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90 anni di Jean-Luc Godard, 6 film da rivedere in streaming

Opere che hanno cambiato il cinema, provocazioni socio-politiche, intuizioni avanguardiste. Auguri al Maestro

Jean-Luc Godard nel 1968

Foto: Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis via Getty Images

Bande à part (1964) – su Amazon Prime Video

Il settimo film (in quattro anni!) di JLG è anche uno dei più iconici. Il triangolo sì, se c’è di mezzo la musa Anna Karina, alias la bella Odile contesa dagli amici Arthur e Franz. Un omaggio cinéphile agli anni del muto, ma anche un’opera capace di reinventare da capo, sulla scia dell’esordio Nouvelle Vague Fino all’ultimo respiro (1960), il cinema stesso. Scene cult: la corsa a tre nei corridoi del Louvre, poi rifatta da Bertolucci in The Dreamers; e il balletto nel bar sulle note del jukebox, ripreso da Tarantino in Pulp Fiction. Ah, Quentin ha pure chiamato la sua casa di produzione Bande Apart: così, per dire.

Agente Lemmy Caution: missione Alphaville (1965) – da noleggiare su Amazon Prime Video

Noir, sci-fi, spy movie, mystery, farsa. Tutto e niente. O meglio: ancora una volta, un oggetto che cita qualsiasi genere passato e presente per diventare una cosa assolutamente nuova: futura. L’avventura spaziale dell’agente col volto di Eddie Constantine è, nella cosiddetta prima fase della filmografia dell’auteur (1960-1967), certamente uno dei più innovativi. E forse quello più amato dagli aficionafos. Ancora Anna Karina, stavolta nei panni di Natacha. Alla quale, per salvare il mondo, basta una semplicissima formula magica: «Je t’aime».

Due o tre cose che so di lei (1967) – da noleggiare su Amazon Prime Video

Fuori Anna Karina, dentro Marina Vlady. Nel ruolo scandaloso (all’epoca) di Juliette, parigina middle class che occasionalmente si prostituisce perché star dietro ai bisogni indotti dal consumismo richiede parecchi soldi. Lei pare serenissima, è la sinistra ad andare totalmente in crisi. Sempre prima fase, e prima vera provocazione politica. Alla base c’è un’inchiesta del Nouvel Observateur, ma lo sguardo (anche sociologico) è personale, libero, modernissimo. Come il linguaggio del film, tra documentario e visione.

Week End – Una donna e un uomo da sabato a domenica (1967) – su Amazon Prime Video

Nello stesso anno (!) di Due o tre cose che so di lei, un altro titolo il cui bersaglio è la società dei consumi. Al centro, stavolta, c’è una coppia borghesissima, che, in un forsennato on the road, distruggerà sé stessa dandosi a orrori e devastazioni del tutto gratuiti. La voglia di provocazione è ancora più accesa, e tante battute sono piazzate apposta per innervosire il pubblico benpensante del tempo: «Questo film fa schifo, non ti sembrano tutti pazzi?»; «Colpa tua, non credi ancora a Godard». E il ’68 non era ancora arrivato…

Vento dell’Est (1969) – da noleggiare su Amazon Prime Video

Un film della seconda fase (1968-1972) tra i meno amati anche dai cinefili, ma si segnala per la presenza del nostro Gian Maria Volonté, allora volto gettonatissimo del cinema non solo nazionale. Un film che sembra più un comizio politico che un’opera narrativa compiuta, e che – come molti altri di questo periodo e di quello che verrà – precede la progressiva destrutturazione della poetica del regista. Un’autoanalisi parziale (e probabilmente confusa) sulla crisi degli intellettuali comunisti. Per strettamente interessati.

Le livre d’image (2018) – su RaiPlay

Non si capisce niente? Forse non c’è niente da capire. L’ultimo film di Godard è un’opera – sospesa tra videoarte e un senso dell’immagine che è sempre urgente, intimo, avanguardista – che forse non chiede nemmeno di essere interpretata, anche se azzarda un confronto tra la storia del cinema e quella degli orrori del ‘900. Le livre d’image ha vinto la Special Palme d’Or, l’unica nella storia del Festival, a Cannes 2018; mentre i giornalisti “militanti” dei Cahiers du Cinéma l’hanno messo al primo posto nella lista dei migliori film di quell’anno.

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