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10 film obbligatori di Ugo Tognazzi da vedere in streaming

A 30 anni dalla morte di uno dei pilastri della commedia all'italiana – di più: del nostro cinema – ecco le sue interpretazioni irrinunciabili e dove trovarle

Ugo Tognazzi in una scena del 'Magnifico cornuto'

Foto: Continental Distributing/Getty Images

Il federale (1961) di Luciano Salce – su Amazon Prime Video

È questo film, con cui Luciano Salce rivisita la pagina più drammatica della nostra storia alla luce di una nuova tolleranza, che fa entrare Tognazzi nella cinquina dei grandi della commedia italiana insieme a Sordi, Manfredi, Mastroianni e Gassman. Il federale lo proietta oltre la macchietta comica, permettendogli di acquisire uno spessore drammatico inedito. Nei panni di un graduato fascista che, in attesa della fine delle guerra, farebbe qualunque cose per un’onorificenza, anche scortare un intellettuale “nemico del regime” (Georges Wilson).

La voglia matta (1962) di Luciano Salce – su Amazon Prime Video

Un film dimenticato di un regista dimenticato. O quasi. La voglia matta ha i suoi estimatori, ed è certamente passato alla storia. Ma né il titolo né il suo regista (Luciano Salce, futuro inventore del Fantozzi cinematografico) vengono ricordati spesso, quando si tratta di elencare i capisaldi dei primi anni ’60. Questo film invece lo è. E il ritratto dello yuppie ante litteram che perde la testa per una ninfetta (Catherine Spaak) e scopre il senso della vita permette al protagonista di prodursi in una delle sue prove più grandi. Il finale sulla spiaggia con copricapo da pellerossa e ancora da, pardon, pelle d’oca.

La vita agra (1964) di Carlo Lizzani – su Amazon Prime Video

Nell’anarchica satira sui paradossi del Boom tratta dal romanzo di Bianciardi e firmata Carlo Lizzani, Tognazzi è il responsabile delle iniziative culturali in una miniera di Guastalla. Quando viene licenziato, muoiono anche degli operai per problemi di sicurezza, e il protagonista decide andare a Milano per vendicarsi, facendo esplodere il grattacielo della società mineraria. Almeno fino a quando il benessere non compra pure lui. Nel mix di generi – dalla commedia al quasi-documentario, fino a pennellate da Nouvelle Vague –, è il sarcasmo amarissimo di Tognazzi (che all’inizio parla direttamente in camera) a rendere ancora più dolorosa la svolta finale, in questo ritratto di una Milano intenta a diventare “on gran Milan“. E c’è pure Enzo Jannacci che canta.

Il magnifico cornuto (1964) di Antonio Pietrangeli – su Amazon Prime Video

Ancora il Boom, in questo caso fenomenologia e – soprattutto – vizi del nuovo rampantismo industriale nei salotti della Brescia bene. Uno su tutti: le corna, da sempre e per sempre instancabile elemento che scatena la commedia. Ispirandosi alla classica pochade Le cocu magnifique di Crommelynck, Pietrangeli delinea una perfetta analisi dell’infedeltà e della gelosia provinciali, usando l’ossessione quasi consumistica degli anni ’60 per la donna (qui una meravigliosa Claudia Cardinale) per una disanima crudelissima del maschio nevrotico che tradisce e per questo ha paura di essere tradito. E chi se non Tognazzi, che ha fatto dell’archetipo “marito possessivo eppure fedifrago” uno dei suoi pezzi fortissimi.

Io la conoscevo bene (1965) di Antonio Pietrangeli – su RaiPlay

Il più bel film italiano sul cinema italiano. In cui quella di Tognazzi è poco più di un’apparizione, ma resta una delle sue maschere più memorabili di sempre. Il ruolo di Bagini, l’attore che fa di tutto per non essere dimenticato, è l’allegoria di un mestiere che, dietro la ribalta, è invece condannato alla disperazione. E fa quasi da specchio (preventivo) alla parabola della starlette interpretata da una magnifica Stefania Sandrelli. Negli annali la scena del balletto sul pianoforte, che pare omaggiata, molti anni dopo, dal figlio Gianmarco in A casa tutti bene di Muccino: molti cuori.

