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Il documentario su Kurt Cobain raccontato da chi l’ha creato

Brett Morgen ci ha messo otto anni a creare "Montage of Heck", un viaggio sorprendente nella mente di Cobain: «Ho voluto guardarlo negli occhi»

Una immagine finora inedita di Kurt Cobain (1967-1994), pubblicata in vista dell'uscita di "Montage of Heck"

Una immagine finora inedita di Kurt Cobain (1967-1994), pubblicata in vista dell'uscita di "Montage of Heck"

Tra tre mesi saranno passati 21 anni dalla morte di Kurt Kobain. Nessuno avrebbe pensato che ci sarebbe stato altro da dire sulla vita e sull’opera del leader dei Nirvana. Ma dopo aver visto Kurt Cobain: Montage of Heck inizi a capire che, in realtà, non lo conoscevi affatto. Il film presenta la storia di Cobain con le sue stesse parole, in un modo così diretto che l’aggettivo “candido”, per chi lo guarderà, avrà un significato tutto nuovo.

Montage of Heck sarà trasmesso il 4 maggio dalla HBO. L’abbiamo visto al Sundance Film Festival, ve ne parleremo sul numero di febbraio di Rolling StoneBrett Morgen, il regista, ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Hai avuto tutti i familiari dalla tua fin dall’inizio?
Courtney mi ha chiamato nel 2007: “Ho tutte queste cose di Kurt e ho visto cosa sei stato capace di fare con The Kid Stays in the Picture (2002, film sulla vita del produttore hollywoodiano Robert Evans, ndr). Saresti interessato a fare una cosa del genere su Kurt?”. Perciò mi sono messo su questa lunga strada, che a un certo punto ha portato a Frances. L’ho incontrata e una volta ricevuto il suo appoggio tutti sono stati d’accordo con il progetto.

La cassetta del 1988 che dà il nome al film

La cassetta del 1988 che dà il nome al film

Hai detto di aver intervistato Dave Grohl troppo tardi per inserirlo nel documentario. Perché non l’hai sentito prima, visto che ci hai messo diversi anni?
Innanzitutto non credo che mi servissero due dei Nirvana. Il mio non è quel tipo di film. Perciò mi bastava il punto di vista di Krist (Novoselic, ndr). Dave stava registrando un album e si è liberato solo tre settimane dopo che avevamo finito, perciò abbiamo fatto quell’intervista sapendo che sarebbe stato impossibile includerla nel film che avremmo presentato al Sundance Film Festival. E non ho in programma di rimettere mano a un film a cui ho lavorato per otto anni. Kurt ha lasciato un’autobiografia audio e visiva, io mi sono limitato a seguire il sentiero. Ho cercato di raccontare la sua storia non come quella di un’icona del rock ma come quella di un ragazzo che diventa grande. Quando ho visto Boyhood mi sono detto: “È qualcosa di simile a quello che sto facendo”.

L’assenza di Dave Grohl? Non mi servivano due dei Nirvana.

Sei rimasto sorpreso da quanto materiale ci fosse?
In realtà non è che Kurt abbia registrato così tante cose. Quando ho messo tutto il materiale insieme ho visto subito che c’erano dei grossi buchi. Da quando aveva 7 anni a quando la band è diventata famosa non ci sono molti filmati che non fossero di concerti. Ho iniziato a capire che ti senti più vicino a Kurt quando non è davanti a una telecamera. È attraverso i giornali e le registrazioni audio che senti di avere trovato un portale per entrare nella sua psiche. Non eccelleva nelle interviste video, non erano il suo – a parte l’intervista con David Fricke di Rolling Stone. Abbiamo usato l’intervista con David come spina dorsale del film perché Kurt aveva un incredibile rispetto per lui. Ho ascoltato tutte le interviste e devo dire che quasi tutte erano condotte in modo disonesto. Erano fatte da gente che voleva uscire con lui, diventare suo amico. Nell’intervista di David, invece, racconta le cose come stanno. In un certo modo rappresenta la mia voce all’interno del film.

Ho scartato molte delle interviste a Kurt. Erano quasi sempre fatte da gente che voleva uscire con lui.

Hai chiesto a Frances di comparire nel documentario?
No. Kurt è morto e lei non ne ha ricordi.

Lei era alla prima. Non me l’aspettavo, perché il film, per lei, è qualcosa di privato.
È vero, è intimo e personale. Mentre andavamo alla proiezione mi ha detto: “Non so se ce la farò a sedermi in mezzo al pubblico”. Frances non vuole essere riconosciuta come la figlia di Kurt e Courtney, ma per quello che è.

