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12 film per la Giornata Mondiale dell’Ambiente

Da grandi classici del cinema a cartoon tutt'altro che per bambini. Ma anche disaster movie, commedie nere e sci-fi che sembrano sempre meno fantasy

'Principessa Mononoke' di Hayao Miyazaki

Chinatown (1974) di Roman Polanski

Gli anni ’70 sono stati un decennio di riferimento per la politica ambientale. E l’importanza dei temi si riflette anche nel grande cinema del periodo, vedi questa pietra miliare by Roman Polanski (l’ultimo film americano prima del ritorno in Europa) con Jack Nicholson. Il suo detective hard boiled viene ingaggiato da Faye Dunaway per indagare su una presunta relazione extraconiugale del marito John Houston, ma scopre un vastissimo piano per manipolare l’approvvigionamento idrico nella San Fernando Valley. Un dramma personale e politico che però ha al centro l’elemento senza cui non possiamo sopravvivere: l’acqua.

Waterworld (1995) di Kevin Reynolds

Se già il suo Balla coi lupi viaggiava in territori ambientalisti, il successivo flop di pubblico e critica (poi fortunatamente rivalutato) starring Kevin Costner è 100% eco. Era il 1995, e già s’immaginava un mondo sommerso dalle acque per colpa del riscaldamento globale. In cui era riciclato anche il guardaroba. A suo modo, una pietra miliare del genere.

Principessa Mononoke (1997) di Hayao Miyazaki


La difesa dell’ordine naturale non è mai stata così commovente, complessa e visivamente magnifica come in questa favola ecologista e pacifista di Miyazaki. Gli spiriti di dei-animali proteggono una foresta dagli umani che si sono spinti in territori proibiti per estrarre ferro, e stanno lentamente distruggendo il bosco per sfruttarne le risorse. Ma grazie alla complessità morale della storia non ci sono veri cattivi, solo personalità forti le cui buone intenzioni sono sempre in contrasto. E che alla fine trovano il modo di convivere. Almeno qui.

Erin Brockovich – Forte come la verità (2000) di Steven Soderbergh

Pure l’eterna America’s sweetheart prende posizione sull’ambiente. E vince (finalmente) l’Oscar. Julia Roberts, nelle mani di un Soderbergh in gran forma, diventa la vera truzzo-segretaria di uno studio legale che indaga sulle falde acquifere contaminate da un’azienda locale. Messaggio agli attivisti: si può lottare anche strizzate in una camicetta animalier.

The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo (2004) di Roland Emmerich

Lo specialista di catastrofi Roland Emmerich parte dal dibattito allora in corso sul trattato di Kyoto per mettere in scena una nuova glaciazione. Che il paleoclimatologo Dennis Quaid (con figlio Jake Gyllenhaal al seguito) aveva predetto, restando però inascoltato di fronte all’ottusa amministrazione USA. Fun fact: è pure il primo blockbuster sostenibile, avendo sborsato il regista 200.000 dollari di tasca sua per rendere ecologico l’intero set.

Happy Feet (2006) di George Miller

Il musicarello animato sui pinguini cantanti e ballerini in realtà è molto di più di un tip-tap in Antartide. A parte il messaggio di diversity e amore per stessi, il film ha una vocazione ambientale potentissima, confermata dal regista George Miller: il cambiamento climatico è la più grande minaccia all’esistenza di questi animali, ma non è l’unica, vedi l’inquinamento e la pesca intensiva. Scena shock: c’è un pinguino con il collo bloccato in un porta-bibite di plastica, che lui considera un talismano speciale fino a quando non inizia a soffocarlo.

Wall-E (2008) di Andrew Stanton

Wall-E è stato uno dei colpacci della Pixar. Che ha conquistato tutti con il tenerissimo robottino progettato per ripulire una Terra abbandonata e coperta dai rifiuti in un futuro lontano. E ha usato il successo, premio Oscar compreso, per parlare alle nuove generazioni di questioni socio-ecologiche come il consumismo e il corporativismo, lanciando l’allarme sulla gestione dei rifiuti e sui rischi per l’umanità e per il pianeta.

Avatar (2009) di James Cameron

Il più grande incasso della storia del cinema è anche uno dei film più ecologisti di sempre: ma nemmeno i (quasi) 3 miliardi di incasso globale sono riusciti ad invertire il corso inquietante degli eventi. James Cameron spedisce il suo terrestre (Sam Worthington: che fine ha fatto?) sul pianeta Pandora per rubare le risorse naturali che sul nostro pianeta ormai scarseggiano; ma poi lo schiera, redento, dalla parte ambientalista degli alieni blu. Attesi quattro sequel da qui al 2027 (!), si prevede ancora più green.

Snowpiercer (2013) di Bong Joon-ho

La storia della lotta di classe, ormai diventata marchio di fabbrica di Bong, a bordo del supertrain la conosciamo tutti. Al punto che ora è pure diventata (un po’ inutilmente, a dirla tutta) una serie Netflix. Ma forse è meno chiaro il motivo per cui i resti dell’umanità sono costretti a vivere a bordo di quei vagoni: gli scienziati hanno provato a contrastare il surriscaldamento globale, ma qualcosa è andato storto e una calamità ambientale ha congelato l’intero pianeta. Più chiaro di così….

Downsizing (2017) di Alexander Payne

Tesoro, mi si è ristretto l’ambientalismo! L’idea è brillante: rimpicciolirsi per pesare meno sulle risorse della Terra. Il film un po’ meno. Ma Alexander Payne sa entrare nella conversazione corrente col passo leggero della commedia, fino a un finale strappalacrime su sfondo di (ecologicissima) Norvegia. E Matt Damon piccino picciò è uno spasso.

Okja (2017) di Bong Joon-ho

Altro giro, altro Bong. Con uno dei suoi film forse meno amati dai fan duri e puri, ma immancabile in una lista come questa. Perché la storia della bambina che vuole proteggere il cane-maialone OGM del titolo dalle grinfie dell’azienda della bitch Tilda Swinton è la fotografia dell’animalismo di oggi. Poi ci sono i grandi pezzi di regia del maestro premio Oscar di Parasite: ma questa è un’altra storia.

La donna elettrica (2018) di Benedikt Erlingsson

Le multinazionali vogliono distruggere il paradiso naturale che è l’Islanda? E allora le donne dell’isola si mettono a combattere: con arco e frecce (e pure piani eco-terroristici). Passato in sordina tra il pubblico (ma non nel circuito dei festival internazionali), è uno degli ultimi esempi del sottogenere cine-sostenibile. Con una deliziosa band che compare in scena all’improvviso, a contrappuntare la verde guerriglia.

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