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100 anni di Alberto Sordi: 10 film da rivedere in streaming

Il 15 giugno del 1920 nasceva il “romano de Roma” più famoso del cinema italiano. Ecco alcuni dei cult che l’hanno reso indimenticabile

Alberto Sordi in uno scatto del 1960

Foto: Gaby/Getty Images

Piccola posta (1955) di Steno – Amazon Prime Video

Una delle più deliziose “comiche” starring Albertone è un film che oggi probabilmente non supererebbe la prova del cancelletto politically correct su Twitter. Steno, il padre (biologico e cinematografico) dei Vanzina, dirige il nostro e una debordante Franca Valeri tra redazioni di settimanali “rosa” e ospizi molto arzilli: tutti fingono di essere qualcun altro/qualcos’altro, per soldi o per amore. Sordi che dirige il coro di nonnette semplicemente indimenticabile.

Venezia, la luna e tu (1958) di Dino Risi – RaiPlay

Il secondo film con Dino Risi (dopo Il segno di Venere, dove però l’attore aveva solo una piccola parte) è una rom-com “triangolare” in cui la maschera di Sordi va a briglia sciolta: il suo gondoliere Bepi (con accento rigorosamente venexiano) si contende col collega Toni/Nino Manfredi l’amore di Nina/Marisa Allasio. Il personaggio gli calza a pennello, come le magliette a righe che sfoggia a poppa.

I magliari (1959) di Francesco Rosi – RaiPlay

Uno dei film oggi più dimenticati di Francesco Rosi, “oscurato” da capolavori come Salvatore Giuliano e Le mani sulla città. Ma questa tragicommedia tra emigranti è un altro lucidissimo (falso) documentario sull’Italia del Boom: Alberto Sordi e Renato Salvatori guidano il gruppo di italiani in Germania che vuole far fortuna nel ramo tessuti. Inutile dire che nella loro rete ci sarà più di una smagliatura (pardon).

Il vedovo (1959) di Dino Risi – Amazon Prime Video

Altro giro, altro Risi. Con uno dei personaggi più adorabilmente cattivi della nostra commedia (anche lui oggi finirebbe di sicuro nel rogo della neo-morale). Come sbarazzarsi della moglie e intascarne l’eredità: ma se la moglie è Franca Valeri (ancora: e ancora più brava), per Alberto Sordi sono guai seri. Rifatto 55 anni dopo con Fabio De Luigi e Luciana Littizzetto: facciamo finta di niente.

I complessi (1965) di Luigi Filippo D’Amico, Dino Risi, Franco Rossi – Amazon Prime Video

Un film minore? Forse. Ma l’occasione per Sordi di mettere a segno uno dei suoi personaggi “fisicamente” più memorabili: vale a dire Guglielmo il dentone, protagonista dell’omonimo episodio (diretto da Luigi Filippo D’Amico) sull’aspirante speaker televisivo deturpato da una dentatura da cavallo. Una gag elementare, che grazie ad Albertone ha però fatto la storia.

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968) di Ettore Scola – Amazon Prime Video

Col finire degli anni ’60, Sordi passa alla “dramedy”. Anche grazie a un titolo, entrato da subito di diritto nel lessico famigliare, che lo vede in fuga verso l’Angola con il consueto sodale Nino Manfredi e l’ospite d’oltralpe Bernard Blier. Un buddy movie con l’inconfondibile Scola’s touch (più Age e Scarpelli), tra Conrad (Cuore di tenebra è la liberissima ispirazione) ed echi del futuro Checco Zalone.

Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa – Amazon Prime Video

Dei sei film girati con Zampa (tra cui i capisaldi Il vigile e Il medico della mutua), questo è ancora oggi il più imprevedibile e, a suo modo, struggente. Ancora una storia di emigranti, stavolta nella terra dei canguri, e un destino tragicomico all’orizzonte. Sordi, nei panni di Amedeo Battipaglia (stracult già dal nome), si prende come al solito la scena: ma è la radiosa Carmela di Claudia Cardinale a illuminarla.

Detenuto in attesa di giudizio (1971) di Nanni Loy – Amazon Prime Video

Due maestri della commedia – Nanni Loy dietro la macchina da presa e Alberto Sordi davanti – danno origine, a sorpresa o forse no, a uno dei film italiani più strazianti dei primi anni ’70. La parabola dell’emigrante (aridaje: ma in Svezia) che torna in Italia e viene arrestato ingiustamente permette al protagonista di cimentarsi in una delle sue poche prove davvero drammatiche. Tanto da guadagnare l’Orso d’argento a Berlino e il David di Donatello. Sordi non è più (solo) the King of Comedy.

I nuovi mostri (1977) di Mario Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola – Netflix

A quindici anni dalla pietra miliare I mostri di Dino Risi, il regista chiama gli illustri colleghi Monicelli e Scola per un’opera a episodi che ricalca il cinico umorismo dell’originale (oggi chiederebbero di mettere un disclaimer prima della visione). Ma lascia il “suo” Sordi agli altri due autori (per tre episodi totali). Il ruolo più indimenticabile? Giovan Maria Catalan Belmonte, spiantato principe romano che gira in Rolls-Royce. Chi se non Albertone avrebbe potuto interpretarlo?

Troppo forte (1986) di Carlo Verdone – RaiPlay

Nei pieni anni ’80, Sordi ha finalmente trovato un erede. E che erede: il nuovo “romano de Roma” che infiamma la commedia all’italiana è Carlo Verdone, di cui Albertone è il vero mentore. È lui a scrivere – insieme al giovane protagonista e a Sergio Leone (!) – il copione di questo instant-classic, in cui si ritaglia un altro personaggio dal nome memorabile: Giangiacomo Pigna Corelli in Selci. Il passaggio di testimone è compiuto.

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