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Jack Black si racconta: “Sono un mostruoso antisociale”

Al cinema torna con un ruolo horror comico e con il panda più amato del mondo. Ma sogna un'opera rock tipo "Tommy", sicuro di fare meglio di Jack Nicholson

Jack Black, foto di Larry Busacca/Getty Images

Jack Black, foto di Larry Busacca/Getty Images

Ha una risata quasi satanica, inconfondibile. Ma ha un modo accogliente che non ti aspetti da un personaggio vulcanico, chiassoso & irascibile com’è lui. Jack Black, californiano di Hermosa Beach, è attore, cantante, musicista, doppiatore e anche padre di famiglia, famoso per ruoli in School of Rock e Amore a Prima Svista, Tropic Thunder, Bernie; per aver prestato la voce a Era Glaciale, Shark Tale, e i tre Kung Fu Panda; ha in curriculum varie nomine MTV Movie Awards, Golden Globe e Independent Spirit, nonché un seguito numerosissimo per il duo Tenacious D, formano l’amico Kyle Glass. Nel suo ultimo film, Piccoli Brividi, interpreta lo scrittore dei famosi racconti horror, R.L. Stine, basato sulla collana dei celebri libri per ragazzi degli anni ’90.

Perché questo film?
Perché ho una relazione di amore-odio nei confronti dei mostri. Da bimbo mi piacevano tutti i classici Frankenstein, Dracula, il Lupo Mannaro, La mummia… Volevo che i miei figli (Sam, 9 anni, e Thomas, 7, ndr) potessero vedermi al cinema, in un ruolo mix di umorismo e paura, dove si insegna a perdonare, a non lasciare che la rabbia e la sete di vendetta abbiano la meglio sulle altre emozioni.

Interpreti una versione romanzata dello scrittore R.L. Stine. Vi siete incontrati?
Sì, abbiamo parlato a lungo su come voleva che interpretassi il suo personaggio. Si è raccomandato che non risultassi troppo “pauroso”, perché molti bambini che leggono i suoi libri sono ancora piccoli. Stine è un uomo complesso, mi assomiglia molto. È antisociale, incute soggezione ed è quasi mostruoso.

Ma tu non sei antisociale e mostruoso…
Dovresti vedermi nella vita privata, e anche quando rido e scherzo, sono un padre rigoroso, voglio che i miei figli rispettino certe regole, che vadano a letto all’ora stabilita, che facciano i compiti e studino, che si rendano conto che la vita non è una vacanza. Non sono il party dad che tutti si immaginano che sia, anzi, fra i due, mia moglie è il poliziotto buono, io sono il cattivo. E poi, diciamocelo: loro devono andare a letto presto perché a una certa ora rompono i coglioni, e io invece voglio passare qualche ora in pace con Tanya.

Jack Black nel film "Goosebumps - Piccoli Brividi"

Jack Black nel film “Goosebumps – Piccoli Brividi”

E cosa ti piace fare con tua moglie?
(Ride) Devo proprio rispondere a questa domanda? Niente di pornografico, siamo noiosi, sia se suoniamo – io la chitarra e lei il violoncello – sia se guardiamo la televisione, io guardo i suoi show preferiti (Masterchef) e lei guarda i miei anche se non le piacciono, come Il trono di spade, che io invece adoro. Si sacrifica per me, se questo non è amore!

Invece con i tuoi figli cosa fai?
I due giochi preferiti per ora: frisbee e automobili telecomandate. L’importante è che vinca sempre io, te l’ho detto, sono un papà esigente, la vittoria se la devono meritare, niente lacrime, Suck it up, kids!

Visto il tema di Piccoli brividi, cosa ti fa paura?
Tutto! Specialmente i film horror. Con i primi soldi che ho guadagnato, ho comprato una vecchia casa a Hollywood, costruita nel 1918. Dopo il trasloco, Tanya ha scoperto che era stregata: ci succedevano cose strane, come quando il violoncello di mia moglie si metteva a suonare da solo. Oppure ai bambini scomparivano i giocattoli e poi li trovavamo mesi dopo in posti assurdi. Fortunatamente non ho mai visto né sentito niente, però abbiamo deciso lo stesso di cambiare casa. Un’altra paura che ho: la musica jazz, perché è tutta improvvisazione, non esistono note sbagliate. Nella famiglia di mia moglie suonano tutti jazz, e sono tutti fottutamente strani.

Quando non lavori, cosa fai?
Mi piace dormire fino a tardi. E mi occupo, o meglio ci provo, di tutto quello che non ho mai tempo di aggiustare in casa: lampadine fulminate, serrature… però, fuck man, non ho le mani d’oro, non so fare niente.

Ho paura della musica jazz, perché è tutta improvvisazione, non esistono note sbagliate.

