quotidianità di una morta vivente nel secondo capitolo avrebbe una sua coerenza, perché la metafora che mi ha così appassionato regge benissimo anche in quel caso, passi dalla provincia alla metropoli un po’ come sei passato dalla vita alla morte vivente, rimane il sottotesto generazionale degli adolescenti contro gli adulti, il sopramorto che riprende l’etica e l’estetica del punk e del raver dei nostri tempi».

Alice Pagani scattata in esclusiva da Andrea De Sica per Rolling Stone

Non mi uccidere però va oltre, e te ne rendi conto con il mosaico che compone nel casting. «Fasano lo stanno sminuendo notando solo la somiglianza con Pattinson. Io ci ho visto un alieno, sembra un dipinto, il suo Robin ha poco spazio nel film e doveva avere una presenza scenica forte. E ce l’ha, per talento e quel viso incredibile. Silvia Calderoni è uno dei miei grandi orgogli di questo progetto. Ha sposato ideologicamente il film, la sua fisicità e il suo modo di stare nell’arte indipendente e underground qui si sposa con una forte femminilità che spesso le è stata negata in altre esperienze cinematografiche. È un’artista straordinaria, ha un ruolo chiave e determinante, è bello averla resa così centrale. E poi Giacomo Ferrara che parla veneto? Pazzesco, con quella scena clou recitata benissimo che rimarrà negli occhi di tutti». Una scena – non ne parliamo per non fare spoiler, ma è fortemente emozionante ed empatica – che andrebbe studiata da attori e agenti alla voce “non esistono piccoli ruoli, esistono solo piccoli attori” e “smettete di rifiutare ruoli con poche pose se sono scritti bene”, perché da ora questo ragazzo non sarà più “solo” Spadino.

Alice Pagani scattata in esclusiva da Andrea De Sica per Rolling Stone

«Su questo film mi sono preso molti rischi, mi sono sentito libero e selvaggio, e anche per la Warner è stato un lavoro sperimentale, c’è stato un mood speciale di tutto l’impianto produttivo, creativo, artistico. La potenzialità commerciale è arrivata dopo, l’abbiamo capita a lavori in corso, e questo non ci ha dato paletti. E ci siamo divertiti anche a spiazzare noi stessi oltre che lo spettatore. Fabrizio Ferracane, per dire, lo conosciamo per Il traditore di Bellocchio, Anime nere e le fiction. L’ho tolto da una comfort zone e l’ho messo a fare il supercattivo, l’incarnazione del Male assoluto. Pazzesco. Lui è il simbolo, come tanti altri interpreti, da Anita Caprioli a Sergio Albelli (i genitori di Alice Pagani nel film, ndr), delle svolte diverse e un po’ pazze di questo film, una bella creatura imbastardita, un continuo gioco a sorprendere. L’horror secondo i canoni classici ormai te lo aspetti, rischia di essere retorico e prevedibile. Qui abbiamo costantemente cercato lo scostamento con lo humor nero, il sentimentalismo, lo splatter. Parte come teen movie e alla fine diventa una cosa molto coreana. Ne vado davvero fiero. Lo dico: il merito è che, a differenza dell’esordio, questa volta – alla romana – ce so’ andato molto de panza».

Alice Pagani scattata in esclusiva da Andrea De Sica per Rolling Stone

E, come al solito, si è fatto trascinare anche da una curiosità feroce. «Certo, per I figli della notte mi hanno accusato, anche a ragione, di un cinema citazionista. In realtà lì era necessario, qui meno. Qui bisognava essere diversi, “altri”. Però, come modello narrativo, di idee sicuramente la Blumhouse (casa di produzione statunitense che produce soprattutto horror, ndr) mi ha molto stimolato, ha detto a tutti noi che era finita l’epoca degli horror scemi, che si poteva lavorare sul genere in chiave moderna e farlo tornare ad essere una metafora forte della società, del mondo. Però c’è anche altro. Molti hanno visto in Non mi uccidere Lasciami entrare: di sicuro quel realismo horror e il discorso sulle diversità, sugli outsider, ci sono, ma i miei grandi riferimenti, i film che ho fatto rivedere agli attori, sono stati Nikita di Luc Besson – altro che Tarantino, la protagonista cattiva, grintosa, cazzuta e carismatica se l’è inventata lui, che capolavoro e che rivoluzione che fu – e un lavoro meno conosciuto, Possession di Andrzej Żuławski con Isabelle Adjani: i prostetici, la creatura sul letto, lei incredibilmente attraente ma anche un mostro, quell’opera mi ha dato tanto. E caso ha voluto che il suo sceneggiatore si sia appassionato a Baby e mi abbia scritto su Facebook, ora siamo amici. Confesso che sono curioso di sapere cosa pensa di Non mi uccidere».

