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Denise Capezza, baby of the future

Da ‘Baby’ a ‘Bang Bang Baby’, è uno dei volti più richiesti della nuova serialità nostrana. E ora arriva il super colpo internazionale: recita, accanto a Viggo Mortensen e Kristen Stewart, in ‘Crimes of the Future’ di David Cronenberg. Con tanto di debutto a Cannes: «Che figata!»

Denise Capezza

Foto: Mirko Morelli. Total Look: Uniqlo. Location: WRome. Styling: Other Agency. Make Up: Eleonora Mantovani @SimoneBelliAgency. Hair: Lucia Cirino @SimoneBelliAgency

Ciao, Denise. Senti, possiamo iniziare quest’intervista con una constatazione doverosa?
Prego.

Che figata.
Sì, è stato pazzesco.

La figata in questione – ma forse, a ben vedere, bisognerebbe parlare di figate, al plurale – è che Denise Capezza ha recitato nientemeno che nell’ultimo film di David Cronenberg: Crimes of the Future, quello (per capirci) che ha diviso l’ultimo Festival di Cannes. Lei era l’unica italiana del cast (i protagonisti sono Viggo Mortensen, Kristen Stewart e Léa Seydoux) e la sua parte, seppur secondaria, ti rimane impressa in testa: interpreta Odile, una donna bellissima che decide di sfregiarsi il volto per rivoluzionare il concetto stesso di bellezza. Ma mica si fa un taglietto sexy o due. I solchi sulle sue guance sono profondi, permanenti, come se il suo volto fosse una tavolozza da dipingere. Insomma, un ruolo iconico, che nel giro di poche sequenze propone una serie di messaggi da spedirti dritto in analisi per un mese o due. E poi c’è l’altra figata: Capezza è riuscita ad accaparrarsi le serie tv meno rassicuranti (e quindi migliori) del mercato italiano. È passata da Gomorra al disturbante teen drama Baby, per poi planare in Bang Bang Baby, il cui secondo blocco di puntate è disponibile dal 31 maggio su Amazon Prime Video. Ora è arrivato il colpaccio di David Cronenberg: un regista che di rassicurante non ha proprio nulla… «Lavorare con David è stato bellissimo, surreale e sconvolgente. Proprio come il suo film Crimes of the Future».

Foto: Mirko Morelli. Total Look: Uniqlo. Location: WRome. Styling: Other Agency. Make Up: Eleonora Mantovani @SimoneBelliAgency. Hair: Lucia Cirino @SimoneBelliAgency

“David”? Ormai lo chiami per nome, come se fosse un parente stretto?
Vabbè, non come se fosse un mio parente (ride, nda), ma sul set mi veniva di chiamarlo così: “David” e basta, perché è una persona alla mano ed estremamente accogliente. Se ci fai caso, nei suoi lavori tratta sempre temi complessi, persino filosofici, senza mai prendersi troppo sul serio: nello stesso Crimes of the Future ci sono dei momenti grotteschi, dove il dramma diventa commedia. David ama prendere un po’ in giro la condizione umana e… se stesso.

Mi sbaglierò, ma credo che in Italia registi molto meno blasonati di Cronenberg non si farebbero mai chiamare per nome…
(Ride e ci basta come risposta, nda)

Hai dichiarato: “David è molto divertente”. Era una battuta, vero?
No, no: ero seria! Ed è anche un uomo dolcissimo.

Chissà perché non è il primo aggettivo che mi verrebbe in mente pensando a lui…
Invece, credimi, è proprio così. Pur essendo un grande intellettuale, oltre che un regista di successo, non ti fa mai pesare il suo ruolo. Pensa che mi raccontava che a volte, rileggendo alcune sue sceneggiature, diceva: “Ma ho scritto io questa roba? No, perché non è affatto male…”.

