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“Independence Day: Rigenerazione”, gli alieni sono tornati

A 20 anni dal primo capitolo, arriva il sequel, con un grande assente (Will Smith) e molte conferme, tra cui Jeff Goldblum, che dice: «Sarebbe bello scoprire vite in altre galassie»

Dopo l’attacco sferrato dagli alieni nel 1996, l’umanità ha sempre saputo che sarebbero tornati. Grazie all’utilizzo di tecnologia aliena, le nazioni della Terra si sono unite nel creare un programma di protezione globale, ma nulla ci potrà preparare a un attacco alieno senza precedenti. Solo la genialità di un piccolo gruppo di uomini e donne salverà il mondo dall’estinzione. Questo il filo narrativo di Independence Day: Rigenerazione, 20 anni dopo il blockbuster originale. Al London Hotel a Beverly Hills la nostra Bestia ha fatto sbottonare tutti, dal regista Roland Emmerich a Liam Hemsworth, fino al talentuoso Jeff Goldblum.

La prima domanda è al regista: perché non c’è Will Smith in un cast pieno di “ritorni”?
Inizialmente era interessato, così ho iniziato a scrivere una sceneggiatura con lui in mente. Poi ho fatto la sciocchezza di fargliela leggere mentre iniziava a girare After Earth. Una settimana dopo, Will mi ha chiamato e mi ha detto che gli dispiaceva molto, che mi voleva molto bene, ma non poteva fare un altro film di fantascienza dopo Io sono leggenda, Hancock e Men in Black 3, soprattutto mentre ne stava girando un altro con suo figlio Jaden. In realtà è stato meglio così, con un cast più giovane vedo possibile fare un terzo film, magari con attori completamente diversi. Non è più solo un sequel, è diventata una franchise.

A proposito di sci-fi, tu, Jeff, credi negli alieni?
Sono un attore, per un ruolo posso credere a tutto! Finché non succede non ci credo, ma trovo il dibattito interessante. Seguo il lavoro di scienziati come Neil deGrasse Tyson. Mentre mi preparavo per il ruolo, mi sono messo in contatto con SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence), l’organizzazione che si occupa di scoprire se esiste altra vita nell’universo. Loro dicono che non sono mai stati contattati, ma sono certi che succederà entro 20 anni. Devo dire che nella mia vita quotidiana non è una priorità, non mi alzo al mattino pensando che sarebbe bello fare una chiacchierata con Bogloditi sul pianeta Boglodotia (cit. Men in Black). Sarebbe interessante scoprire vite in altre galassie, perché ci aiuterebbe a capire i dilemmi eterni: Chi siamo? Da dove veniamo? Saperne di più sulla nostra relazione con l’universo.

Roland, quanto sei cambiato come regista, dal primo film?
Sono diventato molto più complesso, come del resto il mondo in cui viviamo. Anche questo film è molto più intrigante rispetto al primo, c’è molta più suspense, tratta tematiche più complicate, della responsabilità che abbiamo nei confronti delle nuove generazioni.

E tu, Jeff?
Io continuo a essere infantile senza essere un bambino, a giocare e divertirmi senza dimenticare le mie responsabilità da adulto e genitore. L’importante nella vita è avere immaginazione. Essere attore vuole dire pretendere di essere chiunque desideri senza rischiare di fare cose di cui potresti pentirti. È fantastico.

Roland, perché le invasioni aliene ci affascinano così tanto? E perché hai fatto un sequel, mentre avevi giurato che non l’avresti mai fatto?
Sai, quando si invecchia si diventa più maturi! Io sono il padre di tutti i miei film, li amo come figli. Se hai procreato un bel bambino perché non dovresti farne un altro? La verità è che ero curioso di sapere come sarebbe uscito. Trattare di alieni è politicamente corretto: puoi strapazzarli, ammazzarli, nessuno ti rompe le palle. Al mondo d’oggi è molto difficile fare un film d’azione, magari sul terrorismo, senza offendere qualcuno, devi evitare a tutti i costi gli stereotipi. Ecco, se gli alieni, invece di essere malvagi, volessero diventare nostri amici, allora sì che avrei un problema. Sarei disoccupato!

Liam, nel film sei l’eroe americano per eccellenza. Quali sono i tuoi eroi?
I miei fratelli, Chris e Luke. Pensa che, invece, quando ero bambino, odiavo Chris. Ero cattivissimo con lui, gli tiravo i coltelli sperando di mandarlo in ospedale!

Al tuo personaggio non piace rispettare troppo le regole. Gli assomigli?
Io non sono così egocentrico, non mi prendo troppo sul serio. Quando mi hanno proposto la parte, ero molto contento: sono sempre stato un fan del primo film, quando l’ho visto per la prima volta avevo 7 anni. Mai avrei potuto immaginare che sarei finito a lavorare con un regista visionario come Roland.

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