Il fascino di un festival del cinema d’arte a St. Moritz | Rolling Stone Italia
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Il fascino di un festival del cinema d’arte a St. Moritz

Nel celebre borgo svizzero si è tenuta la prima edizione del St. Mortiz Art Film Festival, tra location incantevoli e un programma coraggioso

La performance di Lily Mcmenamy al Badrutt's Palace

Foto: Agostina Schenone

Quando mi hanno invitato al St. Moritz Art Film Festival (SMAFF), sono rimasto stupito. Cresciuto con la cultura pop degli anni ’90, St. Moritz per me altro non era che il nome di una località per cinepanettoni, un Vacanze di Natale ’91 con cameo di Alberto Sordi, una location inarrivabile situata da qualche parte in Svizzera, lassù tra le nevi delle Alpi. Che mi venisse proposto di andarci, addirittura per qualcosa di così culturale e, a suo modo, avant-garde, mi è sembrato ancora più assurdo e intrigante.

Anche solo giungere a St. Moritz da Milano, in treno, è un’esperienza. La tratta percorsa dal Bernina Express taglia le Alpi arrivando fino ai 2250metri d’altezza, in una serie di paesaggi che sembrano messi lì da qualche divinità solo per essere dipinti. O, al giorno d’oggi, immortalati con lo smartphone. Se si ha la fortuna, come mi è capitato casualmente, di capitare sul treno con le carrozze completamente aperte, il viaggio diventata un tour dolce e docile su delle montagne russe immaginifiche, in una natura sospesa nel tempo, con termine nel riflesso cristallino del lago di St. Moritz.

Come non pensavo di finir mai tra le poche vie di St. Moritz, mai avrei pensato di ritrovarmi a vedere dei film d’arte all’interno del Badrutt’s Palace, più che un hotel un luogo leggendario con oltre cent’anni di storia, tanto amato – tra i tanti – da Alfred Hitchcock (a cui hanno dedicato una suite, ma non vi diciamo il prezzo per non rovinarvi la giornata). E girando per le stanze del palazzo si può capire il motivo: il Badrutt potrebbe essere una rivisitazione altolocata dell’Overlook Hotel. O lo scenario ideale per una pubblicità di Gucci. In pratica, un luogo magnifico in cui poter andare al cinema.

Ancora più intrigante, e a suo modo ironico, è che ad inaugurare le proiezioni dello SMAFF al Badrutt’s Palace sia stata scelto La ricotta di Pasolini (un dei quattro episodi di Ro.Go.Pa.G. il film collettivo di Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti), una profonda critica al popolo e alla borghesia italiana. Nella pellicola, infatti, viene chiesto al personaggio di Orson Wells un commento sulla società italiana al quale egli risponde laconico: «Il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa»· Nel lusso della sala proiezioni del Badrutt’s, il contrasto è quasi irreale.

Tornando al festival, lo SMAFF, alla sua prima edizione diretta da Stefano Rabolli Pansera, ha presentato 38 pellicole (di cui 15 in concorso) tra art film, arte visiva e video arte, con proiezioni e incontri divisi tra il Badrutt’s Palace e la sala Reithalle. Il programma infatti, il cui tema per questa edizione era Face to Face, ha spaziato – anche in modo coraggioso – tra opere di ricerca e sperimentazione, indagando il rapporto con l’Altro. Tra pellicole di grandi artisti, come la già citata La ricotta di Pasolini, The Human Voice di Almadovar, Livres d’image di Godard, Before Night Falls di Julian Schnabel e Musical Paintings di Malcom McLaren, interessanti e numerose opere di ricerca, incontri faccia a faccia con alcuni degli artisti in programma, concerti (come quello di Yuki Tsujii & Akihide Monna del gruppo noise giapponese Bo Ningen al Dracula Club) e performance, il festival si è posto come luogo di incontro, di scambio, di confronto, posizionando lo SMAFF e St. Moritz all’interno del calendario dei festival cinematografici estivi.

Tra pomeriggi di sole che improvvisamente diventano serate di foschia, tra la natura incontaminata interrotta solamente da hotel stellari, nella rilassatezza di un borgo lontano dai bagordi invernali vanziniani, la fine dell’estate (la manifestazione si è svolta dal 25 al 28 agosto) di St. Moritz ha una certa magia. Certo, St. Moritz non è luogo per tutti, non sembra nemmeno che ci siano davvero degli abitanti (tanto da chiedersi, “ma qui a ottobre ci abita davvero qualcuno?”), ma il fascino dell’Engadina resiste anche nel silenzioso termine della stagione estiva. E portare qui un festival del cinema o, ancor meglio, un festival dedicato ad una nicchia come quella degli art film, in location così incantevoli, è sicuramente un’ottima idea.