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David di Donatello 2021: i nostri pronostici

È l’anno di ‘Favolacce’ e dei Fratelli D’Innocenzo? Parrebbe (giustamente) di sì. Nell’edizione più ‘rosa’ di sempre, la vera sfida è tra gli attori protagonisti: la statuetta andrà a Pierfrancesco Favino o a Elio Germano?

Elio Germano con Max Malatesta in ‘Favolacce’ dei Fratelli D'Innocenzo

Foto: Vision Distribution

Miglior film

Chi dovrebbe vincere: Attesissimo nelle sale dopo il successo al Festival di Berlino dello scorso anno, Favolacce è uscito direttamente in streaming: è stato il primo vero titolo d’autore a scegliere la strada dell’on demand, e già basta a definirlo come film-simbolo della cinematografia in tempo di pandemia (scusate la rima). Poi c’è lo stile immaginifico e anarchico dei Fratelli D’Innocenzo, dove la forma corrisponde sempre alla sostanza; e un cast di facce meravigliose, un uso dei luoghi magistrale, un tono da fiaba horror volutamente piena di cliché, ma capace ad ogni scena di reinventare sé stessa. Un piccolo grande capolavoro.
Chi potrebbe vincere: Arriva sempre da Berlino e ha lo stesso protagonista (un Elio Germano da Orso d’argento) Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, biografia di un pittore (Antonio Ligabue) pensata come un’opera pittorica. Alla stampa è piaciuto moltissimo, ma ha avuto la sfortuna di arrivare nelle sale nel momento sbagliato (alla fine di agosto 2020), quando l’onda lunga della Berlinale era ormai passata e porre l’attenzione su un film “alto” come questo era impresa ardua anche per i cinefili duri e puri. In ogni caso, un film impeccabile, riconferma della visione personalissima del suo autore.
Chi vincerà: Favolacce dovrebbe incontrare i favori di un’Accademia sempre più giovane e anch’essa mutata nel corso del tempo. Se David fosse, per l’opera seconda dei D’Innocenzo sarebbe davvero un finale… da favola (pardon).

Miglior regista

Foto: Fratelli D’Innocenzo

Chi dovrebbe vincere: Grazie a Favolacce, Damiano e Fabio D’Innocenzo hanno ricevuto la consacrazione ad autori totali, nonché a emblema della New Wave italiana. Il premio dovrebbe essere loro, non si discute.
Chi potrebbe vincere: In una cinquina in cui si sente soprattutto la mancanza del Gabriele Muccino con Gli anni più belli, le pur sacrosante quota rosa (Emma Dante per Le sorelle Macaluso e, ancora più giusta, Susanna Nicchiarelli per Miss Marx) non sembrano destinate alla vittoria. Considerato che il veterano Gianni Amelio (nominato per Hammamet), ha già vinto in passato due David per il miglior film (Porte aperte e Il ladro di bambini) e uno come regista (Il ladro di bambini), rimane Giorgio Diritti…
Chi vincerà: I Fratelli D’Innocenzo restano i “cavalli” più forti in questa categoria. Ma, nonostante lo svecchiamento dell’Accademia, alcuni giurati potrebbero voler premiare un autore anagraficamente più “maturo” e già candidato dieci anni fa per L’uomo che verrà: Giorgio Diritti. Noi abbiamo già detto la nostra: D’Innocenzo all the way.

Miglior attore protagonista

Pierfrancesco Favino è Bettino Craxi in ‘Hammamet’ di Gianni Amelio. Foto: 01 Distribution

Chi dovrebbe vincere: Nel ballottaggio tra due giganti – Pierfrancesco Favino alias Bettino Craxi in Hammamet vs. Elio Germano nei panni di Antonio Ligabue in Volevo nascondermi – perché non assegnare il premio a Renato Pozzetto? A ottant’anni, grazie a Lei mi parla ancora di Pupi Avati, si scopre un eccezionale attore drammatico. Sarebbe un bellissimo gesto situazionista.
Chi potrebbe vincere: Tra i due litiganti Favino e Germano, potrebbe godere Kim Rossi Stuart, bravissimo e commovente in Cosa sarà di Francesco Bruni. Lo è anche Valerio Mastandrea in Figli, ma, forte dei suoi quattro premi passati, questo non sembra davvero il suo anno.
Chi vincerà: Impossibile scegliere tra Craxi e Ligabue. Il primo, cioè Favino, ha già vinto il Nastro d’argento per la sua incredibile prova nel film di Amelio, mentre Germano ha dalla sua l’Orso d’argento alla Berlinale 2020. “Picchio” però ha già vinto il David l’anno scorso per Il traditore di Bellocchio: farà il bis quest’anno o lascerà il posto a Elio? Comunque andrà, sarà una vittoria al fotofinish…

