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Francis Ford Coppola aveva già visto tutto

Il regista dei registi, reduce di un nuovo cut di "Apocalypse Now", ci ha raccontato della sua amicizia con Marlon Brando e di quando per un pelo non inventò lo smartphone

Foto di Matt Carr/Getty Images

Quali sono i pregi e i difetti del successo?
Io vedo il successo e il fallimento come due lati della stessa medaglia. È qualcosa che si perde nella notte dei tempi: “Ehi, uccidiamo quel rinoceronte! Beh, questa volta non è andata bene, ma abbiamo imparato abbastanza per non morire di fame la prossima volta.” I fallimenti possono essere molto utili.

Apocalypse Now inizialmente era visto come un fallimento: ora è un classico.
L’avanguardia di ieri è il design da poster di oggi. Può darsi che non sentiremo mai parlare dei più grandi artisti del loro tempo. Ma per i “fallimenti” come Van Gogh o Rousseau, che dovevano portare in giro i loro dipinti in carriola, daresti via un dente ora.

Chi sono i tuoi eroi?
Marlon Brandon. Poteva stare ore a parlare di termiti, oppure dei primi immigrati cinesi in America o di come funzionano le radio a onde corte. E della gente che lavorava ai laboratori Bell e ha immaginato ogni innovazione tecnologica degli ultimi 60 anni. Aveva questo meraviglioso appetito per capire le cose.

A proposito, tu hai inventato un primo prototipo dello smartphone.
Ero amico del signor [Akio] Morita della Sony, così gli mostrai questa cosa che avevo fatto col legno di balsa, un piccolo prototipo di computer inglese e un registratore. Gli dissi: “Questa è la macchina del futuro. Oggi, se vuoi qualcosa, devi andartelo a prendere in macchina. Ma nel futuro dovrai solo cercare questo coso in tasca e ordinare ciò che vuoi da qui.” Allora mi mandò nel reparto telefonia della Sony. Mi resi subito conto che erano fermi all’epoca di Alexander Bell.

Sei anche un maestro vinificatore dagli anni Settanta. Qual è la cosa perennemente fraintesa sul buon vino?
Che non c’è bisogno di una bottiglia costosa per farsi una bella cena. La gente ha finalmente iniziato a capire che il vino è come la musica: più la conosci e più riesci a godertela.

Qual è il miglior consiglio che ti hanno mai dato?
Fred Astaire una volta mi disse che il suo più grande rimpianto era di aver concesso la licenza al Fred Astaire Dance Studio. per tutta la vita è stato tormentato dalla vista del proprio nome su una manciata di studi di danza che letteralmente odiava. Mi disse: “Non dare mai via il tuo nome”. Se il mio nome è su qualcosa, meglio che sia vino o cibo che mi piace consumare personalmente, o posti in cui mi piacerebbe essere. Il tuo nome è la tua parola.

Che cosa stai leggendo in questo periodo?
Un libro di nome Jacques il fatalista e il suo padrone di Denis Diderot. È lui che ha scritto la prima enciclopedia, cosa che l’ha quasi fatto condannare a morte perché ogni capitolo era pieno di idee che non andavano a genio alla Chiesa Cattolica.

Sei sposato da 56 anni. Qual è il tuo segreto?
Ognuna delle due parti deve sempre assicurare all’altra un certo grado di privacy. Una volta alle donne non era concesso avere una vita privata. Eleanor [la moglie] ha sempre avuto i suoi interessi, una propria identità. Adoro passare un po’ di tempo con lei alla mattina perché ha sempre qualcosa da insegnarmi.

Un tuo film a cui sei particolarmente legato?
Sono tutti molto personali, mi sono divertito facendo ognuno dei miei film. Ho resistito alla tentazione di fare un sequel de Il Padrino fino a quando non l’ho fatto per davvero. Mi è stato detto “Hai la formula della Coca-Cola! Perché smettere di produrla?” Mi sono detto: “Non funziona così, preferirei fare il vino e godermi la vita.”

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