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10 attori per 10 film (da riscoprire su RaiPlay)

Mostri sacri e nuove star, capolavori celebrati e cult 'off': ecco i ruoli e i titoli da vedere o rivedere tra quelli disponibili nella cineteca (gratuita) di Mamma Rai

Nino Manfredi e Vittorio Gassman in 'Audace colpo dei soliti ignoti'

Prendete i più grandi attori del nostro cinema. Date loro a disposizione la più grande cineteca pubblica del Paese. Vedrete i match che vengono fuori. Noi l’abbiamo fatto: 10 “bellissimi” della recitazione patria e 10 dei loro titoli scovati nell’immenso catalogo di RaiPlay. I capolavori più amati stanno insieme a detour spesso dimenticati delle loro carriere. E i mostri sacri di ieri stanno accanto ai migliori eredi della scena di oggi. Da scoprire o riscoprire.

Nino Manfredi – Audace colpo dei soliti ignoti (1959)

Uno dei rari sequel che, se non proprio all’altezza della pietra miliare originale (I soliti ignoti di Mario Monicelli, uscito l’anno prima), si posizionano tra i “numeri 2” più riusciti del cinema italiano. Merito di Nanni Loy, alla sua prima regia da “single”, senza la fedele spalla Gianni Puccini. E del grandissimo Nino Manfredi, definitivamente consacrato nei panni del criminale da strapazzo Ugo, detto “Piede amaro”. C’è pure Vittorio Gassman, ma lo ritroverete (da grande mattatore in solitaria) più avanti.

Ugo Tognazzi – La cambiale (1959)

Tra i registi meno celebrati (sicuramente dalla critica) della nostra commedia c’è Camillo Mastrocinque, “Mister Totò” che però ci ha lasciato molto più delle semplici comiche del Principe napoletano. Come questa farsa di costume piena di stelle dello schermo e della ribalta: ancora Totò, più Peppino De Filippo, Aroldo Tieri e l’immancabile Gassman. E Ugo Tognazzi alias Alfredo Balzarini, commerciante in perfetto spirito Boom che cede alle avance della bellissima Odette (Sylva Koscina). Un “non protagonista” che si ruba la scena.

Alberto Sordi – Scusi, lei è favorevole o contrario? (1966)

Alla sua seconda regia, Albertone affonda il coltello nel dibattito sul divorzio. E si auto-dirige nei panni di un imprenditore, il memorabile Tullio Conforti, contrario alla separazione legale per motivi religiosi, ma contornato da donne: Silvana Mangano, Giulietta Masina, Anita Ekberg, Bibi Andersson, Paola Pitagora e Laura Antonelli, praticamente il meglio su piazza. Fun fact: il film è scritto da Sordi col grande Sergio Amidei e un esordiente Dario Argento. Così esordiente da non essere nemmeno accreditato.

Gian Maria Volonté – Lucky Luciano (1973)

Tra i classici con GMV del listino Rai (vedi Cristo si è fermato a Eboli e Sacco e Vanzetti), spunta questo “mafia movie” insieme pop e intellettuale, tra i titoli meno acclamati del grande Francesco Rosi. Che cuce addosso al camaleonte del cinema italiano il personaggio del (vero) boss della Cosa Nostra based in Little Italy. Un biopic in piena regola in cui Volonté, come al solito, non si risparmia; e dove Rosi continua la sua indagine criminale, tra romanzo per tutti e documentario d’autore.

Vittorio Gassman – Profumo di donna (1974)

Tra i ruoli “totali” di questa galleria, si staglia quello interpretato dal sommo Vittorio in uno dei (pochi) drammi by Dino Risi. Fausto Consolo, capitano in pensione che ha perso la vista, si fa accompagnare a Napoli da una giovane recluta. Il risultato è un on the road amatissimo dal pubblico non solo del tempo, che è valso al suo protagonista la Palma d’oro per l’interpretazione maschile al Festival di Cannes di quell’anno. Rifatto nel 1992 (Scent of a Woman) con un Al Pacino da Oscar: ma noi continuiamo a preferire l’originale.

Marcello Mastroianni – Fantasma d’amore (1981)

È vero, su RaiPlay c’è anche il caposaldo Divorzio all’italiana: ma l’avete già visto tutti, vero? Pochissimi invece ricordano questo Ghost ante-litteram, in cui il Marcello nazionale ritrova il suo amore di gioventù: peccato venga a scoprire che la donna è morta anni prima. Romy Schneider, l’oggetto del desiderio, è una visione: letteralmente. E Dino Risi si lascia andare di nuovo ad atmosfere solo apparentemente poco nelle sue corde. Musiche di Riz Ortolani suonate dal clarinetto di Benny Goodman: vi basta per dargli una chance?

Pierfrancesco Favino – Senza nessuna pietà (2014)

Tra le bio-fiction su Gino Bartali e Giorgio Ambrosoli, il titolo off di “Picchio” da recuperare è questo romanzo criminale, in cui l’attore si dimostra il solito grande trasformista che è. Questa volta, mettendo su una massa (di chili) perfetta per inquadrare il suo balordo di periferia. L’attore Michele Alahique, alla sua opera prima (e finora unica) da regista, padroneggia il noir all’amatriciana: ma è Favino, con la sua presenza ferina, a far decollare il film. Vedere (e temere) per credere.

Elio Germano – Il giovane favoloso (2014)

Un instant classic premiato dal pubblico (e dalle professoresse di liceo, che hanno portato al cinema orde di studenti). Ma la biografia poetica di Mario Martone è, soprattutto, la consacrazione definitiva del divo Elio, vincitore del David grazie al suo Leopardi ancora più vivido di quello che abbiamo sempre immaginato. La prova con cui confrontarlo è quella nei panni del pittore Antonio Ligabue nel recente Volevo nascondermi, bloccato dalla chiusura delle sale: speriamo gli spettatori possano vederlo presto.

Alessandro Borghi – Non essere cattivo (2015)

Sia chiaro: il capolavoro postumo di Claudio Caligari è il film di Alessandro Borghi tanto quanto di Luca Marinelli. Ma se il secondo si era già segnalato in tante parti da protagonista (da Tutti i santi giorni di Virzì a La solitudine dei numeri primi di Costanzo), per Borghi questo è il titolo che ha fatto scattare l’innamoramento collettivo nei suoi confronti. E quello che lo fa schizzare in un attimo, insieme al collega, nel nuovo star-system italiano. Un lampo indelebile, come la carriera del suo (sfortunatissimo) autore.

Luca Marinelli – Fabrizio De André – Principe libero (2018)

Ancora Marinelli, ma stavolta battitore libero. Anzi, principe libero, come viene definito in questa biografia televisiva (ma passata con grande successo di botteghino anche al cinema) del veneratissimo Faber. Qualcuno ha criticato l’accento non perfettamente genovese del protagonista, ma trovate un altro giovane attore capace di incarnare così precisamente una figura che ancora tutti ricordano e amano. Il primo (e, al momento, unico) biopic di Marinelli: ma anche una delle sue performance più intense e apprezzate.

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