Qual è il tuo filmato domestico preferito?
Mi piace la scena di Kurt e Courtney in bagno. È un’immagine di Kurt che non si era mai vista. Gli scambi tra di loro… potrei guardare quella scena per un giorno intero. Sono così contento che esista, perché ci dà un’ottima idea di come fossero quando non avevano una telecamera di MTV attorno. Sono totalmente nudi. Ti chiedi: “Ehy, ma c’è davvero una telecamera qui?”.

In molti mi hanno chiesto:
“Ma quelle sono scene ricostruite con attori, vero?”.

Ci sono alcune scene in cui ti viene da dire: ma è una ricostruzione?
Sì, non sei il primo a dirmelo. In diversi mi hanno chiesto: “Sono attori o quello è davvero Kurt?”. Tutto il materiale di lui da bambino mi ha lasciato senza parole: ci sono quasi cinque ore di filmati di Kurt dai sei mesi agli otto anni, tutti ben conservati.

La scena del primo taglio di capelli a Frances ti spezza il cuore. Kurt sta chiaramente male – anche se lui dice di non essere drogato. Ci sono parti di filmati che hai scelto di non includere?
Forse. Voglio dire, la ripetitività non è una bella cosa, in generale. Kim mi ha detto: “Mio fratello era molto imbarazzato a parlare del suo rapporto con l’eroina. Pensi che l’avrebbe inserito in questo film?”. Le ho risposto: “Guarda, come mi hai detto tu una delle peggiori paure di tuo fratello era che avesse spinto altri verso l’eroina”. Io non sono un regista di documentari sociali, non sto cercando di dare un messaggio attraverso il film. Ma ho pensato che quella scena potesse servire da deterrente.

Courtney non è stata coinvolta nella produzione del film, giusto?
Sì, fino alla scorsa settimana.

Le musiche sono tutti inediti
di Kurt. Ma il film non si ferma per 4 minuti per farveli sentire.

È stata una scelta?
Mi aveva chiamato un paio di volte dicendo: “Voglio vedere il film”. Ma poi non si è mai presentata. Poi la settimana scorsa, sapendo che l’avremmo fatto vedere al Sundance Film Festival, è venuta. Non volevo che lo vedesse per la prima volta in pubblico, perciò ce lo siamo visti insieme a Frances.

Pensi che il film abbia aiutato loro come famiglia?
(annuisce)

Le musiche del film sono tutte di Kurt?
È tutto materiale inedito di Kurt Cobain. Non ha titolo. Ho visto articoli sugli inediti che avremmo inserito. Ehy, è un film, non ci fermeremo per far ascoltare una canzone quattro minuti. Ma nessuno – non il management di Kurt, non sua moglie, non il resto della band – aveva mai sentito quella registazione di Kurt di And I Love Her dei Beatles. L’ho trovata su una cassetta, a caso.

Ogni giorno ci dev’essere stata la sorpresa della scoperta e, allo stesso tempo, la tristezza.
Ogni giorno, ma non come la stai raccontando tu. Anche adesso sono felice e triste, mentre parlo di Kurt. Ho sentito più pressione per questo film che per il film che ho fatto sui Rolling Stones. Negli ultimi tre anni e mezzo ho avuto accesso completo e indisturbato a tutto l’archivio dei Rolling Stones e a quello di Kurt Cobain. Non so come succeda, ma inserendo nel lettore una cassetta con scritto “Tape 59: Montage of Heck” (vedi foto sopra, ndr) sei trasportato dentro alla mente di Kurt. È una cosa personale. Io, seduto, da solo, con le cuffie.

Mi hanno detto:
“Non puoi pubblicarlo, non è quello che la gente vuole”.

Quali sono state le reazioni?
Quando l’ho fatto vedere a Wendy per la prima volta le ho detto che stava per vedere una cosa che nessuna madre dovrebbe vedere. È stato molto doloroso per me mostrarle alcune scene del terzo atto del film. Anche la relazione intima tra Kurt e Courtney, non credo che lui avrebbe mai voluto farsi vedere così da sua madre. Ma io non volevo umiliarlo, volevo solo guardarlo negli occhi. Non credo che ci sia mai stata, o che ci sarà mai, un film su un’icona che riesca ad essere così grezzo e intimo. Qualcuno del management mi ha detto: “Non puoi pubblicarlo, non è quello che la gente vuole vedere”. E io ho detto: è Kurt Cobain, deve essere onesto.

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