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‘La prima volta’ di Fabio De Luigi

Il primo album comprato, il primo personaggio imitato e quello che si è incazzato di più. L'attore e regista, dal 7 febbraio al cinema con '10 giorni senza mamma', è passato in redazione a cazzeggiare un po' con noi

Cazzeggiare con Fabio De Luigi (qui la nostra ultima intervista) è sempre molto divertente, un po’ perché ha un modo estremamente elegante e mai forzato di farlo e un po’ perché così, dal nulla, tira fuori delle vere e proprie chicche. E quindi ci è sembrato il protagonista ideale per lanciare La prima volta, il nuovo format che… vabbè c’è poco da spiegare.

Abbiamo scoperto che il primo personaggio che De Luigi ha imitato è lui, Mr. Filippo “dove sono le mie sigarette” Nardi del Grande Fratello, e che ce n’è un altro che si sarebbe arrabbiato per la parodia. Nel video Fabio ne racconta parecchie. E qui leggerete qualcuna di quelle, a malincuore,ci è toccato tagliare a malincuore.

“La prima volta che mi hanno riconosciuto per strada partecipavo a uno spettacolo dei California Dream Man nei panni di Fabius, un fotomodello con l’alitosi che interpretavo ai tempi della Gialappa’s’. Mi sono spogliato anche io, restando con un paio di boxer impresentabili. Ero terrorizzato all’idea che le 7mila donne presenti mi avrebbero picchiato per aver rovinato uno spettacolo così intenso e invece, quando sono uscito, sono stato accolto da un grande boato di consenso. E lì ho capito la potenza della televisione”.

Dallo striptease al baseball, a cui ha giocato per anni: “Il mio primo home run l’ho fatto in allenamento e non l’ho mai fatto in partita. Ho centrato per due volte il bordo della fine campo, il muro, ma la palla è sempre tornata dentro”.

De Luigi è al cinema dal 7 febbraio con 10 giorni senza mamma, commedia diretta da Alessandro Genovesi sulle peripezie di Carlo, un padre distratto e assorbito dal lavoro, a cui tocca occuparsi dei tre figli quando la moglie Giulia (Valentina Lodovini) decide di partire per una vacanza: “La prima volta che sono rimasto solo con la prole nella realtà avevo un figlio di 3 anni, la mia compagna se n’era andata per lavoro a Firenze. Abbiamo passato 4 giorni bellissimi: roba da maschi, gare di rutti, pacche sulle spalle, virilità”.

La commedia? “Dirò una banalità ma è l’altro lato della tragedia, basta guardarla da un punto di vista diverso”. E quali sono gli ingredienti per una commedia di successo? “Se lo sapessi… la scrittura sicuramente, poi i produttori dicono che il film deve essere chiaro, avere un’idea forte, per cui riesci a spiegarlo in poche parole. Così sai perfettamente cosa stai andando a vedere e non ti trovi spiazzato o deluso. E poi credo che ci voglia amore in quello che si fa, anche nelle commedie popolari o larghe… quando si parla di volgarità al cinema, no? La volgarità non è la parolaccia, è fare le cose male”.

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