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I film da vedere a settembre

Le visioni “reggaeton” di Pablo Larraín, l’arrivo (tribolatissimo) di ‘Mulan’, l’atteso ritorno di Charlie Kaufman, il doc su Paolo Conte. E un pugno di italiani da Venezia con furore. Tutti i titoli della ripresa

Mariana Di Girolamo e Gael García Bernal in ‘Ema’ di Pablo Larraín

After 2 di Roger Kumble – 2 settembre

Dove eravamo rimasti? A Tessa (Josephine Langford, sorella della Katherine di Tredici e, ora, Cursed) che scopriva la dura verità: la seduzione di Hardin (Hero Fiennes Tiffin) era il semplice frutto di una scommessa fatta dal ragazzo con gli amici. È chiaro però che nel capitolo due – della saga letteraria di culto teen, e anche di quella cinematografica – lui proverà in tutti i modi a riconquistarla. La fanfiction di Twilight non ha avuto il successo, almeno sullo schermo, dell’originale di carta. Tranne che in Italia: le giovani spettatrici già aspettano trepidanti la nuova hot-avventura.

Ema di Pablo Larraín – 2 settembre

Passato alla Mostra di Venezia 2019, non è forse uno dei migliori Larraín, il superautore cileno di No – I giorni dell’arcobaleno e Neruda. Ma riconferma la statura di uno dei nomi più vitali della scena contemporanea, che stavolta cambia decisamente registro. La storia tra la ballerina Ema (la rivelazione Mariana Di Girolamo) e il coreografo Gastón (il volto-feticcio Gael García Bernal, al terzo film col regista) è un mélo portato all’estremo, tanto da aver diviso anche i fan. Ma con un impianto spericolatamente musical che non si dimentica: vedi le splendide sequenze di danza su sottofondo di reggaeton colombiano, illuminate dalle luci sature a cui il grande Pablo ci ha ormai abituati.

La candidata ideale di Haifaa al-Mansour – 3 settembre

Arriva sempre dal concorso di Venezia 2019 il quarto film di Haifaa al-Mansour, la prima regista donna saudita, lanciata da La bicicletta verde e già autrice di un (non memorabile) film “americano”: Mary Shelley – Un amore immortale, con Elle Fanning nei panni della scrittrice del titolo. La candidata ideale è un ritorno ai suoi territori originari, pure in senso letterale: stufa di non vedere mai cambiare le cose nel suo Paese, la dottoressa araba Maryam si candida alle elezioni locali. Seguirà un iter burocratico a dir poco kafkiano, aggravato dal fatto che è una donna. Cinema etico, etnografico, esemplare.

Mulan di Niki Caro – 4 settembre (Disney+)

Esce, non esce, esce, non esce. Alla fine esce: ma direttamente su Disney+. E a un prezzo che fa già discutere: 21,99 euro a stream (in ogni caso meno dei 29,99 dollari chiesti negli States). Uno dei destini più tribolati dell’annata è quello riservato al nuovo live action della Casa di Topolino, che puntava massicciamente sul mercato cinese la scorsa primavera. È andata come è andata, ora resta da vedere se la scommessa di non passare dalle sale sarà comunque vinta, fatte le debite proporzioni d’incasso. Niki Caro (La ragazza delle balene, North Country) dirige la storia della guerriera (interpretata da Liu Yifei) che si finge maschio per imporre i diritti delle femmine: succedeva nella Cina del VI secolo, ma simbolicamente vale ancora oggi.

Sto pensando di finirla qui di Charlie Kaufman – 4 settembre (Netflix)

Tra i titoli più attesi del mese c’è il ritorno (direttamente su Netflix) di Charlie Kaufman, già sceneggiatore di culto per Spike Jonze (Essere John Malkovich) e Michel Gondry (Se mi lasci ti cancello) e poi regista in proprio di due opere altrettanto osannate dai cinefili: Synecdoche, New York, tra gli ultimi film di Philip Seymour Hoffman, e il cartoon “for adults only” Anomalisa. Ora passa allo psycho-horror, adattando il romanzo omonimo di Iain Reid (da noi edito da Rizzoli). Un uomo (Jesse Plemons) porta la fidanzata (Jessie Buckley) a conoscere i genitori (Toni Collette e David Thewlis). Ma, tra Scappa – Get Out e visioni come sempre del tutto personali, non andrà proprio benissimo.

