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Jodie Foster: «Le donne registe sono ancora viste come mine vaganti»

Abbiamo intervistato l'attrice che sta per presentare il suo quarto film da regista, "Money Monster-L'Altra faccia del Denaro"

Jodie Foster e George Clooney sul set di "Money Monster"

Jodie Foster e George Clooney sul set di "Money Monster"

Il volto, anche se tirato (sta terminando il montaggio nel momento della nostra intervista) lascia intravedere i tratti inconfondibili -sorriso, gentilezza e intensità- di quella ragazzina inesperta ma decisa a tutto che ricordiamo benissimo in Taxi Driver di Martin Scorsese (che ha avuto il 40esimo anniversario durante il recente Tribeca Film Festival) e a cui tutti pronosticarono un’incredibile carriera.

Promesse ampiamente mantenute da Jodie Foster, attrice, produttrice e regista con più di 40 anni di carriera, 44 film, Oscar, BAFTA, Golden Globes e David di Donatello per tanti film che hanno lasciato il segno nel panorama cinematografico hollywoodiano: Sotto Accusa, Il Silenzio degli Innocenti, Il Mio Piccolo Genio, Maverick, Neil, Panic Room, Contact e Inside Man. Si presenterà al prossimo 69esimo Festival di Cannes, con il suo quarto film come regista, con Money Monster-L’Altra faccia del Denaro, con un cast d’eccezione: George Clooney, Julia Roberts e Jack O’Connell.

Possiamo dire che Money Monster sia un film anomalo nella sua carriera di regista, molto più audace, temerario, ambizioso?
Sì, è molto diverso rispetto a tutti gli altri miei film: è un film mainstream, un film di genere e ha come protagonisti due tra gli attori più influenti di Hollywood. Mi ha dato la possibilità di provare cosa significa gestire una produzione di grosso budget, anche perché quando giri a Wall Street con migliaia di extra, devi avere la capacità organizzativa e accesso a varie risorse, altrimenti diventa un disastro. Nonostante sia un thriller e un film d’azione, la mia priorità è sempre concentrata sui personaggi, sulle loro storia e dinamiche, come interagiscono tra di loro, le conseguenze dei loro comportamenti. Senza una storia, senza narrativa, non c’e’ mai un film, ricordiamocelo.

Come ha convinto Julia Roberts e George Clooney?
Sono stata fortunata. Diciamo che dopo aver girato Elysium con Matt Damon ho avuto un’accesso preferenziale a George e Julia, visto che Matt è amico di entrambi. Devo però confessare che quando Julia ha accettato sono rimasta sorpresa, non ci potevo credere, sono una sua ammiratrice, come donna e attrice, sin dai tempi di Pretty Woman. Entrambi sono fondamentali in questo film, forse senza di loro mi sarei pentita di aver deciso di fare un popcorn movie. Invece è stata un’esperienza meravigliosa, anche se non sono sicura che la rifarò. Sono sicura che ci sono molte storie interessanti che possano essere raccontate in modo più semplice, senza fare troppo baccano.

Secondo lei, perchè questo film potrebbe essere rilevante nel panorama politico di oggi?
Credo che il mondo della finanza e quello tecnologico siano nell’interesse di chiunque, soprattutto dei politici, sia essi di destra, di sinistra, moderati o del centro. E’ un argomento attuale e rilevante. Credo che qualsiasi politico sappia o creda che il nostro sistema finanziario deve essere riformato. Io non sono una persona molto impegnata politicamente e non ho mai voluto fare un film politico. Il mio obiettivo, era di usare il mondo finanziario come ‘scusa’, una sorta di scenografia per esplorare la tecnologia nel mondo moderno.

Chi è Lee, il personaggio interpretato da George Clooney?
Lee è un conduttore televisivo, un finto ‘esperto’ che sceglie e consiglia azioni e investimenti durante il corso del programma, coadiuvato dalla sua produttrice. Lee è un piccolo ingranaggio in un sistema molto più grosso e potente di lui. Si rende conto di essere manipolato, e non ha nessun problema ad accettarlo. E’ una pedina, un burattino al servizio di Wall Street, anche se altamente ricompensato. E’ un film che ha tre protagonisti principali, Patty (Julia Roberts), Kyle (un bravissimo Jack O’Connell) e appunto Lee-Clooney, e durante il corso del film ogni dettaglio delle loro vite private verrà rivelato al mondo intero, trasmesso in televisione. La prima volta che vediamo George è seduto sul cesso. Questa è la sua introduzione nei confronti del mondo. Non ha avuto nessun problema a girare quella scena, anzi gli è piaciuta molto, è stato molto contento di farla.

E Jack O’Connell?
Per il ruolo di Kyle, dopo aver visto La Storia di Luigi Zamperini ho sempre avuto in mente lui, e, anche se ho fatto audizioni a centinaia di attori, alla fine, era la persona giusta. Interpreta il ruolo di un investitore che ha perso letteralmente tutto dopo aver ascoltato un consiglio finanziario di Clooney. È lui il polo di action-mistery di tutto il film, nonché la minaccia, sotto forma di veste esplosiva che si lega al petto nel momento in cui entra negli studi.

Si parla molto delle donne a Hollywood. Di quanto siano una minoranza, soprattutto quando si parla di regia.
Anche se non sono la persona più adatta a parlare di questo problema, perché faccio parte del club dei boys da decenni, devo dire che dopo quasi 50 anni di cinema le domande che emergono sono sempre più complicate. Quello della disparità di presenze femminili è una conversazione a senso unico. Nessuno a Hollywood ha idea di come affrontare la questione, sappiamo che ci sono vari problemi, di sicuro molti ostacoli che includono ….la psicologia arretrata di molti executives degli studios; il nostro sistema finanziario, che non si fida delle persone giuste; l’economia globale che è allo sfascio; e l’ignoranza alla ‘Donald Trump’.

Le donne registe?
Le donne registe sono ancora viste come mine vaganti, è una questione di razza, una guerra psicologica, i proprietari delle sale cinematografiche, quelli che veramente decidono se proiettare un film o meno, hanno paura che se parliamo di sentimenti invece che di esplosioni nello spazio, non riempiono le sale. Ci vorrà la prossima generazione per sperare di cambiare le cose. Quelli che votano Bernie Sanders oggi, speriamo siano in controllo domani”.

Quanto è cambiata LEI come regista, dal suo primo film, Il mio piccolo genio?
(ride) Non sapevo nulla, niente di niente, anche se ero preparata. Conoscevo il cinema, ma come regista ero una newbie. Dalla mia esperienza personale credevo che il regista dovesse avere il controllo assoluto su tutto, soprattutto sugli attori. (ride) Ancora oggi quando incontro Dianne Wiest, le chiedo scusa. Ero molto giovane, “I just didn’t know any better”.


Questa la locandina di Money Monster – L’altra faccia del denaro, nelle sale italiane dal 12 maggio

La locandina di Money Monster

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