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Natural Born Matilda

Da promessa del nostro cinema a giovane diva che sfonda negli USA. L’allure da star, l’essenza da punkettona bolognese, un talento e un istinto che hanno conquistato Nicole Kidman in ‘The Undoing’. Indagine sulla matildadeangelistudine. Cioè, semplicemente, l’essere Matilda De Angelis

Nella vita arriva un momento in cui ti rendi conto che Drake ti segue su Instagram. O forse no, nel senso che magari non te ne accorgi proprio: «L’altro giorno uno mi ha scritto: “Credo che tu sia l’unica persona seguita da Drake che non lo segue a sua volta”». Questo, almeno, succede nella vita di Matilda De Angelis: «Io sono poco social, non sapevo che lui fosse questo @champagnepapi… Quando me ne sono resa conto sono impazzita, ovviamente». Fa parte della matildadeangelistudine, non c’è altro modo di definirla. Ma ci proveremo, con Matilda e qualche guest star.

Intanto The Undoing – Le verità non dette, la miniserie HBO grazie a cui ha debuttato nello showbiz internazionale, ha già ossessionato gli USA (in Italia arriva dall’8 gennaio ogni venerdì alle 21.15 su Sky Atlantic, e tutti i sei episodi saranno disponibili on demand su Sky e in streaming su NOW TV). «La risposta è stata pazzesca, mi dispiace solo di non aver potuto calcare un red carpet con Nicole Kidman, Hugh Grant e Donald Sutherland… È stato tutto a distanza, però l’impatto dello show si sente comunque tantissimo, è diventato un po’ un fenomeno». Tutti pazzi per Matilda, le ha fatto i complimenti pure The Weeknd: «Capisci?! Mi ha vista recitare gente assurda, non ci posso credere…».

Capisco sì. Alla lista si è aggiunto anche Liev Schreiber, con il quale sta girando a Venezia un adattamento «inedito, femminile e femminista» di Di là dal fiume e tra gli alberi di Ernest Hemingway, diretto dalla spagnola Paola Ortiz. «Liev è un attore immenso, sono anche intimidita dalla sua gravitas, dalla sua presenza». Intimidita, Matilda? «In effetti dissimulo bene, poi ormai ci conosciamo da un mese e mezzo, abbiamo avuto modo di esplorare anche la parte più umana, di fare cene, di ubriacarci… le cose importanti, insomma».

Photography: Francesco Ormando. Photography assistant: Luca Stendardi. Make up: Adelina Popa. Hair stylist: Cosimo Bellomo. Stylist: Valentina Palumbo

L’esordio cinematografico a Bologna – Veloce come il vento – al fianco di Stefano Accorsi, una serie Rai – Tutto può succedere –, qualche altro film italiano (vedi Una famiglia, con cui è andata alla Mostra di Venezia, Il premio, Youtopia) e via negli States, con Nicole e Hugh. Poi di nuovo a casa, con Elio Germano e Sydney Sibilia per L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, tra i titoli più visti al momento su Netflix. «Nella mia città tutte le strade portano al centro, quindi alla fine tutte le strade riportano a Bologna», ride. Ecco, una parte di quella qualità made in Matilda De Angelis di cui sopra, l’allure da diva mai costruita che però resta contemporaneamente zecca bolognese con gli anfibi, è merito anche del capoluogo emiliano: «Noi bolognesi da una parte siamo super scanzonati: punkettoni, centri sociali, un popolo di artigiani. Allo stesso tempo essere radical chic è nel nostro DNA, perché godiamo del benessere della città del Nord, dove funziona tutto. Non abbiamo lo snobismo dei milanesi, Bologna è molto più punk, però viviamo in un posto molto pulito, tranquillo. Una città universitaria, dove c’è una commistione di culture, un respiro internazionale. Se nasci a Bologna, cresci in una città della madonna, che ti dà tantissimo». Per L’incredibile Storia dell’Isola delle Rose lo switch dell’accento è stato immediato: «Ce l’ho dentro, è come quando impari ad andare in bici. Elio invece l’ha proprio interiorizzato subito, si vede che gli piace, lo ha capito». L’approccio con la commedia è stato più complicato: «Era la prima volta, sono stata fortunata ad avere Sydney come regista, perché lui è uno che i tempi comici ce li ha nel sangue pure quando parla. Ma credo che abbia fatto una scelta precisa per tutto il cast: quella di prendere degli attori non di commedia per fare una commedia, proprio per non scadere in quella cosa un po’ italiana, you now what I mean».

