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I migliori film sui vampiri

Nel giorno del debutto tedesco di 'Nosferatu il vampiro' di Friedrich Wilhelm Murnau (era il 1922), abbiamo ripercorso la storia del genere: dal primo Dracula 'amerikano' al mockumentary di Taika Waititi

Il 4 marzo del 1922 debuttava in Germania Nosferatu il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau, il “film dei film” tra i vampire movie con protagonista un leggendario Max Schreck nei panni del conte Orlok (che poi sarebbe… vabbè, lo sapete). Non abbiamo voluto fare una classifica dei migliori film sul tema venuti dopo, perché il capolavoro del cinema muto sarebbe stato al primo posto senza discussione. Abbiamo però ripercorso la storia del genere, dal primo Dracula “amerikano” alla commedia sanguinaria di Taika Waititi. Ecco il nostro best of.

Dracula (1931) di Tod Browning

Il primo, l’unico, l’inimitabile? Forse, almeno finché non è arrivato un tale Francis Ford (scrolla ancora un po’). Dopo il capolavoro del tedesco di Murnau, vero iniziatore di tutto, il primo classico “made in USA”, ispirato a uno spettacolo di Broadway. Da quel momento (e dagli occhi terrificanti di Bela Lugosi) il vampire movie è diventato un genere americano per eccellenza.

Nosferatu, il principe della notte (1979) di Werner Herzog

Tedesco rifà tedesco. E che crucchi tutti e due. Solo il sommo Herzog poteva azzardare un remake del maestro Murnau. Ne esce una rilettura che fa di Dracula un eroe solitario, in linea con le figure già ritratte dal regista (e dal suo partner in crime, letteralmente, Klaus Kinski). Completa il quadro una Isabelle Adjani che è impossibile non mordere.

Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) di Tony Scott

Tra la vampira Catherine Deneuve e la dottoressa Susan Sarandon, anche il terzo gode. Vale a dire David Bowie, presenza cult in quello che per molti è uno scult, sospeso tra horror e brividi soft-core. Tony Scott non sarà un autore raffinato, ma tra il terzetto di protagonisti, le atmosfere flou e le musiche dei Bauhaus: avercene.

Near Dark (1987) di Kathryn Bigelow

La più tosta delle registe si confronta con il genere in un titolo dai più dimenticato. È invece un trip tra punk e postmodernismo in cui i vampiri sono le “creature” delle sottoculture dell’epoca: gang di strada, biker, tossici. E un’idea dell’amore eterno che anticipa i romanticismi di Jarmusch (vedi più giù). Indimenticabile Bill Paxton col caschetto.

Dracula di Bram Stoker (1992) di Francis Ford Coppola

In ordine sparso: le cofane di Gary Oldman, Winona Ryder versione goth (again!), Keanu Reeves più esangue di un’eroina preraffaellita, Monica Bellucci assetata di sangue. Coppola si discosta dalla compostezza del film originale per mettere in scena una fiera delle vanità debordante, kitsch, pure un po’ tamarra. E col tempo (giustamente) rivalutata.

Intervista col vampiro (1994) di Neil Jordan

Tom Cruise, Brad Pitt, Antonio Banderas: con un trio di vampiri così, pure la fanciullina Kirsten Dunst finisce per soccombere (persino ai baci del primo). Poi, ci sono i salti temporali tra la San Francisco anni ’90 e la New Orleans del ‘700, con tutto il décor che ne consegue. Neil Jordan tornerà al genere vent’anni dopo con Byzantium, starring Saoirse Ronan e Gemma Arterton: ma non sarà la stessa cosa.

The Addiction (1995) di Abel Ferrara

Considerato da molti critici il capolavoro assoluto di Abel Ferrara (e mica c’hanno così torto), è il coming to life di una studentessa di filosofia (la deliziosissima Lili Taylor) morsa nelle strade di New York: la fame diventa, soprattutto, di conoscenza di ciò che è altro da noi. Sontuoso bianco e nero e magnifico Christopher Walken, alias la guida spirituale che tutti vorremmo.