Ok, è tutto bellissimo, ma avrà anche lui una qualche fissazione? Tutti i registi le hanno.
Una cosa che gli sta molto a cuore c’è: agli attori chiede di attenersi scrupolosamente al copione, non vuole che si improvvisi cambiando i dialoghi o le situazioni. Sul set può infatti capitare che gli attori “rimastichino” la sceneggiatura, apportando modifiche. Ecco, lui non vuole, e nel suo caso condivido la scelta di campo: i suoi copioni sono studiati nel dettaglio; ogni parola, ogni scena, ha un significato specifico.

 

 
 
 
 
 
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Crimes of the Future ha fatto discutere a Cannes: c’è chi l’ha celebrato e chi, invece, l’ha cassato come uno dei peggiori film di Cronenberg. Ti aspettavi una reazione del genere?
Onestamente sì, e anche Cronenberg sapeva che sarebbe stato un film divisivo. Personalmente trovo che la storia di Crimes of the Future sia molto profetica, a maggior ragione se penso che l’aveva scritta nel 1996. È un film che parla della continua ricerca dell’evoluzione da parte dell’uomo e dei crimini commessi sul corpo umano, che viene esposto, profanato e infine trasformato. Si evoca un transumanesimo, raggiungibile solo attraverso il sintetico e la tecnologia.

Nel film la chirurgia viene anche presentata come una nuova forma di sesso. Quindi dalle manette si passerà al bisturi?
I film di Cronenberg hanno una natura più che altro evocativa: lui non ha mai voluto dire “andrà a finire così”. Va sempre oltre le singole provocazioni visive, che non sono mai fine a se stesse. Certo è che negli anni molti suoi film, come Videodrome, hanno previsto diverse svolte storiche. In Crimes of the Future alcuni umani imparano a mangiare plastica. David l’aveva immaginato vent’anni fa, in chiave satirica, ma oggi le microplastiche fanno davvero parte del nostro corpo.

Comunque nel film non c’è una persona sana di mente che sia una…
L’estremizzazione è la cifra con cui David, da sempre, racconta il mondo attorno a sé. La realtà che restituisce non è mai conciliante: ama scavare nei desideri più oscuri dell’essere umano, raccontando personaggi che si spingono verso la parte sbagliata. Però non è detto che non ci sia spazio per la speranza. Per esempio, qui la co-protagonista femminile Caprice, interpretata da Léa Seydoux, dice che dal buio si può creare anche bellezza.

A proposito, com’è andata con i colleghi stranieri?
Molto bene! Ho lavorato soprattutto con Léa Seydoux, che è l’esatto opposto della diva. È una donna estremamente semplice, quasi timida, oltre che generosa: le piace condividere l’idea della scena. Ho poi avuto modo di scambiare anche qualche battuta con Viggo Mortensen: anche lui è molto alla mano, ha una spiccata vena ironica, e poi ama l’Italia.

Denise Capezza in ‘Crimes of the Future’ di David Cronenberg. Foto: NEON

Prima di Cronenberg hai fatto Gomorra, Baby e Bang Bang Baby: è stata una scelta voluta quella di puntare su personaggi diversi dalla solita “bellona”?
Devo dire che sono stata molto fortunata, mi sono arrivate sempre proposte interessanti: quelle che hai citato sono titoli molto differenti tra loro, ma che parlano tutti di temi assai delicati. Sono felice di non aver preso parte a storie alla tarallucci e vino, per dirla alla napoletana. Oltre a questo, devo ammettere che ho lottato per non interpretare la carina di turno: pur essendo io un’attrice emergente, ho cercato di evitare i ruoli improntati solo su una sterile bellezza. I personaggi che ho interpretato finora sono, sì, legati a un’estetica, nel senso che erano avvenenti, ma questa era funzionale al racconto. La bellezza non era mai fine a se stessa, ma aveva un peso specifico all’interno della storia. Quando così non era, ho preferito non sostenere nemmeno il provino. Ed è una scelta di campo che ho mantenuto anche nei periodi in cui magari ero ferma.

In Bang Bang Baby il tuo personaggio è uscito di scena nel primo blocco, in un modo peraltro molto eclatante. Speravi in un finale diverso?
Senza fare spoiler, posso dire che effettivamente la sua è un’uscita di scena estrema. Ho adorato però questo finale proprio perché è scioccante: per il mio personaggio è un epilogo interessante. Da artista e da attrice, ti dico che mi è piaciuto molto.

