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Dario Argento: «’Suspiria’ di Guadagnino non fa paura»

Il maestro del brivido lancia una rassegna dedicata ai film in 35mm, ci parla dell’unico film non horror che ha girato, di Suspiria e di quel che pensa dell’affaire Asia

Ha stroncato Suspiria e non le manda certo a dire il maestro del brivido Dario Argento. Già, perché se fino a qualche anno fa era considerato un cineasta di serie B, con l’arrivo di Tarantino & co, c’è stata una sorta di repechage artistico, una rivalutazione che hanno dato nuova vita e nuovo lustro ad Argento e a quelli come lui. Non è un caso, quindi, se stasera, alle 20:30, il Teatro Palladium ospiti il primo appuntamento di Ritorno in pellicola, una rassegna a ingresso gratuito che – grazie all’Università di Roma Tre con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale – ripropone i grandi film italiani e internazionali in 35mm. La visione di debutto è Tenebre e Dario Argento sarà proprio lì a introdurre la pellicola.

Mastro Argento, perché la scelta di Tenebre?
È un film molto particolare, che ho fatto con il direttore della fotografia Luciano Tovoli, con il quale avevo già fatto Suspiria.

E in cosa è differente da Suspiria?
È totalmente differente come dimensione, Suspiria è un’orgia di colori: rosso, blu, giallo. Sono accesi come fosse il technicolor degli anni ’40. E quindi un film su cui, con Tovolo, ho lavorato moltissimo per trovare proprio la pellicola giusta per poterlo fare: serviva una pellicola con basso numero di ASA per dare profondità e forza del colore.

Invece Tenebre?
Dopo alcuni anni ci siamo trovati per fare questo film, Tenebre, e abbiamo pensato di fare una cosa molto diversa, quasi in bianco e nero, tutti colori sul beige, sul bianco. Tanto che sembra proprio un film in bianco e nero. Abbiamo scelto come location il quartiere Eur di Roma, molto particolare, coi marmi e con gli edifici strani fatti durante il fascismo.

La difficoltà maggiore?
Fu un lavoro molto impegnativo, perché tutte le stanze dovevano essere di un certo colore, molto chiaro. Poi il film è un giallo purissimo nel mio stile, ma è stato molto interessante farlo. Sia per me che per Tovoli.

Pochi, forse, ricordano che lei ha diretto Le cinque giornate. Il suo primo (e unico) film non horror. Rifarebbe un esperimento simile?
Per il momento non lo farei, ma quella volta mi impegnai per non fare il classico horror. Volevo raccontare il Risorgimento italiano, le cinque giornate di Milano. Le cinque giornate è anche ironico, spiritoso, pieno di umorismo e libertà di racconto.

Da cosa è stato ispirato?
Mi sono ispirato a Milano, ho vissuto lì per un periodo e andavo alla Biblioteca del Risorgimento, dove sono conservati i giornali dell’epoca, perché la cittadinanza, dopo quelle giornate, chiese alle persone, a chi aveva scritto dei diari di quei giorni fatidici. Sono raccolti in quella biblioteca e sono molto interessanti. Sono stati loro ad avermi ispirato. È stato molto importante come film, ma anche difficile perché storico, con ambientazione d’epoca: mettevamo la terra sulle strade perché all’epoca non c’era l’asfalto. Una lavorazione che durò parecchi mesi.

È innegabile che, fino a qualche anno fa, la reputavano di serie B. Si sente sottovalutato?
Una cosa durata molti anni, ma recentemente no. Nell’ultimo periodo, cambiando la critica dei giornali, perché i vecchi erano spariti, sono arrivati alla ribalta nuovi critici che, invece, mi hanno apprezzato molto. E poi ho il pubblico dalla mia parte che ama i miei film e mi segue molto.

Ha sempre detto che non c’è un film che preferisce più di altri. Mi permetta di non crederle. Ce ne sarà uno cui tiene particolarmente…
Non ce n’è uno sono una serie: Suspiria, Profondo Rosso, Opera, a cui sono molto affezionato. Sono stati complessi e hanno richiesto molta dedizione. Anche il primo film L’uccello dalle piume di cristallo, nel quale ho messo molto me stesso. E poi Inferno, tra i miei meno sconosciuti, ma importanti perché strano, simbolico, sui misteri, gli enigmi e fa parte della trilogia delle tre madri.

A questo proposito, la trilogia delle tre madri è nata tutta insieme o, dopo il primo film ha deciso di scrivere gli altri?
Dopo il primo film, Suspiria, ho pensato di creare gli altri, non c’erano le storie di tutti e tre. Così ho creato le vicende di queste tre streghe che hanno un grosso potere: Madre Suspirorum, madre Tenebrarum e madre Lacrimarum.

C’è un film che, secondo lei, non è stato capito?
Le cinque giornate è il più sottovalutato perché avevo fatto un cambiamento di stile. Non era giallo e il pubblico rimase sconcertato. Poi, nel corso degli anni, è stato rivalutato.

E tra i film horror?
Inferno non è stato compreso, ma in alcuni Paesi, come l’Inghilterra è tra i miei film più famosi. Ed è stato apprezzato non appena uscito.

Senta, ma è vero che ha ceduto i diritti per il remake dell’Uccello dalle piume di cristallo o è una fake news?
No, no, è un’informazione errata.

Invece di Suspiria ha ceduto i diritti, ma a quanto pare il film non lo ha molto amato.
Suspiria non ha rispettato lo stile del mio film, è un film molto diverso, non fa paura e la musica, praticamente non esiste. Nel mio film la musica è una potenza, è una protagonista. Poi ci sono delle intromissioni che sono state fatte.

Tipo?
Il terrorismo e la shoah non c’entravano con la storia che ho raccontato io.

Perché lei che visione voleva dare?
Una favola moderna che, come tutte le favole, era anche impressionante.

Ma almeno, Guadagnino, come regista, le piace?
Lui è molto interessante, bravo, molto raffinato. I suoi film sono molto belli e profondi, con uno stile elegante della rappresentazione degli ambienti e dei costumi, ma tutto ciò non risalta.

Mi tolga una curiosità: prima di girare il film Guadagnino si è consultato con lei?
No, non si è consultato.

Quindi diciamo che ha fatto una sua reinterpretazione.
Completamente.

Finalmente sta lavorando a nuovo film dopo che Sandman con Iggy Pop è saltato. Ci può anticipare qualcosa?
Sono ancora in fase di scrittura. Sarà un horror, ma sono ancora lontano dalla realizzazione.

Senta, cosa mi dice di Asia? Sa che Freccero la vorrebbe come coach di The Voice of Italy?
Asia si merita The Voice of Italy dopo tutto quello che ha passato e dopo essere stata fatta fuori da X Factor in modo assolutamente violento e senza nessuna vera ragione. Mia figlia aveva passato già dei bruttissimi periodi negli ultimi anni: è diventata una delle leader del movimento MeToo, è morto il suo fidanzato e ha vissuto tante disavventure. È una ragazza brava, intelligente ed è anche una brava regista.

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