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‘Hellboy’, parla Mike Mignola: «Non è un supereroe. È unico»

Il creatore del figlio dell'Inferno che lotta per salvare il mondo (o non distruggerlo) racconta come è nato il reboot diretto da Neil Marshall con David Harbour e Milla Jovovich

David Harbour in 'Hellboy'

Foto Mark Rogers

Per molti fumettisti americani della passata generazione, il mezzo supremo di espressione personale è passato attraverso il lavoro sui supereroi, sia dal punto di vista di reinvenzione di un personaggio, sia attraverso la creazione di un eroe originale (oggi la misura del talento si dà nelle graphic novel, cosa che ci condanna a leggere qualche isolato capolavoro perso in un mare di roba ombelicale e senza nerbo. Ma non divaghiamo).

Così, con vero spirito americano, quando nel 1994 Mike Mignola si è deciso a produrre qualcosa di suo, dopo anni di lavoro su ordinazione, ha tirato fuori dalla sua immaginazione uno strano tipo di antieroe con pelle rossa e occhi gialli, maleducato e sboccato, amante della birra e dei sigari, un figlio dell’Inferno che, per qualche motivo, si trova meglio tra gli uomini (anche se potrebbe causare la fine del mondo). Stiamo parlando di Hellboy.

Lo splendido comic di Mignola, dallo humor nerissimo e illustrato con uno stile che ricorda le xilografie espressioniste, è stato portato al cinema due volte da Guillermo del Toro, nel 2004 e nel 2008, con ottimi risultati – dava il volto a Red (il soprannome dell’omaccione demoniaco) un attore perfetto per fisico e cazzimma, Ron Perlman. Difficile fare meglio, ma undici anni dopo arriva un terzo capitolo che per forza di cose è diventato un reboot, con un nuovo regista (Neil Marshall, quello di The Descent), un nuovo protagonista (David Harbour, il poliziotto patatone di Stranger Things) e lo stesso Mignola nei panni di produttore esecutivo. Nel cast anche Milla Jovovich nei panni di una sexy strega e il sempre grande Ian McShane come padre adottivo di Red. Mignola, da Los Angeles, ci racconta perché questa nuova incarnazione di Hellboy, cupa e tosta, è più fedele che mai alla fonte originale.

Eri deluso quando hai capito che il nuovo Hellboy non sarebbe stato un terzo episodio, ma un reboot completo?
Quando abbiamo capito che sia il regista che l’attore principale sarebbero cambiati, la scelta di non fare un nuovo capitolo ma di rilanciare l’intero franchise è stata del tutto naturale per me. Incaricare qualcuno per continuare il lavoro di un’altra persona, perdipiù un autore come Del Toro, non avrebbe avuto senso. Poi Neil (Marshall, ndr) ha portato con sé un approccio completamente diverso al materiale, più horror. Quindi ci siamo detti: se dobbiamo cambiare, facciamolo davvero, con una versione più dark di Hellboy. Non ero deluso quindi, ero molto contento di fare un reboot.



Come descriveresti le differenze tra gli Hellboy diretti da Del Toro e quello di Neil Marshall?
I film di Del Toro pendono di più verso il fantasy, mentre quello di Neil verso l’horror, appunto. Del Toro è un fantastico storyteller visuale, mentre la versione di Neil è più vicina al mondo reale, e molto più vicina al mio fumetto. Quando ho lavorato con Del Toro, ci siamo impegnati a creare nuovi personaggi, e nuovi look per i personaggi esistenti. Con Neil non sono stato coinvolto nel design dei personaggi, perché nella maggior parte dei casi sono stati presi direttamente dal fumetto: la sua intenzione era portarli sullo schermo nel modo più simile a come compaiono lì. Nessuno si confonderà tra i film insomma! Questo nuovo Hellboy ha un look assolutamente unico.

Lo stile del tuo disegno è molto personale, difficile da riprodurre in un film. Credi che il nuovo Hellboy sia fedele anche sotto questo punto di vista?
Il mio stile non è particolarmente realistico, quindi credo sia difficile paragonare un film live-action con un fumetto. Anche Del Toro aveva cercato di replicare certe inquadrature delle mie tavole, ma alla fine della fiera hai veri personaggi che recitano sotto luci vere, dentro costumi reali, quindi non potrà mai assomigliare a quello che era sulla pagina. Però devo ammettere che per questo film mi sono trovato sul set quando è stata girata la scena del Wild Hunt, e per la prima volta ho pensato: “Merda, qui è tutto uguale a quello che avevo immaginato nel fumetto!”.

Parlami dell’intensa relazione tra Hellboy e la Regina di Sangue, intorno a cui ruota la trama del film.
Lei è una sorta di “numero negativo” di Red. Lui rappresenta l’umanità, e lei rappresenta il mondo del soprannaturale, del folklore… la sua obiezione a Hellboy è questa: “Cosa ci fai con loro? Tu appartieni al mio mondo”. Cerca di correggere quello che, secondo lei, è un errore: il mondo soprannaturale non deve scomparire, quindi perché Hellboy aiuta gli uomini a uccidere i mostri? E Hellboy si trova nella situazione scomoda di dover ammettere che sì, lui fa parte anche di quel mondo, anche se è stato cresciuto come un umano. Da una parte c’è il padre a ricordargli la sua scelta, dall’altra questa donna incredibilmente attraente. Quindi deve capire a cosa dire di no, ma non è facile.

Che cosa ha portato David Harbour al personaggio, rispetto a Ron Perlman?
Sono due approcci molto diversi. David ha portato un diverso tipo di energia, non saprei come altro metterla giù… forse l’Hellboy di Ron è più raffinato, mentre quello di David è più rock. In ogni caso è grandioso.

Te l’avranno chiesto un milione di volte, ma: ricordi come hai avuto l’idea per questo personaggio?
Non si è trattato tanto di un’idea, stavo disegnando questo mostro con le corna, come una specie di orco… lo studio per un personaggio di fantasia. Non aveva la Mano ancora, ma aveva una cintura con una fibbia, gli mancava qualcosa così scrissi dentro la scritta “Hell Boy”. Ho subito trovato la cosa molto divertente. Un paio di anni dopo ho iniziato a pensare di creare una mia storia, così sono tornato a questo personaggio di cui continuavo ad amare il nome. Non avevo ancora pensato alla sua storia, ma sapevo cosa volevo raccontare, una storia soprannaturale, di mostri e spiriti. Ma all’inizio c’era solo questo, un personaggio bello da disegnare con un nome divertente.

In uno scenario narrativo saturo di supereroi, possiamo dire che Hellboy porti con sé una sana dose di rabbia che gli altri non hanno?
Hellboy è diverso dagli altri “supereroi”. Forse non da tutti, ma dalla maggior parte. E ognuno però è unico a modo suo: Wolverine è radicalmente diverso da Captain America, Batman è diverso da ogni altro personaggio… credo che Hellboy sia solo un’altra variazione. Ma la cosa divertente è che chi non legge i fumetti vedrà Hellboy, con la sua pelle rossa e il suo braccio gigantesco, e crederà che sia un supereroe. Mentre chi ha letto i fumetti non lo considererà un supereroe, perché non ha le caratteristiche classiche: non ha un’identità segreta, non si trasforma in Hellboy quando deve lottare contro i mostri… Io vengo dal mondo dei supereroi, quindi non ho potuto fare a meno di inserire in lui qualche elemento. Ma Hellboy è unico. È il mio ragazzone.

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