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Jennifer Lawrence sa come si fa

Con il ruolo in "Joy" ha sfiorato il secondo Oscar. Si capiva che avrebbe fatto strada, da quando a 14 anni viveva a New York e si litigava il pane con i topi

Jennifer Lawrence nel ruolo di Joy Mangano in "Joy"

Jennifer Lawrence nel ruolo di Joy Mangano in "Joy"

Cominciamo dicendo che ci conosciamo, che sono e sarò sempre l’unico uomo-lasagna della sua vita, il giornalista che ha sfidato le ire della publicist portando e dividendo con lei, tre giorni prima degli Oscar, una teglia di lasagne (suo cibo preferito dopo la pizza). Vorrei sottolineare anche che Jennifer Lawrence è la donna più pagata del cinema del 2015 (55 milioni di $); star indiscussa del sistema hollywoodiano; vincitrice di Oscar, Bafta, Golden Globe (il terzo appena conquistato come miglior attrice per Joy) e una delle persone più schiette e oneste che si possano intervistare. La incontro a New York, in occasione del lancio appunto di Joy, diretto da David O. Russell, con Bradley Cooper e Robert De Niro, tratto dalla vera storia di Joy Mangano, inventrice della Miracle Mop, una scopa che ha rivoluzionato il mercato delle casalinghe americane.

JLaw, altro film, altro Golden Globe e magari Oscar.
Zitto, che porta sfiga!

E comunque terzo film con David. Com’è evoluto il vostro rapporto?
David mi ha visto crescere. Grazie ai suoi film sono diventata donna. Ci capiamo al volo, senza parlare. Abbiamo una connessione speciale, entrambi amiamo scherzare, ridiamo per delle cazzate e piangiamo per cose serie, stessi concetti di sentimenti importanti, amore, amicizia, lealtà, lo rispetto tantissimo, non solo come regista, ma come uomo. Insieme ci divertiamo, voglio lavorare con lui finché vivo.

Consideri Joy il tuo primo vero ruolo da protagonista?
Sì, anche se negli Hunger Games ero in quasi tutte le scene. Joy mi ha dato la possibilità di espandere il mio raggio emotivo: Joy è un animale in continua evoluzione, è mamma, figlia, amica, sorella. Una donna che si rifiuta di arrendersi, che vuole essere più di quello che la gente si aspetta da lei. Da femminista ti dico che è uno dei film dove si racconta dell’American Dream in maniera diversa.

Com’è stato lavorare ancora con De Niro?
Bob è una figura paterna, si preoccupa per me, mi coccola, mi supporta, mi consiglia su tutto… ma non sul set. Sin dalla prima volta che abbiamo lavorato insieme mi ha detto che, anche se avevo 20 anni, ero una old soul, un’anima antica che probabilmente aveva già recitato in un’altra vita. Non sembra, ma è un uomo molto spirituale.

Uno dei consigli che ti ha dato?
Oltre a essere un grande attore, ha un grande senso degli affari. Mi ha detto che, se volevo investire dei soldi, potevo comprare uno dei suoi edifici a Tribeca, visto che è quasi tutta sua! Hotel e ristoranti per lui sono ottimi investimenti, è stato lui ha convincermi a comprare casa a Beverly Hills. Per quanto riguarda le azioni, sto investendo… (si ferma e mi guarda)… su aziende che hanno a che fare con l’acqua. Per Bob l’acqua è l’oro del futuro. Ehi, però, se seguite le mie idee e perdete una montagna di $$$, non venite a menarla a me, ok?

Che casa hai comprato?
Stile francese, enorme, piscina, screening room, 5 camere da letto, 6 bagni, un salone massaggi-spa… Dopo averla comprata ho scoperto che è la “zoccola” n.1 delle case di Beverly Hills. Se la sono passata tutti: Jessica Simpson, Ellen DeGeneres, Sharon e Ozzy Osbourne.


La vera Joy, in una televendita del suo Miracle Mop

Se non avessi avuto successo come attrice, che cosa faresti?
Sono arrivata a New York che avevo 14 anni. Mio fratello ne aveva 18 e si è offerto di farmi da balia. Avevo deciso che, se non avessi sfondato in 5 anni, sarei tornata in Kentucky a fare l’infermiera. Mi piace occuparmi degli altri, ho una pazienza infinita.