Miglior attrice protagonista

Sophia Loren in ‘La vita davanti a sé’ di Edoardo Ponti. Foto: Netflix

Chi dovrebbe vincere: Nel suo personale “reboot” della Stefania Sandrelli di C’eravamo tanto amati, Micaela Ramazzotti piazza una performance che è insieme sensuale e struggente, definendo il suo campionario di tenerissime “romane de Roma”. La corsa sulle scale in cui si vedono scorrere le epoche della sua vita resta un pezzo di cinema indimenticabile.
Chi potrebbe vincere: L’ultimo copione del compianto Mattia Torre offre a Paola Cortellesi uno dei suoi ruoli più sfumati; in una dramedy, Figli, che ha convinto la critica e (un po’ meno) il pubblico. Non dovrebbero esserci troppe chance, a questo giro, né per Vittoria Puccini (18 regali) né per Alba Rohrwacher (Lacci).
Chi vincerà: Sophia Loren, senza se e senza ma. E pure meritatamente. La diva già due volte premio Oscar – e 10 volte (!) David di Donatello – non ha ricevuto la nomination dell’Academy per il suo ritorno sullo schermo con La vita davanti a sé, diretto dal figlio Edoardo Ponti, ma dovrebbe incassare la statuetta nostrana. Come lei nessuna mai.

Miglior attore non protagonista

Fabrizio Bentivoglio in ‘L’incredibile storia dell’Isola delle Rose’ di Sydney Sibilia. Foto: Simone Florena/Netflix

Chi dovrebbe vincere: Gabriel Montesi è uno dei volti della stagione su schermi piccoli e grandi: dal magnifico Antonio Cassano nel Totti-biopic Speravo de morì prima al padre “scassato” di Favolacce dei Fratelli D’Innocenzo. Per cui ha ricevuto la prima (giustissima) candidatura ai David. Forse non è ancora il suo turno, ma in futuro lo rivedremo di sicuro. Anche sul palco col premio in mano.
Chi potrebbe vincere: Silvio Orlando è un favourite dell’Accademia. E anche se Lacci di Daniele Luchetti non è stato un successo, la sua presenza – nei panni un po’ troppo “visionari” di Luigi Lo Cascio versione âgé – è sempre cara ai giurati. Più difficile che la spuntino i pur bravi Lino Musella (sempre Favolacce) e Giuseppe Cederna (Hammamet).
Chi vincerà: Il siculo ministro democristiano Flavio Restivo non sembrava sulla carta un ruolo adatto a Fabrizio Bentivoglio. E invece, nell’Incredibile storia dell’Isola delle Rose, il nostro ne fa un personaggio da commedia (politica) all’italiana di una volta. Dimostrandosi, nonostante il prim’attore che è, anche un caratterista di razza purissima.

Miglior attrice non protagonista

Matilda De Angelis sul set di ‘L’incredibile storia dell’Isola delle Rose’ di Sydney Sibilia. Foto: Duccio Giordano/Netflix

Chi dovrebbe vincere: È l’anno di Matilda De Angelis: dal (sexy) debutto internazionale nella fortunatissima The Undoing, in cui teneva testa a Nicole Kidman e Hugh Grant, al Festival di Sanremo, dove ha rubato la scena persino a Fiorello. Fino a questo ruolo solo apparentemente leggero nell’Incredibile storia dell’Isola delle Rose, in cui torna nella sua Bologna (e alla sua cadenza “local”). Già nominata all’esordio per Veloce come il vento, adesso è davvero arrivata l’ora di una statuetta.
Chi potrebbe vincere: Se si vuole seguire l’onda “young”, allora il premio potrebbe andare anche alla Benedetta Porcaroli di 18 regali, alla sua prima meritata candidatura. Ma l’Accademia ama moltissimo Alba Rohrwacher, che con Magari potrebbe fare il tris dopo molti anni: ha già vinto come supporting nel 2008 con Giorni e nuvole e come protagonista nel 2009 per Il papà di Giovanna. Bella e corretta la segnalazione per la bravissima Barbara Chichiarelli (Favolacce), mentre Claudia Gerini ha già vinto nel 2018 con Ammore e malavita a fronte di sette nomination, e Hammamet, dove pure è convincente come sempre, non è il “suo” film.
Chi vincerà: Datemi una M, datemi una A, datemi una T… andate avanti voi.

Miglior regista esordiente

Chi dovrebbe vincere: Pietro Castellitto, già vincitore del premio per la miglior sceneggiatura a Venezia 77, è in pole position tra gli esordienti. E il successo nei panni del Pupone in Speravo de morì prima conferma che è davvero l’a(u)ttore rivelazione dell’anno.
Chi potrebbe vincere: Al di là delle mode MeToo, un premio femminile ci potrebbe stare. E, nel caso, spetterebbe a Ginevra Elkann, che, dopo una carriera da produttrice e distributrice di cinema d’autore, diventa autrice a sua volta con Magari, ponendosi tra i nomi più interessanti dello scenario presente e futuro. Il débutant (alla regia) Luca Medici, aka Checco Zalone, è intelligentemente menzionato per il suo Tolo Tolo, ma difficile che vinca. Così come Alice Filippi (Sul più bello) e Mauro Mancini (Non odiare).
Chi vincerà: Pietro Castellitto. Punto.

