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12 film italiani che forse avete perso da recuperare adesso su RaiPlay

6 titoli classici (ma dimenticati) e 6 più recenti (ma passati inosservati nelle sale, o quasi) sul catalogo cinematografico "pubblico" più grande del nostro Paese, a cui per questo mese si può accedere senza registrazione

Francesco Di Leva è 'Il sindaco del rione Sanità' per la regia di Mario Martone

Dal 10 marzo, giorno successivo al decreto con le ultime misure di contenimento dell’emergenza coronavirus, si può accedere in tutta Italia a RaiPlay senza bisogno di registrazione. È l’occasione per sfogliare il catalogo cinematografico “pubblico” più grande del nostro Paese. Abbiamo scelto per voi 12 titoli tra vecchi e nuovi che probabilmente vi sono scappati, da recuperare adesso. Mettiamo a frutto insieme le tante serate casalinghe che abbiamo davanti.

Il sindaco del rione Sanità: quando ‘sanità’ era solo il nome di un quartiere

Con la sua influenza e le amicizie giuste, Antonio Barracano amministra la giustizia del rione, senza preoccuparsi dello Stato o delle parti coinvolte. E nella versione contemporanea del classico di Eduardo by Martone, interpretata (a meraviglia) da Francesco Di Leva, ha 40 anni e non più 75, perché «a Napoli non c’è un boss che supera i 40 anni, dopo i 35 o vai in galera o muori». Un piccolo gioiello, rimasto al cinema pochissimo. Recuperatelo.

La cittadella: quando i medici di provincia erano già eroi

Non un film, ma una miniserie. E non una miniserie, ma una delle miniserie più cult della Rai anni ’60. La lezione (dal romanzo di Cronin) è valida ancora oggi: i medici (di base e di provincia) sono dei piccoli grandi eroi. E l’indimenticabile Alberto Lupo, alias il dottor Andrew Manson, è qui per dimostrarlo.

Santiago, Italia: quando si poteva guardare oltre i confini

Storia dell’ambasciata italiana a Santiago durante colpo di stato cileno del 1973, quando il generale Pinochet saliva al potere al posto di Salvador Allende. In cui la voce (quasi sempre) fuoricampo di Nanni Moretti domanda, indaga. Storia dei nostri, che aprono le porte per accogliere i migranti, gli esiliati. Parola d’ordine, adesso e sempre: accoglienza.

Il padre di famiglia: quando già bisognava stare chiusi in casa

Bisogna stare chiusi in casa? Papà Nino Manfredi lo faceva già in questa satira famigliare di Nanni Loy, tra i più attenti sociologi della nostra commedia. Salvo fuggire, di tanto in tanto, dall’amante: io resto a casa, ma non troppo. Il protagonista giganteggia, ma è affiancato da due degni comprimari: Ugo Tognazzi, alias l’anarchico trombone, e Totò, per l’ultima volta sullo schermo.

Cloro: quando le piscine erano aperte

Racconto di formazione “a ostacoli” su una ragazzina di 17 anni che vive per il nuoto sincronizzato e, per necessità famigliari, deve trasferirsi in una località di montagna sperduta con fratello piccolo e padre depresso. Un po’ Dardenne, con una brava Sara Serraiocco al secondo film. Se vi manca la piscina come manca a lei.

I fidanzati: quando si potevano organizzare primi appuntamenti

I primi appuntamenti? Che nostalgia. Ripassateli oggi con uno dei film più incantati di Ermanno Olmi. Che però è anche un fine resoconto socio-economico dell’Italia del Boom. Un film libero, con un linguaggio sospeso tra neorealismo e Nouvelle Vague da fare invidia a tanti giovani autori di oggi.

Banana: quando si poteva giocare a calcetto

Genere malincomico per questo bell’esordio nel lungometraggio di Andrea Jublin. Un Candide moderno, portiere della squadra della scuola con i piedi non proprio “buoni” e la fissa per l’approccio brasiliano nel calcio e nella vita: tradotto, bisogna rischiare, vivere a mille. Una commedia anarchica, romantica ma pure un po’ cattivella.

Il ferroviere: quando i treni verso il Sud venivano presi d’assalto, ma per motivi diversi

Oggi i fuorisede prendono d’assalto i treni al primo annuncio di decreto (per ritrovarsi, ironia della sorte, da zona rossa a zona rossa), una volta c’era Pietro Germi, qui anche (magnifico) attore, a fare il macchinista “resistente” in questo spaccato sociologico ancora impressionante. Che profetizzava tutti i ritardi ferroviari di oggi.

Fiore: quando si viveva per strada

Prima della Paranza dei bambini, Claudio Giovannesi aveva girato questa piccola meraviglia. Un’altra storia di adolescenti ai margini, in questo caso due ragazzi detenuti in carcere che, attraverso sguardi e lettere clandestine, si innamorano. Delicatezza rara, senza retorica né buonismi. E il volto dell’allora esordiente Daphne Scoccia, che fa subito cinema.

I lunghi giorni della vendetta: quando per l’estero non eravamo solo ‘epidemia’

Non solo Bud Spencer e Terence Hill. Giulianone Gemma tiene alta la bandiera dello spaghetti western in questo caposaldo (sottovalutato) del genere by Stan Vance, nome d’arte all’epoca del mitico Florestano Vancini. Così cult da avere il sigillo di Quentin: il tema portante della colonna sonora, firmata dal grande Armando Trovajoli, è finito pure in Kill Bill – Vol. 1.

Antonia.: quando la poesia, che oggi tutti sembrano riscoprire, può davvero salvare

Il ritratto intimissimo di Antonia Pozzi, una dei più grandi poeti del Novecento secondo Montale, morta suicida a soli 26 anni senza aver pubblicato ancora nulla. Prodotto da Luca Guadagnino e interpretato da Linda Caridi, una delle attrici più promettenti del nostro cinema, vista anche in Ricordi? con Luca Marinelli. Per la serie: la poesia ci salverà.

Spaghetti House: quando, senza virus né Brexit, si poteva ancora emigrare a Londra

Altro giro, altro Manfredi. Che, quando non c’erano ancora il blocco dei confini e (soprattutto) la Brexit, poteva andare a Londra a fare il cameriere. Un lavoro di copertura per mettere a segno, coi suoi cumpà, un colpo all’italiana. Tra comica e heist movie, con un’arma segreta per stendere gli inglesi: gli spaghetti alla puttanesca.

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