Matilda sul set di ‘L’Incredibile Storia dell’Isola delle Rose’. Foto: Duccio Giordano/Netflix

Se dopo Veloce come il vento il pubblico la percepiva come “la promessa del nostro cinema”, in questo 2020 assurdo Matilda potrebbe fare quasi un primo bilancio. A 25 anni, come gli sportivi: «Ma no, io penso di aver appena cominciato. Sono profondamente consapevole che la mia carriera cinematografica sia iniziata l’anno scorso, forse addirittura quest’anno». Ora però Matilda è “la giovane diva italiana” che vogliono all’estero: «Sono solo altre aspettative, ci convivo da sei anni. Subito sei “la rivelazione”, e devi dimostrare che le belle parole spese, le candidature e i premi te li sei meritati. Sì, ho sofferto per anni della sindrome dell’impostore. Poi, dopo questa cosa grossa in America, tutti pensano che debba fare attenzione a non retrocedere. È un’eterna pressione dalla quale sto cercando di liberarmi. Accetto i complimenti, ma cerco di rimanere con i piedi per terra».

Il cinema a Matilda è un po’ capitato. Era una ragazzina che già faceva musica a livello professionale con la band bolognese Rumba de Bodas: «Non ti posso dire che volevo recitare, volevo cantare. Poi evidentemente una parte di me desiderava fare l’attrice, perché potevo dire di no quando mi hanno proposto di provare. Invece sono andata lì, ho partecipato al provino, ho accettato. Però non è mai stato il mio sogno». Eppure l’ha fatto, con i risultati che conosciamo: è quello che in inglese si dice being a natural. «Riconosco che c’è qualcosa di molto istintivo dentro di me a guidarmi, e spesso le mie intuizioni sono corrette. La tecnica è fondamentale, ma in qualsiasi espressione artistica c’è anche qualcosa che viene dalla pancia. Io penso di essere stata graziata da un talento, che però fine a sé stesso è inutile, deve entrare in gioco altro». Pensate a Veloce come il vento, «quello che vedete è puro istinto. Da un lato, quando riguardo il film mi metto le mani nei capelli e mi chiedo come qualcuno abbia continuato a farmi lavorare, però dall’altra parte dico: “Cazzo, cioè alla fine sono stata brava dài, devo lasciare agli altri l’ultima parola”».

Appena si nomina Matteo Rovere, De Angelis torna diciottenne: «Penso che in futuro avremo ancora modo di lavorare insieme, c’è una volontà da parte di entrambi. E quando mi chiama o mi scrive, mi emoziono sempre più che se mi cercasse, non so, Tarantino… Ma non è per dire, è che con lui ho un legame indescrivibile, va al di là del nostro rapporto professionale… Magari non ci sentiamo per anni interi, ma per me lui è famiglia, è il mio primo amore, è una cosa atavica». D’altra parte, è stato proprio lui il primo a riconoscere la stardom quality di Matilda: «È stata una rivelazione, un talento puro nel quale ho creduto da subito, e che con il lavoro ha reso tantissimo», ricorda Rovere. «Personalità magnetica, grande capacità di gestione dello spazio, energia immediatamente riconoscibile. Un’artista con il quid, c’è poco da dire, non vedo l’ora di lavorarci di nuovo, sono certo che capiterà». Vederla accanto a Nicole Kidman & Co. a Matteo non fa un grande effetto, «semplicemente perché ho sempre sentito in lei la carica della predestinata, l’energia che spinge gli spettatori a rimanere incollati alla storia. Il suo percorso continuerà forte, è solo all’inizio».

