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Mostra del Cinema di Venezia: l’intervista ai Deproducers

Il collettivo di musicisti ha vinto il premio "Ho Visto Una Canzone" di Assomusica per il brano "Just One Day" nella colonna sonora di "Italy in a day" di Gabriele Salvatores

Mostra del Cinema di Venezia: l'intervista ai Deproducers

Oggi alla Mostra del Cinema di Venezia verrà presentato fuori concorso al pubblico e alla stampa Italy in a day, l’esperimento cinematografico di Gabriele Salvatores che ha voluto riunire i filmati del pubblico rigorosamente girati il 26 ottobre dell’anno scorso, e il brano portante della colonna sonora, Just One Day ha già vinto il premio Ho Visto Una Canzone di Assomusica (Associazione Italiana dei Produttori ed Organizzatori di musica dal vivo) .

Gli autori sono i Deproducers, nome dietro al quale si riunisce l’eclettico collettivo di musicisti quali Max Casacci dei Subsonica, Gianni Maroccolo, Riccardo Sinigallia e Vittorio Cosma. Insieme, nel 2012, hanno dato vita all’interessante progetto Planetario incentrato sull’unione della divulgazione della scienza con la musica e in questi giorni si trovano a Venezia anche perché hanno curato la colonna sonora di un altro film in concorso, La vita oscena di Renato De Maria.

Abbiamo intervistato al telefono Vittorio Cosma, pianista, compositore, direttore artistico di molteplici festival (da La notte della Taranta al recente Microcosmi, a Comerio dal 12 al 14 settembre) e per svariate volte direttore d’orchestra per il Festival di Sanremo. Con Gianni Maroccolo ha curato la colonna sonora anche di The lack dei Masbedo.

Come ci si sente a un festival del cinema da musicista?
È una bellissima sensazione, lavorare al servizio delle immagini è molto appagante e dà una sensazione di libertà. Poi poterlo fare con un collettivo è stato ancora meglio…

Avete avuto lo stesso approccio per comporre le colonne sonore dei due film?
No, per il film di De Maria abbiamo avuto una metodologia di lavoro più tradizionale. Ci sentivamo molti coinvolti anche a livello personale per questo lavoro. Aldo Nove (il film è ispirato dal suo omonimo libro che racconta la sua vita) mi ha chiesto di occuparmene e la stessa richiesta è stata fatta dal regista a Riccardo Sinigallia. Abbiamo cercato il miglior suono che potesse accompagnare la discesa agli inferi del protagonista: un suono lisergico, strumenti distorti e sintetizzatori analogici.

Mentre per Italy in a day che lavoro è stato fatto?
Abbiamo cercato un suono che potesse unificare i filmati scelti tra gli oltre 44mila arrivati ma abbiamo notato che non era un’operazione corretta, perché veniva fornita un’interpretazione e uno sguardo autoriale. Così abbiamo cambiato rotta e abbiamo cercato ben quaranta temi che potessero accompagnare ogni singolo filmato. Ci sono degli spezzoni davvero molto forti: dalla terapia del dolore al racconto di un parto ma anche di un momento quotidiano qualsiasi. Crediamo di aver portato a termine un’operazione che non sia più giudicante.

In generale, in Italia, ora si sta dando la giusta considerazione alla colonna sonora di un film?
Credo di sì, finalmente. Durante i seminari che tengo all’università amo fare degli esperimenti per far comprendere quanto sia importante la musica. Mostro il viso di una donna, senza particolare espressione e faccio ascoltare un brano di sottofondo. Se a un certo punto lo cambio e ne scelgo uno “violento” è inevitabile pensare a ciò che potrebbe capitare a quella donna, anche se dalle immagini non si può intuire assolutamente niente.

Al di là delle colonne sonore i Deproducers stanno lavorando a un nuovo progetto?
Certo, dopo le stelle di Planetario ci stiamo dedicando ora alla botanica. Abbiamo avuto molto di poter utilizzare anche gli strumenti del conservatorio di Cremona come il violoncello e l’arpa. Per noi è un’altra bella sfida e vorremmo che vi partecipasse ancora Fabio Peri, direttore del Planetario di Milano, perché è un divulgatore scientifico straordinario.

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