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Dominic Cooper, protagonista di “Preacher”, la serie che tutti amano e di cui nessuno parla

È la star di “Preacher”, la serie tv più matta del momento. Qui ci racconta luci e ombre di jesse, il suo personaggio

Dominic Cooper, 38 anni

Dominic Cooper, 38 anni

Preacher è la nuova serie tv che tutti amano e di cui nessuno parla. Un’esplosione di fede, violenza, meraviglia, humour e tanto splatter da sorprendervi continuamente. Basata sulla serie di fumetti cult pubblicata dal 1995 al 2000, è stata creata da Garth Ennis e Steve Dillon. I produttori esecutivi, oltre ai due autori, sono Seth Rogen, Evan Goldberg e Sam Catlin, ultra fan da tempo. Il protagonista è Jesse Custer, interpretato da un magico Dominic Cooper – si presenta barbato, capelli leccati, in completa tenuta 3 pezzi in stile gentleman-dandy Old American – un pastore texano che, per un incidente (spoiler!), si ritrova posseduto da una entità misteriosa di nome Genesis, che gli permette di sviluppare un potere unico e potentissimo: la capacità di costringere chiunque a obbedire ai suoi desideri. Dire surreale è poco: personaggi in chiave fumettistica, scene tratte direttamente dal fumetto… il tutto meravigliosamente NON toccato dalla censura. Finalmente uno spettacolo come l’avevate letto e immaginato: zero filtri, zero compromessi. Fuck yeah!

Nel cast anche Ruth Negga, che interpreta l’ex fidanzata di Jesse, una criminale che non ha nessun problema a rubare o uccidere per ottenere quello che vuole; Joseph Gilgun, nei panni del vampiro irlandese Cassidy, il miglior amico di Jesse; e “Arseface” Eugene Root (Ian Colletti) un ragazzo dal cuore d’oro e un viso mostruoso, che ricorda il classico buco-di-culo. Il resto della storia è pura fucking follia, credetemi. Ma è quella pazzia a cui è bellissimo arrendersi.

Erano anni che mezza Hollywood cercava di adattare Preacher, prima come film poi come serie tv.
Seth (Rogen) mi ha detto che le versioni scritte da altri erano troppo dark. Anche questo show è dark, ma è anche molto divertente. Rispetta in pieno gli standard comici di Garth.

Avevi mai letto il fumetto?
Non tutta la serie, ma conoscevo l’esistenza di personaggi assurdi come Arseface, Tulip, Cassidy, Fiore e DeBlanc. Quando ho letto la sceneggiatura mi sono reso conto che questo era il MIO ruolo. Credo sia lo script più bello che abbia mai letto. Fortunatamente Seth, Evan e Sam hanno ritenuto che fossi perfetto per il ruolo. Dopo il primo meeting, mi sono chiuso in casa per una settimana e ho letto i fumetti tutti d’un fiato. Non vedevo l’ora di cominciare le riprese. Ero molto entusiasta della loro idea di come sviluppare la storia.

Cosa ti piace di Jesse?
Più lo conosco e più penso che sia davvero alla ricerca di felicità e tranquillità. Ha un bisogno disperato di ritrovare questa voce interiore che ha perso, ritrovare la fede. È un uomo che non ha mai dimenticato le sue radici, le promesse fatte al padre, ecco perché ritorna a fare quello che il padre avrebbe voluto che facesse, prendersi cura di tutti i membri della chiesa, molti dei quali sono esseri umani danneggiati, emozionalmente a pezzi.

Jesse è un prete che cerca di fare del bene, ma allo stesso tempo possiede molteplici lati oscuri. È difficile bilanciare un uomo dalla doppia personalità?
Con Jesse è una battaglia costante, soprattutto quando Genesis si impossessa di lui. Credo che abbia sempre avuto una doppia personalità, forse è proprio per questo che Genesis lo ha scelto, perché è capace di essere allo stesso tempo sia buono sia cattivo. È un uomo che crede nel bene, eppure è in costante conflitto tra giusto e sbagliato. Può essere estremamente malvagio, capace di fare cose incredibili senza provare il minimo segno di rimorso. È terrificante, mi sorprende ogni volta.

È uno show sulla fede, in bilico tra elogio e critica…
Viviamo in un mondo caotico, pieno di incertezze. La gente ha bisogno di credere in qualcosa; cercare di capire cosa vuol dire avere fede è uno degli argomenti più importanti dello show. Ecco perché abbiamo ricevuto critiche positive anche da parte di organizzazioni religiose: anche per loro è importante aprire un dialogo. La gente si chiede dove andremo a finire, in che mondo viviamo e come la religione può aiutarci a metterci il cuore in pace.

Difficile bilanciare i fan hardcore del fumetto con l’audience televisiva?
Garth dice che se rimaniamo fedeli alle emozioni dei nostri personaggi abbiamo uno show vincente. I fan sanno quello che vogliono, ma allo stesso tempo vogliono essere sorpresi. Non è facile, ma aiuta il fatto che metà della produzione sia fatta di nerd, e l’altra di geek cinematografari!

L’intervista è stata pubblicata su Rolling Stone di settembre.
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