Home Cinema Interviste Cinema

A star is born: Vanessa Kirby si prende Venezia 77

L’ex principessa Margaret di 'The Crown' è arrivata al Lido con ben due film in concorso. E per 'Pieces of a Woman' meriterebbe la Coppa Volpi. L’abbiamo incontrata

Vanessa Kirby sul red carpet di 'Pieces od a Woman' a Venezia 77

Foto: Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

«L’altro giorno chiacchieravo con Tilda (Swinton, nda): è stata otto volte a Cannes e chissà quante al Lido. Mi ha chiesto: è la tua prima volta? Sì, non ero mai stata a un festival, quindi non ho metri di paragone… sono soltanto felicissima di essere qui!». A new star is born, ma Lady Gaga non c’entra. La diva incontrastata di questa Venezia-non-Venezia si chiama Vanessa Kirby. Ma come chi? Sua Altezza Reale la Principessa Margaret, sorella ribelle di Lilibet ed eroina romantica delle prime due stagioni di The Crown (per la 3 e la 4 ha passato il testimone a Helena Bonham Carter). O, se preferite, l’agente dell’MI6 che prende a calci nelle palle The Rock (sì, davvero) nello spin-off di Fast & Furious, Hobbs & Shaw.

Classe 1988, londinese di Wimbledon, Vanessa è la nuova generazione di quel British pack che da qualche anno sta colonizzando Hollywood. Dal palcoscenico alla grande serialità al cinema (d’autore e di incassi), praticamente una versione al femminile di Benedict Cumberbatch, una meravigliosa nerd del teatro con occhi di ghiaccio, pelle dorata e una grazia, una semplicità e un talento che a Meghan (per rimanere in tema royal) je piacerebbe. Che avrebbe fatto l’attrice Kirby l’ha deciso a 13 anni, mentre guardava Il giardino dei ciliegi al National Theatre: «Sul palco c’erano Corin e Vanessa Redgrave. Era magia pura, mi sono commossa. All’uscita tremavo, mi sono sentita diversa e ho deciso che avrei voluto diventare anche io quella persona che, raccontando storie, può cambiare la vita di qualcuno. Se anche una sola donna dopo aver visto Pieces of a Woman si sentirà compresa beh, forse in qualche modo ci siamo riusciti».

Il film dell’ungherese Kornél Mundruczó è uno dei due titoli che Vanessa ha accompagnato in concorso a Venezia insieme a The World to Come della norvegese Mona Fastvold. Se il primo è la vicenda di una donna letteralmente “a pezzi” dopo la morte della bambina appena data alla luce, il secondo è la storia d’amore tra le mogli di due fattori nel Midwest di metà ‘800. Detto goodbye con la manina a Buckingham Palace, pare chiarissimo che Kirby vuole sempre più «portare in scena esperienze femminili che non sono mai state raccontate prima». Vedi la scena iniziale di Pieces of a Woman, uno scioccante piano sequenza di quasi 30 minuti che segue il suo personaggio, Martha, durante il travaglio a casa, fino alla nascita della piccola: «Sentivo una responsabilità enorme e avevo paura perché non potevo permettermi di essere falsa nemmeno per un secondo».

Shia LaBeouf e Vanessa Kirby in ‘Pieces of a Woman’

Per prepararsi a quella performance Vanessa ha contattato un’ostetrica che lavora in un ospedale a nord di Londra e ha passato del tempo in reparto: «Un giorno una signora che stava per partorire mi ha permesso di assistere a quel momento sacro. Mi avevano presentato come un’attrice che studiava per un ruolo e lei, nella concitazione, non ci ha fatto troppo caso. Poi mi ha riconosciuta: era una grande fan di The Crown», ride. «Volevo che la scena del parto fosse caotica, faccio dei versi, persino dei rutti. Non ci doveva essere nessuno abbellimento, perché non c’è vanità in quella circostanza: c’è soltanto il miracolo della nascita, che è meraviglioso ma anche terrificante».

Ci sono ruoli che invece Vanessa non accetterebbe mai: «Quelli in cui le donne vengono oggettivizzate. Credo che non ci sia più spazio per questo, almeno lo spero». Ma non provate a buttarle lì nemmeno il cliché dell’impersonare “donne forti”: «Si dice interpretare donne forti, ma mai uomini forti, forse perché le donne in passato sono state rappresentate come le damsel in distress che l’uomo deve salvare o che lo devono sostenere. Mi entusiasma l’idea che ora le parti siano invertite e ringrazio quella potenza di Shia (LaBeouf, che nel film impersona il marito, nda) per avermi supportato ed essere stato sempre al mio fianco, totalmente solidale nei confronti dello spazio di cui Martha aveva bisogno nel film. E poi: siamo sicuri che le donne siano il sesso debole? C’è una tale forza nella profondità dei sentimenti… vorrei interpretare sempre donne che “sentono” in quel modo: il dolore estremo di Martha, la passione estrema di Margaret».



Intanto per noi il nome di Vanessa dovrebbe essere già inciso sulla Coppa Volpi. E prossimamente (ancora non è dato sapere quando causa pandemia) vedremo Kirby anche nel nuovo Mission: Impossible dopo Fallout: «Non me lo sarei mai aspettata, arrivavo sempre ultima alle gare di corsa a scuola!», ride. «Ma ho capito che voglio mettermi alla prova con qualcosa che penso di non saper fare, che mi spaventi. Lavorare con Tom Cruise è stato un dono, ma anche una sfida: quel training ha cambiato il mio rapporto con la fisicità, adesso mi piacerebbe addirittura interpretare una ballerina». Prima però bisogna finire le riprese del nuovo capitolo della saga action, interrotte qui in Laguna proprio dal lockdown: «Torneremo a novembre. Venezia tutto l’anno!».