Prossimamente ti vedremo in Avvocato malinconico, su Rai 1: finalmente una donna “normale”?
Normale temo di no, ma almeno questa volta sarò dalla parte della legge! (ride, nda) Nella serie interpreto un’avvocatessa di successo, affascinante, che si innamora di un avvocato disastroso: un impiastro d’uomo che è bullizzato e preso in giro in tribunale. Lei potrebbe avere chiunque, eppure si innamora di quello che tutti, nella serie, bollano come “sfigato”. E poi ho appena finito di girare Unwanted per Sky, adattamento dal libro Bilal di Fabrizio Gatti. È scritta da Stefano Bises e diretta dal tedesco Oliver Hirschbiegel (il regista di La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, nda).

Di cosa parla?
È ambientata su una nave di crociera che accoglie a bordo una barca di migranti. Io sarò una dei croceristi. La serie affronta molti temi controversi, a cominciare dall’immigrazione.

Capito: anche qui, tanti cari saluti alla rassicurazione.
Eh, mi sa però che in questo caso la realtà è ancora meno rassicurante della finzione.

Oggi il problema dell’immigrazione è aggravato dall’emergenza profughi. Posso chiederti cosa pensi della guerra in corso in Ucraina?
È difficile rispondere senza scadere nella retorica. È un fatto devastante, agghiacciante, e mi spiace molto che, per effetto dei social, sia in corso una sorta di spettacolarizzazione del conflitto che sta facendo perdere il senso della mostruosità della guerra.

Denise Capezza è Giuseppina nella serie ‘Bang Bang Baby’. Foto: Amazon Studios

Prima di esplodere qui in Italia, hai avuto un successo in Turchia. Praticamente sei la nostra Can Yaman al femminile?
Come lui no! (ride, nda) In Turchia però ho lavorato per diversi anni, iniziando con una serie tv incentrata sul traffico della prostituzione.

Ti pareva che non ci fosse un tema scomodo di mezzo…
La mia, tra l’altro, era una parte fortissima: interpretavo la ragazzina protagonista, ossia una bimba moldava rapita, gettata in un bunker e costretta alla prostituzione dai suoi aguzzini. La sorella farà di tutto per salvarmi. All’inizio dovevo fermarmi in Turchia pochi mesi, poi invece sono rimasta per altri quattro anni perché la serie ebbe un grande successo e mi fecero molte altre proposte.

Recitavi in turco?
Sì, in inglese e in turco: l’ho dovuto imparare. E ho pure studiato il linguaggio dei segni turco, perché nell’ultima serie tv a cui ho preso parte, incentrata sul conflitto tra curdi e turchi, ero una ragazza sordomuta. Sono stati anni molto belli e intensi, ma poi ho deciso di tornare in Italia perché volevo costruire un percorso artistico anche nel mio Paese.

Deve essere stata tosta.
Molto. È stato come ricominciare tutto da capo, perché qui gli addetti ai lavori di fatto non mi conoscevano. È stato un processo lento, e solo negli ultimi due anni ho iniziato a vedere i frutti di questa lunga gavetta che parte dal mondo della danza. Nasco infatti come ballerina.

In Italia hai anche incontrato l’amore: Michele Rosiello, protagonista della serie Guida astrologica per cuori infranti. Domanda d’obbligo: che segno sei?
Io Acquario e lui Scorpione. Lo so, per le carte astrali l’accoppiata non funziona per niente, ma noi siamo affiatatissimi. Siamo più forti dell’oroscopo!

Dopo Cronenberg, con quale altro mostro sacro del cinema ti piacerebbe lavorare?
Pedro Almodóvar. Adoro il suo modo di raccontare le donne e confesso che mi sono ispirata ai suoi film per interpretare Giuseppina in Bang Bang Baby. Tra gli italiani, invece, mi piacerebbe molto poter essere diretta da Pietro Marcello.