Alice Pagani scattata in esclusiva da Andrea De Sica per Rolling Stone

Un percorso positivamente schizofrenico e stimolante è anche il sentiero musicale del film. «Anche qui sono, siamo andati molto a istinto, la techno, le passioni tristi del post rock, un’atmosfera alla Joy Division, ma anche la colonna sonora sinfonica per dare un po’ di epica cinematografica e che però, allo stesso tempo, ti fa rischiare il cliché». Ecco perché trovi nei pezzi di repertorio una cantautrice come Kelsey Lu, Blinding Lights di The Weeknd, ma anche The Nightingale scritta da David Lynch, musicata da Angelo Badalamenti e cantata da Julee Cruise. «Che goduria se riusciamo a far conoscere Lynch ai sedicenni da cui vorremmo farci vedere. C’è anche Chadia Rodriguez, rapper milanese marocchina, incredibile, che canta con Alice Pagani il pezzo scritto per noi, Non mi uccidere, appunto. La collaborazione con Andrea Farri è stata perfetta: io ho curato le parti elettroniche, lui quelle orchestrali, una delle poche cose buone di questo lockdown è che le musiche sono state composte prima di girare. Io, che ormai vado sul set con dei sound system giganti, magari rubando ad altri film il sound, avevo già pronto il nostro. Tutti erano nel mood appena partivano le note della colonna sonora, era come avere un’altra sceneggiatura su cui lavorare. E comunque, anche sullo script i turning point vedevano accanto ai dialoghi le canzoni di repertorio che avremmo montato. Ci siamo divertiti tanto, a comporre e sul set: tutto questo ha contribuito a cementare un gruppo senza divi ma con una grande coesione. Per dire, a volte ero quasi geloso del legame tra Alice Pagani e Silvia Calderoni, che poi hanno restituito meravigliosamente nel film».

Legame che si è creato anche tra protagonista e regista, con un lavoro fotografico in una Roma quasi distopica, scattato in esclusiva per Rolling Stone. «È stato un modo per fare quasi uno spin-off del film, in una Roma deserta che mi piaceva molto. Un perimetro di demarcazione tra realtà e finzione in cui raccontare qualcosa come i registi degli anni ’70 facevano con le loro protagoniste. Andando oltre l’estetica delle modelle, oltre la dittatura della perfezione da Instagram. Ho voluto scattare in pellicola, in 35 mm, con le macchine di mio padre (il compositore Manuel De Sica, ndr), che ho messo a posto recentemente, lasciando addosso ad Alice Pagani imperfezioni e sporcature».

Alice Pagani scattata in esclusiva da Andrea De Sica per Rolling Stone

Un modo, forse, anche per esorcizzare la pandemia, la prigione in cui viviamo da un anno e che ha soffocato il cinema. Con la pausa estiva che ha consentito a De Sica di girare. «Il film mi ha fatto uscire dalla distopia, non è stato il contrario: per quanto potrebbe sembrare, non mi ha ispirato. Nonostante la storia raccontata, tornare sul set, anche su uno particolare come questo, è stato un tuffo nella normalità. Ma qualcosa abbiamo ereditato, come i guanti di lattice dei beneandanti: in quel periodo li usavamo tutti e me li sono portati anche nel film».

Come deve essere servita anche l’esperienza ubriacante di Baby, massacrato dalla critica ma un successo incredibile di pubblico. «Mi ha aiutato tanto. I figli della notte è stato un successo di critica, ma un flop di pubblico. Pagò un’uscita in sala buttata via, ed è un peccato, poteva essere lo spunto per una serie, guarda due anni dopo Élite in Spagna – simile e ambientato in collegi per benestanti, scelta che mi fu fortemente contestata– come ha spaccato. Però quel film mi ha portato a Baby: devo ringraziare Netflix, la cultura anglosassone, che guarda oltre e rischia in base alle tue qualità e non ai risultati conseguiti. È stata una grande scuola di vita, di mestiere, mi ha fatto scoprire attori straordinari. E attrici, soprattutto. E poi su Baby 2 sono riuscito a dare una svolta dark che hanno notato in pochi, te compreso. Le serie devono avere più attenzione critica, nella terza stagione trovi Bobby Solo, ho fatto l’antifilm di Natale di mio zio Christian. Sono molto contento anche dell’evoluzione artistica che mi ha permesso. Una palestra pazzesca, che ti aiuta anche a capire come è volubile e pieno di pregiudizi il nostro ambiente. Baby prima era il veleno, tutti mi dicevano “ma chi te lo fa fare”. Quando si è saputo che c’ero io alla regia, ora è qualcosa da mettere sul biglietto da visita. E mi ha aiutato a convivere meglio con la critica: le recensioni prima le soffrivo di più, ora le vedo con lucidità».

Alice Pagani scattata in esclusiva da Andrea De Sica per Rolling Stone

E ora il buon Andrea De Sica, almeno al cinema, dovrà ricominciare da tre. Diventare un maestro italiano del genere, sempre più dark e schizofrenico, oppure magari andare dalle parti di nonno Vittorio? «Ci sono tante idee, se ho capito una cosa è che le comfort zone non fanno per me, voglio intrigare, spiazzare, sorprendere. A costo di sbagliare. Mi piacerebbe fare un film che sia un backstage dark della Dolce vita, un altro lungometraggio che veda eventi paranormali dopo una tragedia contemporanea, voglio continuare a contaminare la realtà e la fantasia con queste mie allucinazioni. Non voglio un film più classico, però mi piacerebbe, dopo aver diretto tanti ragazzi, misurarmi con attori adulti e più esperti di me anche tra i protagonisti, non solo tra i comprimari». I demoni (non) aspettano.

Non mi uccidere sarà disponibile dal 21 aprile su Apple Tv app, Amazon Prime Video, YouTube, Google Play, TIMVISION, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV e per il noleggio su Sky Primafila e Infinity.