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10 film di Nino Manfredi da rivedere in streaming

Capolavori indimenticati e gemme perdute della filmografia dell’attore. Nel giorno dei suoi 100 anni

Foto: Mondadori via Getty Images

Il 22 marzo del 1921 nasceva a Castro dei Volsci, profonda Ciociaria, Saturnino Manfredi, per tutti Nino. Un attore (ovviamente) premiatissimo: 5 David di Donatello, 5 Nastri d’argento, e pure un premio per la migliore opera prima (Per grazia ricevuta) al Festival di Cannes. Ma anche, nel nostro “Rat Pack” dell’epoca (leggi: Mastroianni, Gassman, Tognazzi), il componente forse meno celebrato. Ecco 10 film (da recuperare in streaming) per ricordarlo, tra classici mai dimenticati e titoli “minori” che forse non avete mai visto.

Venezia, la luna e tu (1958) di Dino Risi – RaiPlay

Il gondoliere Bepi (Alberto Sordi in versione venexiana) ama Nina (Marisa Allasio), ma ci si mette il terzo incomodo Toni (Nino Manfredi), vecchio amante di lei. Una delle rom-com più amate e fortunate del tempo, Risi considerato minore ma sempre pimpante, e capace di tirare fuori da Manfredi un personaggio già indimenticabile. Ed era solo l’inizio (o quasi) del grande successo.

L’impiegato (1960) di Gianni Puccini – RaiPlay

In coppia con Nanni Loy, Gianni Puccini diresse Il marito (starring Albertone). Questa è un’altra variazione, in solitaria, sul tema “ordinary man” nostrano, che riesce ad evadere dalla monotonia dell’ufficio solo grazie ai Gialli Mondadori. Nino ci mette tutta la sua normalità (nel senso buono del termine), facendo di questo ritratto un Ugo Fantozzi ante-litteram.

A cavallo della tigre (1961) di Luigi Comencini – RaiPlay

Adorabile tragicommedia by Comencini in cui Nino nostra è un infermiere indebitato e arrestato che si ritrova (prima) evaso e (poi) fuggiasco in cerca di maggiore fortuna altrove. Un’opera considerata minore e purtroppo perduta, nonostante una triade di sceneggiatori come Age, Scarpelli e Monicelli. Remake nel 2002 con Fabrizio Bentivoglio e Paola Cortellesi: nonostante il compianto Carlo Mazzacurati alla regia, non era la stessa cosa.

Questa volta parliamo di uomini (1965) di Lina Wertmüller – Amazon Prime Video

Quattro episodi e una sola regina: Lina Wertmüller. Che offre a Manfredi la possibilità di lanciarsi in quattro allegorie del Bel (forse) Paese, tra cronaca (l’industriale) e fantasia (il lanciatore di coltelli accompagnato dalla deliziosa assistente Milena Vukotic). Un tour de force che è valso al protagonista il Nastro d’argento come miglior attore.

Operazione San Gennaro (1966) di Dino Risi – RaiPlay

Un colpo all’italiana, nel vero senso della parola. Orchestrato dal maestro del genere Dino Risi. Sui tre ladruncoli “born in the USA” arrivati a Napoli per rubare il tesoro del patrono, ha la meglio il Dudù di Nino, capo di una gang che dovrebbe aiutarli nell’impresa. Manfredi mattatore e comparsata di Totò, ormai quasi alla fine, a dare la sua benedizione.

Il padre di famiglia (1967) di Nanni Loy – RaiPlay

Si ricompatta la coppia Manfredi-Loy per un film che inquadra benissimo il Boom (il protagonista e la moglie sono una coppia di architetti), ma che, a un anno dalla contestazione, riesce anche a individuare “nuovi” temi che scuotono la società: dal ruolo della donna all’adulterio alla psicanalisi. Ugo Tognazzi comprimario di lusso, un’imprevista Leslie Caron (!) e Totò nel suo ultimo ruolo: un piccolo cameo rimasto nella scena del funerale, morì prima di poter interpretare la parte poi andata a Tognazzi.

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968) di Ettore Scola – Amazon Prime Video

Il primo Scola non si scorda mai. Tecnicamente, era venuto prima Thrilling, film corale in cui l’autore volle il nostro nell’episodio da lui firmato. Ma è questo il “vero” titolo a segnare un sodalizio glorioso, culminato in C’eravamo tanto amati (vedi più avanti) e Brutti, sporchi e cattivi. E pure il più scatenato, complici i soci in trasferta nella savana Sordi e Blier.

Le avventure di Pinocchio (1972) di Luigi Comencini – RaiPlay

Prima di Benigni, ma più di Benigni: è quello di Manfredi il Geppetto più amato sugli schermi italiani. Rigorosamente piccoli: i sei episodi della favola di Collodi directed by Comencini restano uno dei capolavori della Rai anni ’70. Struggente il babbo alla ricerca del suo burattino, ma pure la Lollo fatina nella casetta sull’acqua non si dimentica.

C’eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola – Sky

Lo Scola epocale, seminale, totale. Tra l’amico che ha corrotto l’ideale (Vittorio Gassman) e il wannabe intellettuale sfigato (Stefano Satta Flores), Nino, al solito, sta nel mezzo: è l’uomo qualunque che tira a campare. E ad amare la splendida Sandrelli. «Marciavamo con l’anima in spalla», cantava il suo partigiano. Il cammino della vita fa piangere ancora adesso.

Café Express (1980) di Nanni Loy – RaiPlay

Altro giro, altro Nanni Loy. E altro ruolo struggente: quello di Michele Abbagnano, un invalido napoletano che, per sopravvivere e mantenere il figlio in collegio, s’improvvisa venditore di caffè (clandestino) sui treni. Un ruolo che solo Manfredi avrebbe potuto vestire senza (s)cadere nel patetico. Commuovendo comunque moltissimo: vedere per credere.

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