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Andrea Iervolino: «TaTaTu, il futuro del cinema e della rete»

Produttore cinematografico, imprenditore, innovatore 'seriale', è il nome dietro la nuova piattaforma che punta a rivoluzionare lo streaming. Con un 'sistema ricompensa' che premia gli utenti

Andrea Iervolino con Antonio Banderas, Michael Madsen e Romano Reggiani

Foto: Daniele Venturelli/TaTaTu

Produttore cinematografico, imprenditore, innovatore “seriale”, Andrea Iervolino, classe 1987, uno che da Cassino è arrivato fino a Hollywood, non lascia ma raddoppia, anche durante un periodo difficile come questo. E mentre tutti rimangono davanti agli schermi di ogni tipo di device, costretti a casa dalla pandemia, lui lancia TaTaTu, una piattaforma social che si fonda sulla sharing economy, un luogo in cui l’utente non è più fruitore passivo (e di fatto prodotto), ma un elemento cardine dell’ecosistema digitale, parte attiva di condivisione e creazione di contenuti. Tatatu combina le migliori funzionalità delle principali piattaforme di social network con un sistema che premia gli utenti. Entrare a far parte di Tatatu è semplice e gratuito: non è richiesto alcun abbonamento e addirittura ti permette di guadagnare. Basterà accedere alla piattaforma, iscriversi ed iniziare a postare, chattare, mettere like e guardare contenuti. Inoltre, gli utenti continuano a guadagnare ttu invitando amici e parenti a registrarsi. I ttu coin possono essere spesi sullo store online o, a seguito dell’ultima novità di gennaio, potranno essere utilizzati per partecipare alle auctions nelle quali gli utenti potranno aggiudicarsi veri e propri must-have come smartphone di ultima generazione.

Cos’è TaTaTu e perché questa sfida social proprio ora?
TaTaTu è un progetto a cui lavoro da anni, e l’anno scorso abbiamo realizzato concretamente le prime versioni beta. Il momento storico non è madre di questo progetto, ma semplicemente penso che gli utenti siano pronti per conoscere e accogliere questa idea.

Si va verso una digitalizzazione della vita. TaTaTu è una nuova piattaforma sociale ma anche economica? È un modo per anticipare una sorta di terza rivoluzione industriale?
Non credo si debba parlare di una terza rivoluzione, il mondo è in costante mutamento, assistiamo a cambiamenti che potremmo paragonare ad altri avvenuti nel passato. Internet è la massima espressione della democrazia, ma in realtà non si è mai fatto nulla in favore degli utenti. Per oltre 13 anni, i dati degli utenti sono stati utilizzati gratuitamente, ed è il momento per restituirgli qualcosa in cambio grazie ad un progetto mai pensato fino ad ora. E qui nasce TaTaTu, la prima sharing economy del data.

Hai iniziato a produrre anche grazie all’invenzione di una nuova modalità di distribuzione. Fin da giovanissimo, hai puntato a cambiare gli schemi economici e strutturali dei mondi in cui sei entrato, dal cinema all’imprenditoria in generale. Che posto occupa TaTaTu nella tua evoluzione professionale?
TaTaTu è la concretizzazione della mia visione imprenditoriale. Sin da piccolo, ho creduto nelle piattaforme digitali e alla possibilità di utilizzarle come alternative ai canali tradizionali del cinema. Un mezzo, quello digitale, in grado di ridurre le distanze tra il pubblico e il cinema, rendendola un’esperienza artistica unica, ma non per questo non accessibile a tutti.

Andrea Iervolino con Antonio Banderas. Foto: Daniele Venturelli/TaTaTu

Qual è stata la reazione delle aziende a questo nuovo mercato fatto di social e ttu coin? E quanti e quali talent hanno accettato la sfida di TaTaTu?
Mi ha sorpreso l’interesse dimostrato da importanti aziende del settore entertainment, le quali già mi conoscevano come produttore, e soprattutto l’entusiasmo con il quale hanno accolto il progetto TaTaTu. Come già riportato sui giornali, attori noti come Antonio Banderas e Johnny Depp hanno sostenuto questo progetto.

I cinema sono chiusi. Tu sei un produttore che lo scorso anno è uscito con un progetto bello, complesso e ambizioso come Waiting for the Barbarians e ha “sfondato” a Hollywood. Come pensa che si svilupperà nel post Covid il mercato cinematografico e in generale dell’entertainment?
Ho sempre prodotto e creduto in film destinati allo streaming. Infatti, i miei successi cinematografici li ho ottenuti proprio perché erano film pensati per essere prodotti e diffusi in streaming. Tutta la mia carriera lavorativa si è focalizzata su questa componente. Credo nell’evoluzione e, soprattutto, credo che assisteremo sempre di più a un affiancamento tra sala cinematografica e streaming.

I social rendono la gratuità il vero prezzo che paga l’utente che diventa prodotto del proprietario del social stesso. TaTaTu rovescia questo schema. È l’inizio di una rivoluzione anche del capitalismo come l’abbiamo vissuto finora?
Chi può dirlo, non siamo insurrezionalisti contro l’idea di capitalismo, ma sicuramente sono tempi in cui l’uomo, la natura, i valori devono tornare un po’ centrali nei nostri progetti e nei nostri sogni. Se un imprenditore guadagna da un progetto digitale, è giusto che condivida parte di quei ricavi con il vero motore di tutto: l’utente.

TaTaTu è anche un modo per combattere la pirateria non con i divieti, ma integrando lo spettatore come parte finalmente attiva del sistema?
Il “sistema ricompensa” è l’unico che innesta circuiti virtuosi. Nella totale protezione dei diritti dei contenuti, a me molto cari in quanto produttore cinematografico, credo che il digitale abbia offerto molto, ma in maniera apparentemente gratuita. Questa persistente condizione spinge gli utenti a trovare film fruibili gratuitamente, non percependo i canali pirata come canali che rubano diritti, ma come strumenti che rendono possibile l’accesso a contenuti di loro interesse. TaTaTu lavora anche su questo aspetto: ridurre, o speriamo addirittura eliminare, la pirateria, garantendo tutto il cinema in maniera gratuita e con un sistema di reward.

TaTaTu può diventare la Netflix del 2025? Uno YouTube di prodotti di qualità?
Un progetto è innovativo quando si genera da idee nuove, non condizionate da invenzioni già esistenti. Sarebbe sbagliato paragonare TaTaTu a Netflix o YouTube, perché si fonda su un business model totalmente diverso, ponendo al centro l’idea di sharing economy. Netflix e Youtube esisteranno o no quando TaTaTu sarà un player di rilevanza per motivi totalmente dipendenti dal loro operato e non dall’arena competitiva. Più alternative ci sono, maggiore possibilità l’utente ha di scegliere cosa risponde meglio alle sue necessità.

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