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Il meglio del Sundance 2020

Da documentari sulla morte, sulla politica e sui cacciatori di tartufi a una commedia romantica allegramente esistenziale: i 10 titoli più belli al Sundance Film Festival di quest'anno

Da sinistra a destra: 'The Truffle Hunters,' Dick Johnson Is Dead' e 'Bloody Nose Empty Pockets'

Foto: courtesy of Sundance Institute

Un altro Sundance è andato tra ottimi debutti, follow-up deludenti e conferme, file alle proiezioni e Q&A che lasciavano letteralmente senza fiato (per l’altitudine). È stato un anno davvero forte per i documentari giornalistici e quelli più sperimentali, e anche per le storie di donne che combattono contro le storture di sistemi malati (un grande festival per le quote rosa in generale, con un 44% dei titoli diretti da registe). E, anche se il concorso e le première sembravano meno solidi del solito, c’erano comunque un buon numero di piccoli e grandi gioielli nascosti nelle varie sezioni.

I 10 film qui sotto rappresentano non solo le cose migliori che abbiamo visto negli ultimi giorni, ma anche una bella selezione di ciò che il festival continua a offrire: prospettive alternative, visioni insolite, voci altre, immersioni in questioni urgenti, variazioni di genere per cui vale la pena restare alzati fino a mezzanotte. Questi erano i titoli che non vedevamo l’ora di vedere.

Bloody Nose Empty Pockets

Le ultime 24 ore di un dive bar a Las Vegas in un pezzo di cinéma vérité. Se riuscite a superare il tema fiction vs nonfiction, vi troverete davanti a una capsula di Petri in cui poveracci depressi e filosofi ubriachi si rimbalzano momenti e riflessioni. Non è tanto il ritratto di un lungo addio a un locale, ma è un’esplorazione della comunità che chiama quel luogo casa e della sua famiglia di ubriaconi.

Boys State

Da decenni la Legione americana gestisce un programma chiamato “Boys State”, in cui giovani promettenti (tra cui Cory Booker e Dick Cheney) vengono selezionati per formare un governo simulato in una settimana, con tanto di discorsi e elezioni. Jesse Moss e Amanda McBaine (The Overnighters) si mimetizzano tra gli Obama, i Trump e Karl Roves di domani mentre replicano alti e bassi del sistema bipartitico fino all’ultima campagna diffamatoria. Un documento assolutamente convincente e spesso allarmante che ha contribuito a introdurre alcuni giovani politici dei quali sicuramente avremo notizie nei prossimi anni.

Dick Johnson Is Dead

O meglio, Dick Johnson sta lentamente cedendo alla demenza e alla morte, così Kirsten Johnson (Cameraperson) fa quello che farebbe qualsiasi brava figlia: realizza un film su di lui. Abbiamo già detto che il documentario è pieno di scene di Dick che si trascina tra condizionatori d’aria che cadono, pirati della strada e arresti cardiaci fatali? Questo potrebbe essere il film più spensierato ed esaltante sulla morte mai girato, nonché un atto di catarsi sia per coloro che stanno dietro la telecamera che tra il pubblico. Più la regista si prepara al lutto futuro, una macabra beffa alla volta, più senti l’amore e l’affetto dietro questo progetto.

Minari

Attingendo alla sua vicenda di bambino coreano-americano cresciuto nell’Arkansas degli anni ’80, il regista Lee Isaac Chung (Munyurangabo) ci ricorda che il modo in cui racconti una storia per adulti è importante quanto quello che scegli di includere in quella storia. Dopo aver sradicato tutta la famiglia dalla California, un padre ambizioso (Steven Yeun) cerca di fondare la propria fattoria e minaccia di logorare i rapporti con i propri cari. La moglie, la suocera anziana e i due bambini devono affrontare le proprie esperienze; è la controparte cinematografica di Chung, un bambino di sette anni di nome David (Alan S. Kim), che fornisce la prospettiva a occhi spalancati di tutti i trionfi e le tragedie che ci attendono. È una sinfonia aggraziata, con quello che forse è il miglior cast del festival.

