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Chiara Martegiani, neanche una lacrima

È la protagonista (inaspettata) di 'Ride', il primo film da regista di Valerio Mastandrea. nelle sale da oggi. «È stato meraviglioso. E faticosissimo».

Credit: Angelo Turetta.

Carolina non riesce a piangere, nonostante l’amore della sua vita sia morto da una settimana in un incidente sul lavoro. Chiara invece è arrivata alla fine della sceneggiatura «in lacrime, come un’idiota». Carolina è la protagonista di Ride, opera prima di Valerio Mastandrea, e Chiara Martegiani è la giovane attrice che le dà anima, rabbia, frustrazione ma anche ironia. 31 anni, riminese, un che di francese nell’eleganza naturalissima del volto, Chiara è Ride, si carica il film sulle spalle, parla con gli occhi e ha il pregio di cambiare completamente ogni volta che la camera modifica l’in- quadratura.

Chiacchieriamo al telefono mentre è a Roma, dove è tornata in una pausa dal set trentino della serie internazionale Sanctuary, un thriller psicologico di produzione svedese con l’attrice di Vikings Josefin Asplund e Mr. Matthew Modine: «Mi manca solo una posa e poi mi dedicherò all’uscita di Ride… ci siamo quasi, mamma mia!». È un film a cui tiene tanto, tantissimo, si intuisce dal fatto che inconsapevolmente accompagni ogni frase di peso con un “capito?”, come per assicurarsi che le sue parole abbiano toccato le corde giuste: «Ho una responsabilità enorme, perché è la prima regia di Valerio ed è un ruolo gigantesco, complesso, un personaggio femminile scritto benissimo, con diversi strati, una profondità, una psicologia, capito? Ma quello che mi ha gasato di più è l’ironia che emerge nel raccontare una situazione tremenda come la morte». Un’ironia alla Valerio Mastandrea: «Lui è sempre molto dissacrante, ha la capacità di saper sorridere del dramma senza mai calcare la mano, con una delicatezza rara».

Essere diretta dal proprio compagno di vita è stato «da una parte meraviglioso, ci lavorerei di nuovo domani. Dall’altra faticoso perché Valerio è un bravissimo attore e, avendo scritto lui il film, aveva Carolina e gli altri personaggi dentro, era un vulcano di idee, ma io quegli spunti li dovevo fare miei». Chiara ovviamente ha letto tutte le fasi della scrittura: «Valerio all’inizio aveva in mente un’attrice più grande, straniera. Io nella mia testa pensavo invece che fosse un personaggio perfetto per un’italiana, per come parla, come si rapporta col figlio». A questo punto mi racconta un po’ di aneddoti che hanno scandito questo percorso, a partire da quando Mastandrea le chiede di andare alle audizioni per dare le battute agli altri attori, di diventare l’avatar di Carolina, dal momento che non l’aveva ancora trovata. «Dopo un paio di settimane, mi rendo conto che ci sono sempre due camere, una su di me e una sull’altra persona. Allora chiedo a Valerio: “Ma perché mi devi riprendere, non stai facendo i provini agli altri?”. E lui: “Non ti preoccupare, li voglio montare, vedere un po’ le reazioni”».

Valerio Mastandrea sul set di ‘Ride’ con Chiara Martegiani.

Poi, mentre è a Napoli per girare una serie, Mastandrea chiama Chiara e le chiede di raggiungerlo, devono parlare: «A me è venuto un colpo, non sapevo cosa stesse succedendo. Quando arrivo a cena lo vedo un po’ agitato e gli domando: “Che c’è?”. “Ti devo dare una notizia molto bella, ma anche tremenda: voglio che tu sia Carolina”. Io inizio a piangere di gioia e a lui si chiude lo stomaco, gli viene quasi la nausea… eravamo in un ristorante e siamo usciti con la doggy bag perché nessuno dei due riusciva più a mandare giù un boccone».

Chiara ricorda il momento esatto in cui ha deciso che avrebbe fatto l’attrice e anche quello in cui era certa di voler smettere. L’innamoramento è arrivato a 16 anni mentre faceva la comparsa a Sant’Arcangelo di Romagna: «Durante la sequenza di un bombardamento, mi sono fatta prendere e ho iniziato a piangere, il regista Maurizio Zaccaro mi ha detto che avevo del talento. Da piccola stavo sempre al centro dell’attenzione, guardavo un sacco di film e mi travestivo di continuo, tipo da Natalie Portman in Léon, la scena in cui lei va a bussare alla porta di Jean Reno con il latte».

Se i tuoi genitori sono dentisti e ti vogliono mandare a fare Odontoiatria a Ferrara, tu di’ che vuoi andare a Roma per frequentare la Facoltà di Architettura: «All’università ci sono andata un mese, più o meno, in realtà volevo tentare le audizioni per Amici di nascosto, perché non sapevo da dove iniziare dalla mia piccola realtà riminese. L’avventura è durata poco e mi sono buttata a fare provini con molta incoscienza; per entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia, per esempio, mi sono preparata in tre giorni».

Il primo ruolo è arrivato a 21 anni in Un gioco da ragazze di Matteo Rovere, poi un altro paio di film, Meno male che ci sei e Maternity Blues, «e dopo nulla, piccole cose, una gran fatica, avevo perso parecchia motivazione, tant’è che poi me ne sono andata anche all’estero tre anni, tra Londra e Barcellona, non sapevo dove sbattere la testa, perché questo è un mestiere che, se non lavori, ti ammazza psicologicamente».

Ora Chiara ha un progetto tutto suo in testa: «Non so se partirà dal teatro oppure lo metterò subito su scrittura. Amo follemente Fleabag, la serie di Phoebe Waller-Bridge, adoro lei e quel tipo di toni, chissà… ho un’idea e sarebbe un sogno realizzarla. Qualcosa sta ripartendo, dopo che Valerio mi ha dato quest’occasione. Un regalo bellissimo, anche se è stato sudato. Capito?».

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