La grande abbuffata (1973) di Marco Ferreri – su Mubi

La summa di tutto l’immaginario grotesque di Marco Ferreri non esisterebbe senza il tuffo di Ugo in un ruolo che sembra assomigliargli fin troppo da vicino: non solo perché era un cuoco (secondo la leggenda più sedicente tale che davvero bravo) anche nella realtà, e un anfitrione perfetto nella sua casa di campagna; ma perché tutti i suoi personaggi si sono abbuffati sempre di vita. Proprio come il ristoratore che, insieme ai suoi amici più cari (e che amici: Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Philippe Noiret), decide di suicidarsi in un’orgia di sesso e cibo. Tognazzi menu completo.

Amici miei (1975) di Mario Monicelli – su Apple TV+

Nella storia del cinema Tognazzi c’era già entrato, ma con Amici miei entra pure nella storia del costume. E nei dizionari: a testimonianza, basti citare la “supercazzola con scappellamento a destra”. Ma, se non bastasse, c’è pure “come fosse antani”. Il ruolo del Conte Mascetti, nobile decaduto che bada al sodo, all’inizio doveva andare a Mastroianni, ma è finito per diventare la maschera più iconica di Tognazzi. La sua è una performance di culto, in questa tragicommedia che elevò la malinconia a socia inseparabile della risata sguaiata. E le zingarate a stile di vita.

Il vizietto (1978) di Édouard Molinaro – su Amazon Prime Video

La pochade gay più celebre (e in anticipo sui tempi) di sempre. In coppia con Michel Serrault, Tognazzi si lascia andare alla più camp delle sue interpretazioni, almeno insieme a quella in Splendori e miserie di Madame Royale di Vittorio Caprioli, di otto anni prima. E, nel suo essere costantemente sopra la righe, infonde al personaggio di Renato, gestore di un locale per travestiti a Nizza, un’umanità che solo col tempo gli è stata riconosciuta: prima era scambiato per una semplice macchietta. Rifatto a Hollywood da Robin Williams e Nathan Lane vent’anni dopo col titolo (italiano) Piume di struzzo: ma l’originale resta ineguagliabile.

La terrazza (1980) di Ettore Scola – su RaiPlay

Tra il politico innamorato Vittorio Gassman e il giornalista tormentato Marcello Mastroianni, Ugo è il produttore cinematografico che lavora solo per compiacere la moglie capricciosa (Ombretta Colli). Il capolavoro di Ettore Scola schiera la crème de la crème del tempo, ma senza mettere nessuno in reale contrapposizione: quello tra gli übermattatori del cinema italiano è semmai un gioco di squadra, in cui ciascuno (e Tognazzi soprattutto) accetta ben volentieri di fare da spalla al collega. Tormentone struggente-cult pronunciato dal nostro, quasi in cerca di approvazione anche presso il pubblico: «Fa ridere? Fa ridere? Fa ridere?».

La tragedia di un uomo ridicolo (1981) di Bernardo Bertolucci – su Mubi

La tragedia di un uomo ridicolo ha un titolo che sembra scritto da Pirandello (e che cita Dostoevskij), con cui Bertolucci sfida lo spettatore, contraddizione dopo contraddizione. La trama è quella di un giallo, senza però una risoluzione finale. Il tono drammatico ti lascia l’ansia addosso, ma è attraversato da grandiosi squarci umoristici. Ed è soprattutto il clamoroso one-man-show di Ugo Tognazzi (premiato come miglior attore al Festival di Cannes), nei panni di un industriale caseario parmense sull’orlo del fallimento, impegnato a raccontare il non-rapporto fra padre e figlio nell’Italia post Boom. Fun fact: il figlio, anche sullo schermo, è Ricky Tognazzi.

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