Da bambino com’eri?
Ero un nerd, mi piacevano scienza e teatro. Crescendo ero l’american dream di tutti i genitori yankees che non prestano attenzione ai propri figli: ero diventato un mezzo delinquente, avevo amici che erano dei veri criminali. A 13 anni ho fumato per la prima volta, ma siccome eravamo “bianchi”, ci hanno rifilato dell’origano invece che della ganja. Faceva schifo. Qualche settimana dopo, siamo riusciti a trovare dell’erba vera e ci siamo fatti di brutto, per me non era un bel periodo, i miei si stavano separando e odiavo la scuola. Poi sono passato a droghe più ricercate e pesanti – come dicevano Ronald e Nancy Reagan – tipo acidi e cocaina, perché trovavo romantica l’idea di nascondermi, di essere considerato pericoloso, di essere inseguito dalla polizia. Ero molto instabile. Poi, con una telefonata, tutto è cambiato: ero all’Università quando mi avvisarono che mio fratello Howard era morto di Aids. Era sempre stato il mio mentore, fu lui a portarmi al mio primo concerto quando avevo 11 anni. Sempre lui a farmi innamorare della musica. È morto a 31 anni, mia madre non si è mai ripresa dal dolore.

E il bug della recitazione quando lo hai preso?
Sono sempre stato un performer, sin da bambino. Al liceo ho anche scoperto di avere del talento. Frequentavo questa scuola posh-da-fighetti di Santa Monica, dove vanno tutti i figli di Hollywood, tipo Liv Tyler, Kate Hudson, Jonah Hill, Zooey Deschanel. Usavo la recitazione come valvola di sfogo.

E poi?
Poi mi sono iscritto all’Università per far piacere a mio padre. A quel tempo le mie ispirazioni erano suonare, scrivere canzoni e fumare. Non mi interessava diventare medico o avvocato. Dopo un paio di anni ho mollato tutto e sono entrato a far parte della Actors’ Gang, un teatro sperimentale di Culver City fondato da Tim Robbins. Due anni dopo mi ha offerto un ruolo nel suo mockumentary politico Bob Roberts. E da lì non ho più smesso di lavorare. Scegliere di fare l’attore ha senso solamente se hai una vera passione per il mestiere, non certo perché vuoi diventare famoso, altrimenti rischi di fare solo dei film del cazzo.

Un'immagine da Kung Fu Panda 3. Jack Black doppia il panda Po nella versione originale

Un’immagine da Kung Fu Panda 3. Jack Black doppia il panda Po nella versione originale.

Qual è stato il tuo primo lavoro pagato?
Una pubblicità per Atari quando avevo 13 anni. Quando i miei compagni di classe mi videro in televisione, diventai famoso per un paio di giorni. Fossi stato maggiorenne, avrei scopato come un riccio.

Quanto è stata importante la musica per la tua carriera cinematografica?
Se non fossi stato musicista, non avrei mai ottenuto un ruolo importante in Alta Fedeltà o School of Rock e forse non avrei mai lavorato con un genio come Richard Linklater. Quelli comici sono i ruoli più difficili, forse perché nessuno ci prende sul serio, tutti pensano che invece di lavorare ci divertiamo a sparare cazzate e fumare canne.

Fumi ancora?
No, mi rende paranoico. Per aiutarmi a smettere ho preso per due anni Wellbutrin, una droga che molti usano anche contro la depressione. Ho smesso prima di Tropic Thunder, anche se mi avevano detto che avrei sofferto di crisi di astinenza. E infatti ho passato due settimane credendo di avere un buco nero nel cervello, una sensazione stranissima.

Quelli comici sono i ruoli più difficili, forse perché nessuno ci prende sul serio

Ti ricordi una cazzata fatta da fumato?
Come se fosse ieri (ride). Avevo appena comprato la mia prima auto, un Maggiolino usato e devo dire che ero fuori di testa, una volta volevo sfidare un treno… Non so come faccio a essere vivo. Comunque, ricordo che, da fumato, avevo girato gli spruzzini dei tergicristalli, in modo da bagnare i ciclisti che incontravo. Fucking asshole! Un giorno ne ho bagnato uno, e dopo qualche chilometro, imbottigliati nel traffico, questo ci ha raggiunto e, come nei film, ha spaccato di tutto: fanali, tergicristalli, specchietti… E noi, in macchina a guardarlo e ridere, troppo fatti per reagire.

A quando il prossimo disco dei Tenacious D?
Per fare un album ci mettiamo almeno sei anni… Dovremmo smettere di andare in tour e andare in studio a registrare. Abbiamo un’idea per un nuovo concept album, ma non abbiamo ancora avuto il tempo di scriverlo. Siamo lentissimi, anche perché ogni album deve essere una figata, non vogliamo essere mediocri.

Altri progetti futuri?
Ho varie cose in ballo, ma ultimamente sono ossessionato dalla musica polka. Sto sviluppando un progetto su un polacco che è diventato famoso negli Usa. Sapevi che Jon Bon Jovi è di origini polacche? (Ride). Poi uscirà presto Kung Fu Panda 3 (nell’edizione italiana Jack Black è doppiato da Fabio Volo, ndr), diretto da Jennifer Yuh e dal vostro Alessandro Carloni.

Un ruolo che vorresti fare da sempre?
Mi piacerebbe un’opera rock, stile Tommy degli Who. Adoro l’album, ma non mi piace troppo il film. Jack Nicholson è un bravissimo attore, ma a cantare è pessimo. Si è sbattuto parecchio per fare del suo meglio, ma se non hai la voce non c’è un cazzo da fare.

Questo articolo è pubblicato su Rolling Stone di dicembre.
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