Il fatto è questo: Matilda è una “figa”. Bella, brava, sì, ma soprattutto carismatica, cool, una “giusta”, un po’ quello che è FKA twigs negli USA (guardate queste foto per capire). E dell’X Factor matildico s’è accorta subito pure il premio Oscar Susanne Bier, la regista di The Undoing: «Ha un sex appeal magnetico, oltre a una naturalezza tipica delle dive degli anni Sessanta», ha dichiarato in un’intervista a Vogue. A De Angelis è bastato mandare un autoprovino a HBO: «Di solito in Italia il processo di casting è molto più lungo ed estenuante, ho amici che a volte si sono ritrovati a fare anche dieci callback per un ruolo. Se devi testare una persona dieci volte, evidentemente non è quella giusta: lo capisci in un attimo. Forse il mio caso è stato esagerato nell’altro senso, ma negli Stati Uniti riescono a vedere oltre: la mia audizione è stata molto istintiva perché ti danno pochissime informazioni. Susanne deve aver intuito il mio potenziale, io non ero assolutamente consapevole della carica anche erotica che doveva avere questo personaggio. Decisamente non è la prima cosa che penso di comunicare». 

Matilda in ‘The Undoing –Le verità non dette’: Foto: HBO/Sky

Due settimane dopo Matilda era sul suo primo volo transoceanico di nove ore: «Pensavo: “Sicuramente cadrà l’aereo, morirò, potevo lavorare con Nicole Kidman e invece…”. Poi realizzi che stai andando in un posto in cui parlano inglese, in America, che dovrai scendere e incontrare tutti… Avessi potuto, mi sarei davvero buttata giù. Ero disperata». Anche quando ha ricevuto la telefonata, più che esplodere è implosa: «Non è scontato essere felicissimi quando ti capitano cose così grandi. In realtà la prima sensazione che provi è ansia più che gioia, almeno io. Alla fine sul set spacco tutto, sono supercontenta e mi diverto come una pazza, però prima di iniziare mi si contorcono le budella, tendo sempre a sottovalutarmi. È un meccanismo di autodifesa». Chi l’avrebbe mai detto, soprattutto a sentire Bier: «Quando è arrivata sul set a New York e ha conosciuto Nicole e Hugh, si è presentata senza paura, sicura di sé e tranquilla. Insomma, si è presa subito il suo spazio. Ha una presenza scenica pari alla loro, è carismatica e piena di risorse, come se avesse recitato da tutta la vita». Di nuovo quel Natural Born Matilda, chiamatelo come volete.

È arrivato il momento di domandare a Matilda De Angelis herself cos’è la matildadeangelistudine. Ride. «Secondo me un insieme di tante cose, è una ricetta complicata. Mi ha sempre salvato il non essere mai stata molto interessata a quello che gli altri pensano di me. È questo che poi mi aiuta ad arrivare su un set e a sentirmi a mio agio, perché cerco di presentarmi come sono veramente, non mi frega più di tanto se ti piaccio o non ti piaccio. E penso anche che il fatto di essermi sentita sempre brutta mi aiuti a essere bella. Non ce credo, quindi poi viene fuori qualcosa di naturale». 

Sì, però un attimo. Ci vuole anche una grande consapevolezza di sé per confrontarsi alla pari con Nicole Kidman, baciarla, addirittura sfoggiare davanti a lei un nudo integrale con una serenità che avrebbe terrorizzato attori con carriere decennali. «Io mi libero tantissimo sul set, come mi succedeva anche sul palco. Non lo so, mi sento come in una bolla, sicura. È il potere catartico dell’arte, e forse è questa la naturalezza di cui parlavamo: lì mi sento totalmente a mio agio, perfetta. Poi nella vita di tutti i giorni la cosa non sussiste, ma è anche questa la figata».

