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Ginevra Francesconi: «Non guardate il mondo di noi ragazzi con gli occhi degli adulti»

A 17 anni, è già lanciatissima. E, dopo esordi d’autore (e un premio a Locarno), ora affianca Fabio Volo e Giulia De Lellis nella social-comedy ‘Genitori vs influencer’. Uno scontro generazionale nell’era del digitale

Ginevra Francesconi

Foto: Giulia Bertini

Dovremmo iniziare con il classico: questa è un’attrice da tenere d’occhio. Ma non possiamo. A differenza di tutti i suoi coetanei (volto più, volto meno), Ginevra Francesconi ha già scelto cosa vuol fare nella vita. E non tra 3.450 anni, quando “sarà grande”, bensì adesso. E lo fa. Peraltro assai bene. Vi risparmiamo l’elencone di tutti i suoi ruoli, perché per quello esiste già Wikipedia. Vi basti sapere che, a 17 anni, Francesconi è già stata premiata in qualità di attrice rivelazione (a Locarno, nel 2019, per l’horror The Nest) e ha all’attivo un festival quotato come Toronto grazie alla pellicola Regina. Non si è fermata nemmeno in pandemia, tant’è vero che dal 4 aprile sarà la figlia di Fabio Volo (e una fan di Giulia De Lellis, al suo esordio sullo schermo) nella commedia Genitori vs influencer, in onda su Sky Cinema e in streaming su NOW, per poi traslocare in casa Raoul Bova nella serie Buongiorno mamma, in onda su Canale 5 da mercoledì 21 aprile. Non dovete insomma notarla: ci pensa già lei a farsi strada nel vostro salotto di casa. Per inciso: pure sua sorella Ludovica è quotatissima, essendo il volto rivelazione del film Sul più bello, di cui è stata appena annunciata la trilogia.

In famiglia avete le idee decisamente chiare. Ti prego, dimmi che avete un fratello sfigato che, come tutti i comuni mortali, sta sudando sette camicie per sfondare…
No, nessun fratello sfigato: ci siamo solo io e Ludovica (ride, nda). Tra l’altro abbiamo iniziato insieme: lei aveva 11 anni, io 7. È una di quelle coincidenze difficili da spiegare: lei faceva parte di una compagnia teatrale e io mi iscrissi nella loro scuola di recitazione. Studiavamo insomma in classi diverse e, con il tempo, quello che sembrava essere un divertente passatempo è diventato una passione per entrambe. Per fortuna abbiamo approcci e stili molto diversi. Per esempio, ci è capitato di prepararci per lo stesso casting e la stessa scena veniva rappresentata in maniera assolutamente differente da me e da lei. Probabilmente influisce anche il fatto che Ludovica è molto più espansiva, mentre io ho un carattere timido e introverso.

Non hai mai l’impressione di perdere gli anni migliori della tua giovinezza, in nome della carriera?
In questi anni non ho preso parte a molte uscite, feste di compleanno, gite in compagnia, e nei weekend spesso non ero a casa. Ci sono stati quindi dei momenti dove ho sentito che mi stavo distaccando dal mio gruppo di amici. Ma non me ne pento: gli amici, quelli veri, ci sono sempre. Ho i miei punti di riferimento, e la passione per il cinema è talmente grande che non mi fa pesare il fatto di fare dei sacrifici.

Mi pare di capire che i tipici eccessi adolescenziali ti sono praticamente sconosciuti, giusto?
Be’, sì… Sono cresciuta a stretto contatto con il mondo lavorativo, circondata da adulti. Sul set non si può sgarrare.

Da brava ragazza giudiziosa, hai anche un eventuale piano B nel cassetto?
La recitazione resta la mia unica, grande aspirazione, e su questo investo tutte le mie energie. Però, sì: esiste un piano B. Frequento il quinto anno del liceo scientifico e, dopo il diploma, mi iscriverò a criminologia. La studierò più che altro per passione, perché l’argomento mi affascina molto. Alle brutte, sarà questo il mio piano B.

