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6 film (più uno) su Diego Armando Maradona

Documentari d’autore, commedie di culto, libere ricostruzioni. Aspettando Paolo Sorrentino...

Un’immagine del documentario ‘Diego Maradona’ di Asif Kapadia

Foto: HBO

Santa Maradona (2001) di Marco Ponti – da noleggiare su Chili

Non un film su Maradona, ma un cult generazionale che senza Maradona non esisterebbe. Dichiarò il regista, l’allora esordiente Marco Ponti: «In una partita con l’Inghilterra, Maradona segnò di mano e riuscì non solo a farla franca, ma anche a prendersi gioco delle regole dicendo che aveva segnato non la sua mano, ma la mano del Signore. I personaggi del mio film vogliono fare anche loro “gol di mano”, in un certo senso trasgredire le regole. Maradona ha fatto il meglio e il peggio, nella vita». I personaggi in questione sono l’aspirante critico letterario Andrea (Stefano Accorsi), l’indolente coinquilino Bartolomeo detto Bart (Libero De Rienzo) e le ragazze (Anita Caprioli e Mandala Tayde) che entrano nelle loro vite. Il resto lo sapete, vero?

Maradona – La mano di Dio (2007) di Marco Risi

Un italiano a dare volto e corpo al campione argentino? Sì, se ha le fattezze pressoché identiche di Marco Leonardi, nell’interpretazione più intensa e sorprendente della sua (sottovalutata) carriera. Alla regia c’è invece Marco Risi, il figlio del sommo Dino che nelle sue storie riesce a mettere sempre una grande sensibilità umana. Anche in questa che è “larger than life”, anche se si concentra più sulla sfera privata del campione. Comincia simbolicamente la notte di Capodanno del 2000 nella villa di Diego, che prende un’arancia da un cesto sul tavolo e si mette a palleggiare. Un malore (tristemente profetico) subito dopo lo riporterà ai suoi ricordi di bambino. Il resto è storia, non solo del calcio.

Maradona – El Pibe de oro (2008) di Emir Kusturica – da noleggiare su Chili

Il Diego più politico mai apparso sul grande schermo non poteva che raccontarlo Emir Kusturica, che usa la storia del calciatore più amato di tutti i tempi (o poco ci manca) per tracciare un parallelismo con altre discusse icone del ‘900. Su tutte il Líder Máximo Fidel Castro, curiosamente morto lo stesso giorno di Maradona, cioè il 25 novembre (ma del 2016). Anche i luoghi diventano dunque fondamentali, nel ritratto che traccia il grande regista balcanico: da Buenos Aires a Napoli, ma Cuba resta, appunto, uno snodo topo-biografico cruciale. E poi la droga, la famiglia, il confronto col calcio di oggi, l’opposizione al sistema capitalista (e dunque alle politiche statunitensi). Di tutto, di più: l’autore di Underground ci ha del resto abituati agli eccessi, figuriamoci se non restava sedotto dalla debordante parabola del Pibe.

Maradonapoli (2017) di Alessio Maria Federici – su Netflix

Due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa e una Coppa Uefa. È il “bottino” di Diego Armando Maradona nel corso dei sette anni in cui ha vestito la maglia numero 10 del Napoli. Che è la vera protagonista del film. È difatti il coro dei tifosi che non l’hanno mai dimenticato la vera ossatura del racconto, in questo documentario su Maradona in assenza di Maradona. Il protagonista compare praticamente solo nell’intervista a Gianni Minà, uno dei tanti materiali d’archivio presenti nel film. Ne esce il ritratto di un grande eroe popolare, un Robin Hood in grado di realizzare i sogni di riscatto di una città intera in una stagione che ad oggi resta irripetibile. Ricorda un tifoso ripensando a un lontano scudetto: «Esplose Napoli». E tanto basta a descrivere quel che Diego ha portato sotto il Vesuvio.

Diego Maradona (2019) di Asif Kapadia – su Netflix

Asif Kapadia, il regista premio Oscar per Amy (cioè Amy Winehouse), torna a un’altra biografia di gloria e dannazione. Una biografia assolutamente autorizzata: sono oltre 500 le ore di filmati (spesso inediti) messi a disposizione dalla famiglia Maradona per la realizzazione del documentario. Che racconta quegli stessi anni caldissimi partenopei: dal luglio del 1984, quando il team che non aveva mai vinto uno scudetto acquistò dal Barcellona la più grande star del calcio mondiale, agli anni successivi, fatti di trionfi, eccessi, errori. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, non ha ottenuto la (sperata) nomination agli Academy Award, ma resta forse la testimonianza più diretta – e sicuramente la più “griffata” – tra quelle dedicate a Diego dal cinema.

Maradona in Messico (2019) di Angus Macqueen – su Netflix

Nel solco di recenti cult sportivi come The Last Dance, non un film ma una miniserie. Che mette in scena forse il profilo più intimo e fino a quel momento inedito del campione. Maradona, in una delle fasi più critiche della sua storia personale e professionale, si trova alla guida dei Dorados a Culiacán, in Messico. Non un territorio facile: è nel cuore dell’area controllata dal cartello di Sinaloa, un sindacato criminale internazionale. Diego Armando sceglie di salvare una formazione in crisi, da tempo confinata negli ultimi posti della classifica, per salvare, in definitiva, sé stesso. Una piccola saga latina trascinante, commovente, struggente. E anche l’ultimo vero documento capace di attestare la grandezza del suo protagonista. Un grande addio.

È stata la mano di Dio (2021) di Paolo Sorrentino – prossimamente su Netflix

 

 
 
 
 
 
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Non è mai stato annunciato come un film su Diego Armando Maradona. Ma il titolo del nuovo lavoro di Paolo Sorrentino, supertifoso del Napoli, lascia intuire che la sua squadra del cuore avrà un ruolo cruciale in questa storia che è «per la prima volta nella mia carriera, un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso», come ha dichiarato il regista premio Oscar per La grande bellezza, che all’epoca, nel ricevere la statuetta, ringraziò tra gli altri anche lo stesso Maradona. «Sono emozionato all’idea di tornare a girare a Napoli, vent’anni esatti dopo il mio primo film. Questo film, per me, significa esattamente questo: tornare a casa». Possiamo già immaginare per chi sarà la dedica nei titoli di coda.