Dal tramonto all’alba (1996) di Robert Rodriguez

La prima metà di questo B-movie cult, diretto da Rodriguez e scritto da Tarantino, sta fra il thriller e Le iene. Dall’arrivo al Titty Twister è un altro film: un delirio gore di vampiri, acqua santa e danze del ventre con serpenti (Salma docet). Mentre Rodriguez si diverte a immaginare modi assurdi di uccidere le comparse, Quentin dimostra di reggere bene anche sullo schermo e George Clooney diventa una stella del cinema. Nonsense, trash ma pure sontuoso e trascinante. E poi, pensate a quanto si sono divertiti ‘sti matti.

Blade (1998) di Stephen Norrington

Non sarà il massimo del vampire movie, ma è uno dei risultati più felici tra gli adattamenti di fumetti DC Comics sul grande schermo. Il mercenario Wesley Snipes (favoloso) contro l’epidemia vampira che ha contagiato il mondo è un eroe contemporaneo, perfettamente in linea con lo spirito di fine anni ’90. Due sequel negli anni 2000, quelli sì non memorabili. Aspettiamo quello di Mahershala Ali.

Lasciami entrare (2008) di Tomas Alfredson

Il più bel film di vampiri contemporaneo arriva dalla Svezia ed è praticamente un teen drama horror (che Hollywood ha rovinato con un altro inutile adattamento americano, ma vabbè). Lui ragazzino bullizzato, lei vampira in erba su poeticissimi sfondi innevati. Una storia d’amore gotica, santificata dalla chimica tra i due meravigliosi attori Kare Hedebrant e Lina Leandersson e dal tocco delicato del regista Tomas Alfredson, che usa dettagli suggestivi sulle creature della notte e i volti innocenti dei ragazzini per farne un piccolo capolavoro.

Twilight (2008) di Catherine Hardwicke

Ovviamente la saga dei vampiri fighi, ‘vegetariani’ e che luccicano al sole non è sicuramente tra le migliori uscite sul tema. Ma questo aggiornamento del mito in chiave sdolcinatamente teen-romance è stato un fenomeno prima letterario e poi cinematografico, e come tale non si può ignorare. Senza contare che, anche se sembrano passati cent’anni, ha lanciato il novello Batman Robert Pattinson e l’ultima versione degli angeli di Charlie Kristen Stewart. C’era anche Taylor Lautner versione lupo, ma deve aver vinto il Team Edward perché di Jacob ormai si son perse le tracce.

Thirst (2009) di Park Chan-wook

Tra una vendetta e l’altra, Park Chan-wook si misura con il genere draculesco a modo suo. Ovvero: facendo del prete peccatore che morde le signore un altro dei tanti simboli di una Corea del Sud repressa e in realtà violentissima. E pensare che l’ispirazione è, a detta dello stesso autore, Teresa Raquin di Émile Zola. Sono pazzi questi sudcoreani.

Solo gli amanti sopravvivono (2013) di Jim Jarmusch

Tom Hiddleston e Tilda Swinton vampiri filosofi: Jarmusch mette la sua firma sul genere, con altri due irresistibili outsider bohémien e annoiatissimi dei suoi. Un film di vampiri non può essere solo un film di vampiri per l’autore più indie di tutti, che ci mette dentro una riflessione sull’amore, sul tempo, sull’arte, sull’umanità. Tom e Tilda ascoltano dischi in vinile, lui morirebbe per una chitarra Silvertone. E, sullo sfondo di una Detroit depressa e decadente, chiunque non sia un vampiro colto, per Jarmusch è uno zombie.

A Girl Walks Home Alone At Night (2013) di Ana Lily Amirpour

Che cosa si nasconde sotto il chador nero di Saeed? Una vampira assetata di riscatto di gender. L’autrice di origini iraniane Ana Lily Amirpour firma un’opera prima a metà tra western classico e Persepolis. E con al centro una “Bad City” che altro non è se non la Teheran di oggi, sconvolta da un eterno ribollire politico e sociale. Ma dove c’è spazio per un (sanguinario) romance.

What We Do in the Shadows (2014) di Jemaine Clement e Taika Waititi

Prima di parodiare Hitler e vincere un Oscar per Jojo Rabbit, prima di girare il buddy movie su Thor e Hulk, Ragnarok, Taika Waititi si era inventato (insieme a Jemaine Clement) un finto reality show che sfotte ogni singolo luogo comune sul genere. Un mockumentary su tre vampiri che sono coinquilini da secoli, alle prese con le faccende domestiche, amori, amicizie e tecnologia. Così esilarante e cool che ne hanno fatto una serie tv, ma senza Taika. Perché ormai lui non ha più tempo.