Finora hai interpretato quasi sempre il ruolo della “figlia di”, in primis per ragioni d’età. Credi però che la fiction e il cinema italiani dovrebbero svecchiare il racconto teen, sulla falsa riga dell’esempio americano?
In Italia ci si ferma spesso al personaggio del figlio perché si tende a guardare il mondo dei ragazzi con un occhio adulto. Bisognerebbe invece ribaltare la prospettiva, che è poi quello che ha permesso agli americani e agli inglesi di ideare serie come Euphoria, Tredici, Sex Education

A voler dare retta a questi titoli, le nuove generazioni hanno un lato oscuro molto profondo. Anche tu condividi quelle tenebre?
Personalmente no, però riconosco che le storie americane raccontano uno spaccato reale della società. Sono racconti forti ma attuali, compreso il tema del suicidio. Quest’ultimo può apparire come un problema lontano, distante dalla nostra quotidianità, in realtà è una tentazione purtroppo molto diffusa.

In Italia abbiamo iniziato a capirlo solo durante i lockdown, dando però la colpa all’isolamento. Puntare il dito contro la pandemia è un altro modo per leggere il fenomeno solo con gli occhi dell’adulto?
Purtroppo sì. I ragazzi si suicidavano anche prima del Covid: non conosco nel dettaglio i numeri, ma il fenomeno ha radici profonde. Ora se ne parla perché c’è l’alibi della pandemia, che esonera in parte gli adulti da eventuali responsabilità.

Proviamo allora a ribaltare qualche punto di vista: gli adulti si lamentano sempre di non capire i giovani. Cosa non capite invece voi giovani del mondo dei grandi?
Fatichiamo a comprendere come mai osteggino il futuro che avanza, che è poi già il presente: i social e la tecnologia. Tra l’altro è anche il tema del film Genitori vs influencer. Vorremmo più apertura e comprensione.

Allora, illuminaci: meglio Instagram o Twitter?
In realtà io mi sento un po’ boomer con i social, però ok, fammi pensare… Non ho mai avuto Twitter, perché è usato maggiormente dai ventenni, quindi dico assolutamente Instagram.

E Facebook? È davvero un social per matusalemme?
Be’, con gli anni sta diventando un network utilizzato molto dagli adulti…

Clubhouse è una bolla?
È una realtà davvero nuovissima e conosco molti ragazzi della mia età che lo usano. Io devo ancora provarlo, ma aprirò l’account a breve.

Ginevra Francesconi con Fabio Volo e Giulia De Lellis sul set di ‘Genitori vs influencer’. Foto: Sky

I tuoi influencer di riferimento?
Tendenzialmente preferisco seguire le pagine di cinema, di animali o di umorismo. Però tra gli influencer mi piace sicuramente Chiara Ferragni.

Come spieghi la sua presa su generazioni diverse?
Il suo brand piace molto, ma soprattutto alle persone interessa seguire la vita privata dei vip. Io stessa sono molto attratta dal suo modo di raccontare online il proprio privato: i figli, la routine, il rapporto con Fedez.

Torniamo a te. So che hai anche una grande passione per la musica…
Sì, ho studiato per cinque anni violoncello al Conservatorio, mentre da un paio d’anni ho iniziato a suonare la chitarra, ma da autodidatta.

Di preciso, in quale tua vita parallela riesci a farlo, visto che sei già presissima con lo studio e i set?
In questa, in questa! (ride, nda) Riesco a ritagliarmi del tempo perché suonare mi rilassa: è quasi un momento di meditazione. Lo faccio per me, non in pubblico.

Che musica ascolti?
Prima mi limitavo al pop, ma ultimamente ho iniziato a spaziare: dall’indie al rock, passando per trap e rap.

Hai visto l’ultimo Festival di Sanremo, oppure anche quella è roba da vecchi?
Eccome se l’ho visto! (ride, nda) Ti assicuro che non è assolutamente un evento da boomer, soprattutto quest’anno dove in gara c’erano molti artisti amati dagli adolescenti. Si è spaziato tantissimo tra i generi.

Per chi facevi il tifo?
Madame! La seguivo già prima, a Sanremo ha letteralmente spaccato.