Never Rarely Sometimes Always

La storia di due giovani donne che viaggiano dalla Pennsylvania rurale a New York per consentire a una di loro di interrompere una gravidanza non è facile da guardare; la scena in cui capirete perché il film ha un titolo così lungo (c’entra un questionario) è la definizione di devastante. Ma c’è un equilibrio perfetto tra tenerezza e tenacia nel modo in cui la regista Eliza Hittman racconta la loro odissea, popolata da troll, ciclopi, minotauri moderni e altri maschi mostruosi di oggi. È un film che mostra come l’avere a che fare continuamente con molestie sessuali sia un dato di fatto per le giovani donne, ma si concentra maggiormente sul legame fraterno tra queste due adolescenti mentre affrontano le mentalità delle piccole città e gli ostacoli di quelle grandi.

Nine Days

Sei nato, vivi e muori. Ma prima un uomo ben vestito ti intervista per nove giorni per vedere se sei un’anima degna di abitare un essere umano. Il regista giappo-brasiliano Edson Oda filosofeggia nel suo film d’esordio: cosa significa essere vivi? La bellezza dell’essere umano supera il dolore dell’esistenza? Chi siamo, prima di essere qualcosa? Un incrocio tra un film alla Gondry e un The Good Place con un twist buddista, Nine Days è un delicato dramma esistenziale parecchio strambo. E dimostra anche che Winston Duke – l’arma non più così segreta di Black Panther e Us – può fare minimalismo d’autore anche meglio del mainstream.

Palm Springs

C’è una piccola svolta in questa commedia romantica di Max Barbakow su una damigella d’onore (Cristin Milioti), uno degli ospiti del matrimonio (Andy Samberg) e una cerimonia senza fine di cui però non vi sveleremo nulla. Scriviamo solo questo: è prodotto dal team di Lonely Island, quindi aspettatevi quel livello di assurdità e follia. I fan delle commedie dei primi anni ’90 si divertiranno un modo. È un film che ha delle cose da dire, eppure è così disinvolto e facile da interpretare che è scivolato via benissimo tra i drammoni presentati al Sundance. E saremmo felicissimi se Milioti e Samberg, che hanno una chimica incredibile sullo schermo, facessero una serie di film insieme e diventassero la versione sboccata di Doris Day e Rock Hudson del 2020.

Possessor

In un futuro remoto, i killer di professione come Tasya (Andrea Riseborough) possono usare delle persone senza arte né parte perché “ospitino” la propria coscienza. La sua capa (Jennifer Jason Leigh) assegna a Tasya la missione di “abitare” un nerd (Christopher Abbott) per poter arrivare al suo ricco patrigno. Le cose si faranno via via più assurde. Il pastiche sci-fi di Brandon Cronenberg è un adorabile incrocio tra i B-movie action di fine anni ’80 e il surrealismo psicologico che giustamente ti aspetteresti dal suo cognome.

Time

Dopo che suo marito è finito in carcere per aver rapinato una banca, Fox Rich ha iniziato a tenere una sorta di diario in bianco e nero. Suo figlio aveva quattro anni, ed era incinta di altri due gemelli. Nel corso dei due decenni successivi, Rich è diventata un’autrice da classifica e un’attivista impegnata nella riforma del sistema penitenziario. Il documentario di Garrett Bradley è il flusso di coscienza nella storia di una donna, intimo e sempre privo di dogmi, semplicemente magnifico.

The Truffle Hunters

Alcuni fanno questo lavoro dagli anni ’80. Altri da una decina d’anni. Ma tutti questi uomini italiani – e i loro cani: sono sempre in compagnia dei loro fidati amici a quattro zampe – hanno dedicato la loro vita a scovare i più pregiati tartufi d’Alba. “Delizioso” è un aggettivo abusato, ma è il migliore per descrivere l’incursione di Gregory Kershaw e Michael Dweck nel mondo competitivo di questi irascibili cacciatori. Visivamente bello quanto una non-fiction.

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