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Clio Barnard e la ballata di ‘Ali & Ava’

Arriva nelle sale uno dei migliori film britannici dell’anno, sospeso tra la commedia alla ‘Full Monty’ e il cinema sociale di Ken Loach e Mike Leigh. E con due protagonisti straordinari. Abbiamo incontrato l’autrice

Claire Rushbrook e Adeel Akhtar sono i protagonisti di ‘Ali & Ava – Storia di un incontro’ di Clio Barnard

Foto: I Wonder Pitcures

Una storia d’amore tra un ex dj pakistano e una maestra elementare nel cuore dello Yorkshire, regione del Nord dell’Inghilterra ben lontana dalla sfolgorante capitale. La città è Bradford, il film si intitola Ali & Ava – Storia di un incontro, presentato alla Quinzaine des Realisateurs di Cannes 2021. Candidato a due BAFTA, l’equivalente dell’Oscar per il cinema inglese, come miglior film britannico e per l’interpretazione, magnifica, di Adeel Akhtar, il film è diretto da Clio Barnard, che conosce perfettamente la realtà che racconta essendoci nata e cresciuta. Ali gestisce degli appartamenti, ha un matrimonio che si sta sgretolando e tanto dolore dentro; Ava ha quattro figli, degli adorabili nipotini e un vuoto che non sa come riempire. Si conoscono, si iniziano a frequentare, diventano amici e poi qualcosa di più. Un’evoluzione raccontata con una naturalezza e una leggerezza rare in un film che si ispira a delle persone reali e a una gemma del cinema inglese. Tutte cose che ci ha raccontato direttamente la regista in una piacevole conversazione. Ali & Ava – Storia di un incontro è nelle sale italiane dal 14 aprile, distribuito da I Wonder Pictures.

Ali & Ava è la chiusura di una trilogia sullo Yorkshire, la regione dell’Inghilterra dove sei nata e cresciuta. Ti fermerai qui o c’è ancora tanto da raccontare a Bradford e dintorni?
È vero, è una trilogia, perché in qualche modo The Selfish Giant e Dark River sono concatenati tra loro e a questo film, non solo geograficamente perché ambientati a Bradford, ma anche per delle altre connessioni. I personaggi di Ali & Ava, per esempio, sono ispirati a delle persone reali che ho conosciuto girando il primo film. E sì, credo che ci sia ancora molto da raccontare.

D’altronde l’Inghilterra lontano da Londra è una fonte inesauribile di storie, come dimostra tutto il cinema britannico. Ali & Ava è una magnifica sintesi delle commedie proletarie degli anni ’90, come Grazie, signora Thatcher o Full Monty, con il cinema militante di Ken Loach e Mike Leigh. Come sei riuscita a trovare questo equilibrio?
È vero che il Regno Unito ha Londra al centro e tutto il resto passa in secondo piano, ma la gente vera è lontana dalla City, è nei centri industriali, nelle città più piccole della campagna inglese, e ognuno di loro ha delle storie da raccontare. Ne ho trovate molte nello Yorkshire, e ancora ce ne sono, così come altri le hanno trovate in altre zone di questo Paese così vario, affascinante e strano. Parlando di equilibrio, non è stato facile, perché è vero che raccontare una storia d’amore dai toni molto mélo evidenziando anche l’aspetto sociale della vicenda era sulla carta molto contraddittorio. Ma sono cresciuta guardando i film di Loach e Leigh, quindi conosco perfettamente i loro toni e le loro voci, così come amo molto le storie romantiche. L’equilibrio, che spero ci sia, ho provato a raggiungerlo avendo due cose bene in mente. Da una parte Breve incontro di David Lean, che è il film che ho usato come riferimento, dall’altra i veri Ali e Ava, con cui ho lavorato durante la scrittura.

Uno degli elementi che tengono insieme questo equilibrio è la musica, sempre importantissima nel cinema britannico.
Volevo davvero che questa volta fosse preminente, al contrario dei due film precedenti dove c’è un utilizzo minimalista della colonna sonora. Ma non volevo un tappeto musicale che accompagnasse e coprisse la storia, la musica doveva essere diegetica per raccontare i personaggi. Il vero Ali era davvero un dj e ha un rapporto speciale con la musica, un dono, mentre la vera Ava andava a sentire il padre cantare le canzoni rivoluzionarie irlandesi nei pub, quindi per entrambi la musica è un elemento fondamentale ed è stato semplice usarla per sviluppare la loro storia.

I registi britannici hanno una grande fortuna, perché ovunque si girano trovano attori di livello straordinario, e quando hai gli attori metà del film è portato a casa. Come hai scelto Adeel Akhtar e Claire Rushbrook?
Avevo conosciuto Adeel al Toronto Film Festival nel 2016, e ho capito subito che prima o poi avremmo dovuto lavorare insieme: è una forza della natura. Claire la apprezzavo da tanto tempo, avevo molto amato la sua interpretazione in un film dal titolo Under the Skin, diretto da Carine Adler, in cui fa la sorella di Samantha Morton. Quando ho pensato ad Ali e Ava mi sono venuti immediatamente in mente loro due. È stato un casting poco convenzionale, perché era molto importante che funzionassero insieme, quindi li ho fatti improvvisare per vedere se c’era la giusta alchimia. La scena che hanno provato insieme è quella del divano, erano perfetti. Ed è vero: sono stata fortunata con loro.

Dopo Ali & Ava, hai lasciato momentaneamente lo Yorkshire.
Sì, mi sono spostata nell’Essex, sono scesa a Sud-Est, per girare una serie, The Essex Serpent, con Claire Danes e Tom Hiddleston, per Apple TV+ (arriverà sulla piattaforma il prossimo 13 maggio, nda). È stata una bella esperienza, non avevo mai lavorato a una serie. Ho curato la regia e la produzione esecutiva, è stato come girare un lungo film.

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