Miglior sceneggiatura originale e non originale

Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea in ‘Figli’ di Giuseppe Bonito. Foto: Vision Distribution

Chi dovrebbe vincere: Già forti dell’Orso d’argento a Berlino 2020, i Fratelli D’Innocenzo con Favolacce sembrano i sicuri vincitori anche ai David, nella cinquina degli script originali. Sul fronte adattamenti, il nostro premio va a Lontano lontano di Gianni Di Gregorio, buddy movie all’amatriciana che segna una delle ultime apparizioni sullo schermo di Ennio Fantastichini: quanto ci manca.
Chi potrebbe vincere: Tra i copioni originali, ai critici è piaciuto molto l’autobiografico Cosa sarà di Francesco Bruni. Ma il papabile vincitore resta Figli, la sceneggiatura postuma di Mattia Torre. Poche chance per Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, film più d’immagini che di parola; e I predatori di Sergio Castellitto, nonostante il premio veneziano proprio per lo script, dovrebbe trionfare tra le opere prime. Per quanto riguarda le sceneggiature non originali, l’altro titolo da considerare è Lei mi parla ancora, il film di Pupi Avati tratto dal romanzo di Giuseppe Sgarbi. Più dura una vittoria di Assandira di Salvatore Mereu, mentre è del tutto assurda la nomination al pasticcio Lasciami andare di Stefano Mordini.
Chi vincerà: Favolacce dei Fratelli D’Innocenzo sembra non avere rivali, almeno secondo i bookmaker. E anche Lontano lontano dovrebbe andare a premio. Ma tra gli adattamenti c’è pure Lacci, che vanta la firma del premio Strega Domenico Starnone…

Miglior colonna sonora

Chi dovrebbe vincere: È l’intuizione punk di Susanna Nicchiarelli & C. a lanciare Miss Marx oltre il biopic. È la danza scatenata di Romola Garai – sulle note di I’m Enough (I Want More) dei Downtown Boys – a definire il personaggio di Tussy Marx, figlia minore di Karl. Poi ci sono la cover, sempre punk, dell’Internazionale e l’anima dei Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo, il gruppo post-rock elettronico con il quale la regista collabora da sempre, che ha addirittura riarrangiato brani di Chopin e di Liszt.
Chi potrebbe vincere: Se avete visto I predatori, opera prima di Castellitto Jr., ricorderete quella melodia che torna a dare la sensazione di qualcosa che sta per esplodere e non esplode mai. E che azzecca in pieno la tensione crescente del film, come se fosse un’intro continua per poi partire solo sui titoli di coda. Ecco, quelle note sono di Niccolò Contessa, che, dopo aver lavorato a due titoli di Gianni Zanasi, firma lo score del Big Bang castellittiano. E fa centro.
Chi vincerà: Se Favino sta diventando volto di un nuovo cinema magari non politico, ma certamente in qualche modo civile, Nicola Piovani si candida a esserne il compositore. Prima Il traditore di Bellocchio, adesso Hammamet di Gianni Amelio. E a far vincere un premio Oscar non si sbaglia mai. Ma anche Michele Braga (qui candidato per L’incredibile storia dell’Isola delle Rose) è una certezza.

Miglior canzone originale

Chi dovrebbe vincere: Non torniamo sull’affaire Muccino in quanto tale, ma il pezzo del Claudio nazionale è l’insostituibile anima musicale degli Anni più belli, un match made in heaven. Baglioni è il collante dell’epoca che il regista ha voluto raccontare, e ha sempre scontato lo stesso destino di Muccino: l’essere considerato troppo pop per essere apprezzato dal sistema colto. Ora però diteci voi, davanti a versi come “una bufera di capelli/in aria a far castelli, noi”, qual è la vostra reazione. La nostra: chapeau e David di Donatello.
Chi potrebbe vincere: Checco Zalone è un patrimonio nazionale. E se le possibilità di vincere come regista emergente (è la prima volta che dirige un suo film) sono annientate dal debutto folgorante di Pietro Castellitto, i suoi tormentoni politically scorrect svegliano da sempre il torpore italiota. Oggi c’è La Vacinada, ma prima del lancio di Tolo Tolo c’era la meravigliosa Immigrato. Fate voi.
Chi vincerà: Ammettiamolo, l’Academy italiana non ha mai avuto troppo coraggio e ha spesso preferito surfare sull’onda dell’Awards Season (vedi il premio a Luca Guadagnino e James Ivory per la sceneggiatura di Chiamami col tuo nome con l’Oscar già in tasca). Pare quindi scontato che, dopo il clamore internazionale e il Golden Globe, Laura Pausini si porti a casa pure il David. E va bene così.

Qui tutte le nomination.