Com’è stato vivere a New York, da ragazzina?
Surreale, fucking surreale, come nelle storie di Pippi Calzelunghe. I miei genitori non erano per niente contenti, ma lavorando come babysitter avevo messo da parte abbastanza dollari per pagarmi il viaggio. Vista la mia cocciutaggine hanno deciso di supportarmi. Con mio fratello avevo affittato un appartamento minuscolo a Chinatown, senza cucina né acqua calda… era orribile, poco più grande di un armadio, infestato da topi e scarafaggi, ma nonostante tutto ero felice, indipendente. Spesso i topi ci mangiavano il pane, ma invece di buttarlo via toglievamo la parte dov’era stato morsicato e ci mangiavamo il resto! Quando i miei si sono resi conto dei sacrifici che ero disposta a fare pur di recitare, hanno capito che forse avrei potuto farcela.

E la tua carriera di modella?
È durata poco, ho posato per una campagna di Abercrombie&Fitch, ma non hanno mai pubblicato le mie foto. A quanto pare non sono piaciuta. Eravamo sulla spiaggia e dovevamo far finta di giocare a football. Le altre ragazze erano tutte aggraziate, io no, in tutte le foto sono sudata, rossa in faccia, piena di sabbia. Quando il mio agente le ha viste, è scoppiato a ridere!

Agli scorsi Oscar Patricia Arquette ha sollevato la questione della differenza di paga tra attori uomini e donne, problema sollevato da molti a Hollywood, te compresa. Ci sono stati dei cambiamenti?
Sì, è appena stata approvata una legge da Jerry Brown, Governatore della California, che prevede che i datori di lavoro diano la stessa paga per lo stesso lavoro, indipendentemente dal sesso. Questo ovviamente non nei settori creativi, dove c’è sempre domanda e offerta. Fra gli attori è difficile quantificare equamente il lavoro, per dire, di un Leonardo DiCaprio rispetto a quello di una Patricia Arquette, perché entrano in gioco fattori diversi, come potere contrattuale e botteghino. So solo che quando è scoppiato lo scandalo Sony e ho scoperto che tutti gli attori di American Hustle prendevano più di me e di Amy Adams solo perché avevano un uccello, mi sono incazzata. In realtà è stata colpa mia, ho accettato la cifra che mi hanno proposto, perché volevo lavorare con David. Sinceramente tra X-Men e Hunger Games guadagno abbastanza soldi, ma per me è stata una questione di principio per aiutare tutte quelle attrici che fanno fatica a pagare l’affitto. È ora di finirla con ‘sta storia delle disparità.

Robert De Niro, Bradley Copper e Jennifer Lawrence in "Joy"

Robert De Niro, Bradley Copper e Jennifer Lawrence in “Joy”

 

Quanto sono importanti gli amici a Hollywood?
Quelli veri ti salvano la vita. Di amici ne ho pochi, la maggior parte non ha niente a che fare col cinema, è gente normale, disgraziati e fetenti che conosco da decenni, da prima di diventare famosa. E per volere mio, sono sempre io che pago il conto, ovunque andiamo.

Una tua qualità?
JSono molto brava a riconoscere la gente che spara cazzate e che vuole solo approfittare di te e delle tue conoscenze.

Come sei diventata amica di Amy Schumer?
Dopo aver visto Trainwreck – Un disastro di ragazza le ho mandato un’e-mail dicendole che dovevamo diventare amiche e, forse, lavorare insieme. Mi ha risposto e abbiamo iniziato a spedirci text, uno più scemo dell’altro. Con lei sono in grado di sparare cazzate che altrimenti rimarrebbero sepolte dentro di me, ha il potere di farmi ridere come mai in vita mia. Abbiamo appena finito di scrivere una scemeggiatura – non cambiare la M! –, è una commedia scemissima dove interpretiamo due sorelle sceme. Lei è quella seria, io quella completamente tarata. Sarà un film demenziale, divertentissimo.

Ti piacerebbe dirigere?
Ho sempre voluto diventare regista, sin da quando ho iniziato a recitare, ma solo adesso mi sento pronta. Ho in cantiere Project Delirium, film basato su un articolo sulla guerra psicologica degli anni ’60, quando gli esperimenti degli acidi finivano male. È un film strano e divertente e, anche se fosse un flop pazzesco, sarebbe comunque una storia interessante da conoscere. Non ho paura, sono pronta anche ad affrontare critiche negative.

Progetti futuri?
Sto girando Passengers, un film di fantascienza con Chris Pratt, Michael Sheen e Laurence Fishburne, del norvegese Morten Tyldum, lo stesso di The Imitation Game. Questo film mi ha sverginata, nel senso che ho girato la prima scena di sesso sullo schermo, con Chris Pratt. Un’esperienza terrificante, non avrei mai creduto fosse così difficile. Finita la scena, ho chiesto scusa a sua moglie, l’attrice Anna Faris: lei era gentilissima, continuava a ripetermi di non preoccuparmi, che era il mio lavoro, eppure mi sentivo sempre peggio! Vedi, non ho mai baciato un uomo sposato in vita mia.

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