La scena di nudo è fondamentale nella definizione di Elena Alves, il personaggio che Matilda interpreta in The Undoing: misteriosa, provocatrice ma anche fragile, vera, fuori dai cliché. «Non pensavo neanche che l’avrebbero montata così, perché nella mia testa era impossibile immaginare una scelta tanto coraggiosa. E invece Susanne Bier, proprio perché fa parte di un certo filone di pensiero, è una regista danese… Sai, in tante cose gli americani sono ancora più bigotti di noi. Sono molto contenta, perché era importante creare questo tipo di impatto per un personaggio che, in fin dei conti, vedi per cinque scene e ti deve rimanere impresso per tutta la serie». Come rendi iconica una figura femminile senza scadere nel cheap e nel becero? «È tutto estremamente pulito ma allo stesso tempo molto forte, è uno statement, una dichiarazione di guerra». Lo diventa una volta di più nel dibattito odierno, dopo la vicenda della maestra d’asilo di Torino: «Penso che sia davvero arrivata l’ora di demitizzare tutte le questioni assurde che ruotano intorno alla sessualità femminile. Il problema non è che una donna provi desiderio o che, appunto, sia un essere sessuale. Ci masturbiamo, guardiamo i porno, possiamo essere arrapate, ma tutti questi termini non vengono mai associati a noi perché negli anni siamo state angelicate. Lo stigma sulla sessualità non dovrebbe esistere, perché è la cosa più bella e naturale del mondo. A essere malata è la condivisione di contenuti a parti terze senza il consenso della persona coinvolta, è gravissimo. Ma il fatto che una donna possa mandare delle foto di nudo al proprio partner è sacrosanto. E usare termini sessuali nei confronti delle donne come fossero una punizione, una cosa brutta… Quante volte leggi nei commenti: “Quella si meriterebbe…”. Anche questo è terrificante e senza senso».

Tornando a Kidman e al giorno in cui Matilda ha girato quella sequenza nello spogliatoio: «Ero lì che dicevo: “Ok, adesso mi tolgo l’accappatoio ed entro in scena, nuda, davanti a Nicole Kidman. Va bene”. Credo di aver messo il pilota automatico, non pensavo neanche, e lei a un certo punto mi ha rassicurato: “Muoviti come se fossi vestita, e fidati che sei bellissima. Ti capisco, mi sono trovata tante volte nella tua situazione, rilassati, non ci pensare, nessuno ti giudica, non è una sfilata di Victoria’s Secret, non stiamo qui a guardare se hai il culo alto o la cellulite, la cosa importante in scena sono le emozioni”. Mi ha tranquillizzato molto il fatto che fosse così materna nei miei confronti e che mi guardasse con coraggio, come a dire: “Sei tosta, stai facendo una cosa difficile, brava, vai tranquilla”».

Matilda con Nicole Kidman in ‘The Undoing – Le verità non dette’: Foto: HBO/Sky

Su quell’altra scena clou, il bacio con Nicole, si è detto tutto. Ma i suoi amici che commenti hanno fatto? Ride di nuovo. «Non si può dire, è chiaro che lei è una dea scesa in Terra, e i miei amici cazzoni bolognesi ovviamente hanno destrutturato quest’idea chiedendomi le cose peggiori. Ed è per quello che sono i miei migliori amici, sono delle persone geniali». Di Matilda, Nicole ha detto a Rolling Stone: «Siamo stati così fortunati. È meravigliosa come attrice e come essere umano, è una donna fantastica. È salita su un aereo, è arrivata a New York e si è totalmente buttata in quel ruolo». Le ha anche scritto una lettera, che Matilda tiene appesa a Bologna, a casa di sua madre. Ma cosa succede dopo le riprese, ci si sente ancora o ognuno va per la sua strada, e poi magari ci si manda un regalo a Natale? «Proprio così: mi sono arrivati due regali da Nicole, ma non so di più, perché sono stati consegnati al mio ufficio stampa e io sono qui a Venezia, li recupererò quando torno a Roma. La vita degli attori è complicata, riesco a vedere pochissimo certi colleghi amici italiani, figurati persone dall’altra parte del mondo… Però, quando crei legami positivi, se mai ti incontrerai e lavorerai di nuovo insieme, è come se avessi messo tutto in pausa e ripartissi da lì».

