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Julia Roberts: «200 morti al giorno per oppioidi in Usa, dobbiamo parlarne ai nostri figli»

In 'Ben is Back', film-denuncia che esplora il dramma di una famiglia messa alla prova dalla tossicodipendenza distruttiva del giovane, interpreta superbamente una madre che cerca disperatamente di salvare il suo ragazzo.

Insieme a film su politica, musica e razzismo, il Toronto Film Festival ha voluto denunciare al grande pubblico il problema dell’epidemia da oppiodi in America con Ben is Back, diretto da Peter Hedges, film denuncia che esplora il dramma di una famiglia messa alla prova dalla tossicodipendenza distruttiva di Ben. È interpretato da Lucas Hedges, figlio di Peter, il nuovo nome caldo del cinema (Manchester by the Sea). Il ruolo della mamma che cerca disperatamente di salvare il proprio figlio è interpretato superbamente da Julia Roberts, in odore di nomina come miglior attrice ai prossimi premi Oscar.

Ms. Roberts, la scelta del film è stata dettata da…?
È una storia che descrive i problemi causati dalla droga in una famiglia, trattata da vari punti vista, della madre, del figlio, della sorella ma anche del secondo marito, dei figli nati dal secondo matrimonio e degli amici che hanno gli stessi problemi… Purtroppo nessuno è immune.

Ci dai due dati per capire meglio l’orrore?
Ogni giorno negli Stati Uniti muoiono 200 persone per overdose da oppiodi. Nel 2017, delle 72mila persone morte per droga, quasi 50mila sono dovute a causa di pillole analgesiche, diventate più letali di omicidi/decessi per violenza e incidenti automobilistici. Una piaga sociale che non ha fine. Secondo le statistiche, più di 2 milioni di americani soffrono di dipendenza dagli oppioidi, molte di queste sono madri e padri di famiglie considerate normali, con lavori, responsabilità e mutuo da pagare. Purtoppo l’epidemia sta evolvendo, senza migliorare.

Cosa vi ha detto Peter sul set?
Il film è stato girato nei boschi a nord di New York e per aiutare a creare il legame tra noi attori, Peter ha isolato tutta la troupe, voleva che non avessimo interferenze esterne. Passavamo le serate insieme, cucinando, lavando i piatti o guardando la televisione, come una vera famiglia.

Cosa ti ha colpito a livello personale?
Mi sono accorta che il perdono è un sentimento complicato, e che quando questo dolore entra in una famiglia, ci sono diversi livelli di interazione e reazione. Questo è il motivo principale per cui ho voluto questo film, perché per capire la storia nella propria globalità, devi viverla attraverso gli occhi di tutti i membri della famiglia. Una madre che si trova in questa situazione non sa come reagire, pensa che lasciando spazio al proprio figlio lo potrà aiutare, ma questo funziona per un’ora o per un giorno. È quasi impossibile che persone assuefatte riescano a uscirne da sole. Anzi, è impossibile.

Cosa hai imparato che non sapevi?
Il ruolo di alcuni medici che non hanno problemi a prescrivere droghe troppo potenti per alleviare un dolore che potrebbe essere controllato con semplici antinfiammatori. Nel film, Ben diventa dipendente dopo un incidente di snowboard, come tanti ragazzi che fanno sport e si fanno male, quando il dolore è insopportabile cercano sollievo con farmaci semisintetici, dall’ossicodone fino alla morfina e all’eroina.


Come porre un freno?
Prima di tutto, parlandone. È un argomento che non ho nessun problema a discutere con i miei figli. Ogni sera a cena ognuno racconta le proprie esperienze, ognuno può chiedere qualsiasi cosa, zero tabù. Il vaping è un altro grosso problema che ho scoperto grazie a mio figlio più grande. I ragazzi hanno ricominciato a fumare in massa, e anche se fumare le sigarette elettroniche non fa male come le sigarette normali, il problema rimane sempre lo stesso, la dipendenza, uno stato mentale che aiuta a creare dipendenze di altri tipi. Ancora una volta vincono le corporation, che sono state capaci di ricreare un’abitudine al fumo, che se non fosse tornata a essere cool, forse sarebbe scomparsa.

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