I doc da non perdere a Venezia 78 | Rolling Stone Italia

Home Cinema

I doc da non perdere a Venezia 78

Morricone by Tornatore, il film che nessuno pensava fosse possibile girare sui Led Zeppelin, l'indagine su 'Hallelujah' di Leonard Cohen, Faber, Ezio Bosso, Ornella Vanoni e tanto altro

Ennio Morricone in 'Ennio' di Giuseppe Tornatore

Ennio di Giuseppe Tornatore

Giuseppe Tornatore ed Ennio Morricone

Morricone raccontato da Tornatore. «Ho lavorato trent’anni con Ennio Morricone», spiega il regista premio Oscar. «Così, film dopo film, man mano che la mia conoscenza del suo carattere di uomo e di artista si faceva più profonda, mi sono sempre chiesto che tipo di documentario avrei potuto fare su di lui». Ne esce «un romanzo audiovisivo» che, attraverso una lunga intervista di Tornatore stesso al Maestro, testimonianze di artisti e registi – come Bertolucci, Montaldo, Bellocchio, Argento, i Taviani, Verdone, Barry Levinson, Roland Joffé, Oliver Stone, Quentin Tarantino, Bruce Springsteen, Nicola Piovani, Hans Zimmer e Pat Metheny –, i brani dei film da lui musicati, le immagini di repertorio, i concerti, «possa fare entrare lo spettatore nella formidabile parabola esistenziale ed artistica di uno dei musicisti più amati del ‘900».

Becoming Led Zeppelin di Bernard MacMahon

Foto: Dick Barnatt/Getty Images/Courtesy of Biennale

«Il documentario che nessuno pensava fosse possibile girare», come l’ha definito il regista Bernard MacMahon (American Epic). Starring Jimmy Page, John Paul Jones e Robert Plant, per la prima volta in un film sulla band, e con interviste d’archivio di John Bonham, Becoming Led Zeppelin svela il percorso individuale dei componenti attraverso la scena musicale degli anni ’60, prima di Stairway to Heaven e della chitarra Dragon. «Il mio obiettivo era quello di realizzare un documentario che sembrasse un musical», ha spiegato ancora MacMahon. «Ho voluto intrecciare le quattro storie dei componenti della band, prima e dopo la fondazione del gruppo, con ampie parti nelle quali la storia dei Led Zeppelin è raccontata solo attraverso l’uso della musica e delle immagini».

Hallelujah: Leonard Cohen, A Journey, A Song di Daniel Geller e Dayna Goldfine

Ognuno ha la sua versione preferita di Hallelujah: che si tratti di Jeff Buckley, John Cale, kd lang, Brandi Carlile o l’originale di Leonard Cohen, è un inno che trascende i generi e le generazioni. E il film esplora la vita del poeta e cantautore attraverso la lente di quella che è probabilmente la sua opera più famosa, coverizzata da una quantità impressionante di artisti nel corso degli anni. Approvato da Cohen poco prima del suo ottantesimo compleanno nel 2014, il progetto è una profonda esplorazione del brano dalle sue origini e la sua scarsa accoglienza iniziale alla sua resurrezione e influenza sulla storia della musica. Il Leonard Cohen Family Trust ha anche messo a disposizione quaderni, diari e fotografie personali inediti, filmati di performance e registrazioni audio e interviste estremamente rare.

DEANDRÉ#DEANDRÉ – Storia di un impiegato di Roberta Lena

Con il concerto/spettacolo del concept-album di Fabrizio De André che il figlio Cristiano ha riarrangiato e portato in tour per due anni come riferimento (la regista Roberta Lena ne è autrice), il doc indaga, attraverso la memoria di Cristiano, il suo rapporto col padre, fornendoci uno sguardo diverso sul grande cantautore e una visione contemporanea di un’opera che rappresenta un’eredità artistica e politica per ognuno di noi. Dopo la presentazione veneziana, il film arriva al cinema il 25, 26 e 27 ottobre.

Ezio Bosso – Le cose che restano di Giorgio Verdelli

L’arte vissuta come disciplina e ragione di vita. Ezio Bosso (1971-2020) è stato e sarà sempre una fonte d’ispirazione per chiunque vi si avvicini. «Una presenza, non un ricordo», come racconta lo stesso regista Giorgio Verdelli (già autore di Paolo Conte – Via con me). Nel film il racconto è affidato allo stesso Bosso, attraverso la raccolta e la messa in fila delle sue riflessioni, interviste, pensieri in un flusso di coscienza che si svela e ci fa entrare nel suo mondo, come in un diario. Le parole dell’artista si alternano alla sua seconda voce, la musica, e alle testimonianze di amici, famiglia e collaboratori che contribuiscono a tracciare un mosaico accurato e puntuale della sua figura. Al cinema il 4, 5 e 6 ottobre.

Senza fine di Elisa Fuksas

Semplicemente Ornella. Non il suo passato, ma la rivelazione – attuale – della sua intimità, esibita attraverso una relazione: il rapporto con la regista. Una località termale fuori dal tempo, un hotel anni ’40, un luogo che sposta il presente chissà dove. L’energia, il carattere, la musica, i confronti, il caldo, la fatica. Tutto viene ripreso senza risparmiare niente, nemmeno le discussioni. E poi gli incontri con gli amici, i musicisti, Vinicio Capossela, Samuele Bersani, la tromba di Paolo Fresu che risuona negli spazi vuoti del grande albergo, la memoria. Ma anche il futuro.

Django & Django di Steve Della Casa e Luca Rea

Quentin Tarantino racconta perché Sergio Corbucci è “il secondo miglior regista di western italiani”, come afferma un personaggio nel suo recente film C’era una volta a… Hollywood e come conferma la sua scelta di realizzare Django Unchained. Poi le testimonianze di Franco Nero (l’attore preferito di Corbucci) e Ruggero Deodato (l’aiuto regista di Django) e i Super8 inediti realizzati sui set dei film del regista romano, con le immagini degli anni in cui il cinema italiano sapeva parlare a tutto il mondo. I western di Corbucci come cinema della crudeltà, ma anche come grande invenzione e come metafora di tutte le idee che circolavano nell’Italia degli anni ’60.

Pietro il grande di Antonello Sarno

Foto: Saverio Ferragina

L’omaggio del giornalista cinematografico e regista Antonello Sarno a Pietro Coccia (1962-2018), uno dei più talentuosi fotoreporter del cinema italiano, con una carriera durata oltre trent’anni. Pietro il grande è il tributo al professionista e all’amico di tutti i grandi protagonisti del nostro cinema, una carriera ricostruita in circa 400 scatti accompagnati da otto grandi colonne sonore.

Altre notizie su:  Venezia 78