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Meryl Streep e il film sui Panama papers: «Voglio proteggere chi è fottuto dal sistema»

Durante Venezia 76 la diva ha parlato del suo nuovo personaggio, interpretato per l'ultimo film di Steven Soderbergh, ‘The Laundromat’

Meryl Streep a Venezia 76 per la presentazione di ‘The Laundromat’

Foto di Pascal Le Segretain/Getty Images

Tutti in piedi per Meryl Streep che, anche se è la massima espressione della Hollywood royalty, ammette di non ricordarsi tutte le trame dei suoi film e che, sì, anche per lei esistono scene difficili da girare. E tutti in piedi pure Steven Soderbergh che non solo riesce a raccontare quel casino che c’è dietro lo scandalo dei Panama Papers facile facile come i problemini delle elementari, con le mele e le pere, o meglio, con le mucche e le banane, ma arriva a farlo diventare persino spettacolo: «Volevo lavorare con Steven da tempo e sapevo che solo lui sarebbe stato capace di intrattenere con qualcosa di così vero, complesso e drammatico. Lui o Bertolt Brecht», spiega Meryl. «Noi ci abbiamo costruito sopra un film divertente, senza però mai dimenticare che c’era dietro un crimine e che delle persone sono morte per cercare la verità».

Nelle mani di Soderbergh, il sistema di paradisi fiscali smascherato e consegnato alla stampa da una gola profonda in 11 milioni di fascicoli nel 2016 diventa un’irresistibile farsa. Basata sul libro del premio Pulitzer Jake Bernstein Secrecy World: Inside the Panama Papers Investigation of Illicit Money Networks and the Global Elite, The Laundromat (presto al cinema e dal 18 ottobre su Netflix) è una comedy più nera del nero, che diverte e si diverte per fare molto sul serio: «Come ne Il Dottor Stranamore di Kubrick, abbiamo capito che giocando avremmo avuto più chance di rimanere nella mente dello spettatore», dice Soderbergh. «Questo approccio ci permetteva di usare la complessità di quelle attività finanziarie come uno scherzo e di evitare che il pubblico avesse la sensazione di essere istruito, anziché intrattenuto. Credo che sia un buon modo per aggredire quel sistema».

E la farsa è così ben congegnata che sono gli stessi truffatori a illustrare i meccanismi dei trust, delle società guscio, parlando di mucche e banane, ovviamente. Nei panni di Jürgen Mossack e Ramon Fonseca, i due soci all’origine di tutto il sistema, Gary Oldman e Antonio Banderas, rompono la quarta parete per raccontarci la vita segreta del denaro: «L’umorismo era già tutto dentro la sceneggiatura, io interpreto Mossack, ma anziché creare un personaggio realistico, rappresento una versione di lui. Amo misurarmi con persone già esistenti, il fatto che siano reali non ti limita, anzi».

Il cuore morale della storia però è la vedova in cerca giustizia di Meryl Streep, una donna che ha perso il marito in un incidente durante una crociera in barca e che, quando capisce che l’assicurazione non pagherà perché coinvolta in una frode, inizia una battaglia per smascherare il sistema: «È il lutto che ti fa andare avanti, come accade ai genitori dei figli bambini uccisi nelle sparatorie in Connecticut o in Ohio. Il dolore è un motore che non puoi fermare», afferma la Streep.

Tutti in piedi per Meryl, che ogni volta che le propongono un film si chiede: «Con questo ruolo aiuto il mondo a diventare migliore o lo peggioro? Ho una vita sola e, soprattutto da quando sono diventata madre, ho capito che tutto conta, che puoi lasciare il segno». Meryl, che dice chiaro e tondo: «Anche io potrei trarre benefici da quelle leggi che assurdamente salvaguardano i super patrimoni ma non mi interessa chi fa soldi quanto me, voglio proteggere chi è fottuto da questo sistema». Tutti in piedi per Meryl e Soderbergh che, alla fine del film, sganciano la bomba che non ti aspetti. Ma non vi diremo altro.

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