Tra il 2019 e il 2020 De Angelis ha partecipato a più progetti esteri che italiani. «Ce l’ho sempre avuta quell’aspirazione, vale tutto quello che ci siamo dette, però allo stesso tempo sono molto ambiziosa. Dopo il premio Shooting Star a Berlino nel 2018, ho pensato che ci dovevo provare. E l’anno scorso di film italiani ho girato solo L’Isola delle Rose (che però è su Netflix, il che vuol dire che ha una platea di 190 Paesi, nda) e Il materiale emotivo di Sergio Castellitto, dove c’è anche Bérénice Bejo. Pure la serie Leonardo, per quanto sia una co-produzione italiana, è recitata in inglese, il regista è inglese, come la maggior parte degli attori. Mi trovo inserita in un mercato internazionale e riconosco che probabilmente adesso in Italia non ho competitor per la mia età, diciamo che non posso negare l’evidenza». Ora con chi vuole lavorare Matilda? E non discutiamo più di sogni, a questo punto. «Se parliamo di registi, mi piacerebbe tantissimo fare un film con Xavier Dolan, di attori che amo all’estero ce ne sono troppi. Sul nostrano, invece, sicuramente Luca Marinelli, credo che sia l’attore più pazzesco che abbiamo in questo momento, sarebbe un onore».

La musica manca? «Magari un po’ stare sul palco, a volte guardo le persone che si esibiscono (adesso poco, sfortunatamente) con invidia, perché so quanto cazzo ci si diverta lì sopra. Ma per il resto ho tanti amici musicisti, il mio ragazzo è musicista, suono e canto sempre, fa parte della mia vita». Nella sua declinazione musicale, la scintilla deangelina è: «L’interpretazione. Sono brava a fare la stessa cosa che mi riesce nella recitazione: so trasmettere, ho empatia, cuore, quindi quando canto magari non ho un’estensione assurda o una voce incredibile. Però mi hanno sempre detto che esprimo emozioni… Sono brava a comunicare cose, ecco».

Photography: Francesco Ormando. Photography assistant: Luca Stendardi. Make up: Adelina Popa. Hair stylist: Cosimo Bellomo. Stylist: Valentina Palumbo

Ultimo capitolo dell’indagine, per tornare là dove siamo partiti: i social. Matilda sostiene di non saperne, in realtà anche lì pare una natural, con un racconto sempre giusto per la sua età, il suo lavoro e il tempo che viviamo: «Uso solo Instagram, ed è un po’ un mio punto debole. Combatto il mio senso di inadeguatezza costante con qualcosa che magari egoisticamente mi fa sentire meglio. Non penso di sapere utilizzare bene i social, non so che cosa voglia dire. Li uso in base alle mie 21 personalità, tipo Split. Un giorno ho voglia di essere la nuova influencer dell’acne positivity, in altri momenti una superfiga glamour, a volte li uso solo per mettere i post dei film o quelli commerciali e fine, chiudo. I social mi creano molta ansia, che cerco di combattere con la naturalezza. A volte mi espongo troppo, e poi mi chiedo perché l’ho fatto. Ma alla fine l’importante è che rimanga quella riservatezza che mi serve anche per il mio lavoro, perché preferisco che la gente non sappia troppo di me».

Nella vita comunque arriva anche un momento in cui diventa normale che Nicole Kidman ti tagghi su Instagram. «In questo sono davvero terribile. Riesco a capire che è una cosa assurda, ma non ho tutta questa fascinazione. Penso: “Be’, ovvio che lo faccia, abbiamo girato una serie insieme”. Invece non è scontato quello che ha detto di me, è meraviglioso. È stato pazzesco lavorarci, il resto è una conseguenza». Matildadeangelistudineagain, che è semplicemente essere Matilda. Con l’aggiunta di un po’ di “pare” che forse non ti aspetteresti, non da lei: «È tutto umano, certe paranoie fanno parte del dietro le quinte della questione, ma anche del dietro le quinte di me stessa. Cioè: io che cerco di non far vedere a me stessa che ho l’ansia. È una cosa stupenda, è metafisica».