Notturno di Gianfranco Rosi – 9 settembre

Dopo la sociologia romana di Sacro GRA (vincitore del Leone d’oro nel 2013) e lo sguardo sull’immigrazione “dall’interno” di Fuocoammare (Orso d’oro a Berlino 2016), il documentarista italiano più premiato degli ultimi anni passa all’eterno conflitto in Medioriente. Con «un film di luce sul buio delle guerre», come da sua stessa definizione. Il risultato dei tre anni trascorsi tra Iraq, Kurdistan, Siria e Libano è Notturno, opera oscura fin dal titolo che monitora questo scontro senza fine, mettendo insieme i racconti dei bambini e il ruolo (spesso ambiguo) dei Paesi occidentali, e senza dimenticare la violenza dell’Isis. In concorso alla Mostra di Venezia 2020: sarà Leone bis?

Le sorelle Macaluso di Emma Dante – 10 settembre

A sette anni dall’opera prima Via Castellana Bandiera, tratta da un suo romanzo, la über-regista teatrale Emma Dante sceglie di adattare una delle sue pièce più applaudite. Le sorelle Macaluso è un altro ritratto palermitano al femminile, stavolta però decisamente più generazionale: nella palazzina in periferia in cui è ambientata la storia, si incontrano/scontrano tutte le età della donna, tra simbolismi e realtà. Dalla Mostra del 2013 l’autrice era tornata a casa con la Coppa Volpi per l’interpretazione di Elena Cotta: considerato il cast molto più ampio del nuovo film (quasi tutte attrici teatrali, più Donatella Finocchiaro), la presidente di giuria di Venezia 77 Cate Blanchett potrebbe battersi per un premio collettivo, o forse pure qualcosa di più. Del resto, è regista teatrale lei stessa…

Le strade del male di Antonio Campos – 10 settembre (Netflix)

Tom Holland, Bill Skarsgård, Riley Keough, Jason Clarke, Sebastian Stan, Mia Wasikowska. Più Robert Pattinson, che non manca mai. Basterebbe il listone degli attori coinvolti, ma dietro il film (in arrivo direttamente su Netflix) ci sono anche un bestseller di successo (firmato da Donald Ray Pollock), un autore interessante (l’Antonio Campos del sottovalutato Christine e della serie The Sinner) e un produttore a sorpresa (Jake Gyllenhaal). Oltre al solito plot in stile “Americana”, ma rivisitata in chiave soprannaturale: dalla seconda guerra mondiale al Vietnam, il giovane Arvin Russell (Holland) cerca di fronteggiare le forze del male che minacciano la sua famiglia. Ci aspettiamo di tutto.

Il meglio deve ancora venire di Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière – 17 settembre

I francesi lo fanno meglio. Il genere dramedy, cos’avevate capito! La coppia dietro Cena tra amici (poi diventato in Italia il remake Il nome del figlio di Francesca Archibugi) mette a segno un altro colpo perfetto. Ovvero la storia di due amici fraterni (gli eccezionali Fabrice Luchini e Patrick Bruel) che si ritrovano a fare i conti l’uno con la malattia dell’altro, equivoci (ovviamente) inclusi. Se nella prima parte si sorride (o addirittura ride) senza sosta, nella seconda il bromance ha un’impennata strappalacrime. Ma non c’è mai furbizia, solo una scrittura solidissima, che rende i cambi di tono tristemente verosimili. Come la vita.

Miss Marx di Susanna Nicchiarelli – 17 settembre

Dopo gli esordi molto “local” (Cosmonauta, La scoperta dell’alba), la romana Susanna Nicchiarelli si è definitivamente imposta con il più internazionale Nico, 1988, biopic intimo della voce dei Velvet Underground che tre anni fa ha vinto il primo premio della sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia. Ora l’autrice torna al Lido (ma in concorso) con un’altra storia vera dallo stesso respiro “esterofilo”. Quella di Eleanor Marx (la ritrovata Romola Garai), ultimogenita del celebre Karl, ragazza colta e brillante che si batterà per i diritti dei lavoratori come papà, ma che sarà anche coinvolta e sconvolta da un amore tormentato. Sarà la consacrazione definitiva della regista?

Enola Holmes di Harry Bradbeer – 23 settembre (Netflix)

Millie Bobby Brown diventa grande. O quasi: ha ancora solo 16 anni, ma dopo Stranger Things vuole dimostrare di poter reggere un film intero sulle sue sole spalle. Il progetto, sempre “made in Netflix”, incuriosisce per molti motivi. Il primo: alla regia c’è lo stesso Harry Bradbeer di Fleabag (e poi di Killing Eve), la comedy creata da Phoebe Waller-Bridge giustamente diventata un culto globale. Il secondo: un cast di glorie inglesi vecchie e nuove, da Henry Cavill a Sam Claflin, da Helena Bonham Carter a Fiona Shaw. Il terzo: la trama vera e propria, che rilegge il già adattatissimo classico con protagonista Sherlock Holmes dal punto di vista della sorellina minore. Naturalmente detective a sua volta: elementare, Millie.

Il giorno sbagliato di Derrick Borte – 24 settembre

Quante volte avete mandato a quel paese un automobilista e avete pensato: e se questo mo’ si prende male e inizia a seguirmi? Ecco, alla poveretta che suona il clacson contro Russell Crowe succede davvero. Finisce che si ritrova vittima dell’uomo, a sua volta coinvolto in una serie di fattacci ancor più sanguinari. Altro film stoppato dalla pandemia, Unhinged (così in originale) arriva adesso nelle sale e promette di rilanciare la carriera un po’ “in pausa” dell’ex gladiatore. Il soggetto a metà strada (letteralmente) tra Duel e Un giorno di ordinaria follia è un buon veicolo (pardon) per un one-man-show in piena regola.

Padrenostro di Claudio Noce – 24 settembre

Passata la più clamorosa delle sue stagioni d’attore – cominciata con Il traditore di Marco Bellocchio e culminata in Hammamet di Gianni Amelio –, ecco un’altra prova monumentale per Pierfrancesco Favino. Che si misura con una storia anche intimamente molto difficile. Il regista Claudio Noce (La foresta di ghiaccio) rievoca l’omicidio di suo padre Alfonso (lo stesso Favino), di professione vicequestore, per mano dei Nuclei Armati Proletari: era il 14 dicembre del 1976. Tra anni di piombo e album di famiglia, uno dei titoli italiani più attesi di Venezia 77. Che potrebbe portare a Picchio la sua prima Coppa Volpi: sarebbe ora.

Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra – 24 settembre

Un magistrato, che da una vita vive e lavora in un piccolo insediamento di frontiera ignorando la guerra tra i barbari e l’Impero, si trova all’improvviso a mettere in discussione la sua fedeltà. Dal romanzo Aspettando i barbari del premio Nobel J.M. Coetzee, che ha scritto anche il copione. Dirige il colombiano Ciro Guerra, già acclamato ai festival di cinema di mezzo mondo per titoli ultra-cinéphile come El abrazo de la serpiente e Oro verde – C’era una volta in Colombia, qui al suo esordio in lingua inglese. Il cast è super: dal premio Oscar (per Il ponte delle spie) Mark Rylance a Johnny Depp e Robert Pattinson. Serve altro?

Paolo Conte, via con me di Giorgio Verdelli – nelle sale il 28, 29 e 30 settembre

Uno, nessuno, centomila Paolo Conte. L’uomo che nessuno aveva mai osato raccontare (anche per pudore dello stesso cantautore) è ora al centro di un documentario che lo celebra e lo svela, in arrivo nelle sale come evento speciale solo il 28, 29 e 30 settembre dopo il passaggio fuori concorso alla Mostra di Venezia. La voce narrante di Luca Zingaretti ci accompagna nel viaggio professionale e privato dell’avvocato della musica italiana, con featuring di lusso: Francesco De Gregori, Roberto Benigni, Lorenzo Jovanotti, Renzo Arbore, Isabella Rossellini e molti altri, tutti a omaggiare il maestro. It’s wonderful!

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