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X Factor 2022, le pagelle dei secondi Live: abbiamo trovato il nuovo segretario del PD, si chiama Dargen

Un po' di cose che abbiamo imparato ieri: Rkomi è adorabile anche quando si trasforma in "Rosikomi", rifare 'Barbie Girl' senza il duetto è demenziale e, soprattutto, essere Morgan, in fondo, è una cosa bellissima

Dargen D'Amico durante l'ultima puntata di X Factor

Potremmo scommettere su Linda, Gli Omini e i Santi Francesi come finalisti senza timore di perdere i nostri soldi. Quello che non ci si aspettava è che la (s)vamp Beatrice Quinta, qui soprannominata con superficialità (devo ammetterlo) “Barbie Spears”, fosse una trasformista musicale di sopraffina qualità, prima ancora che una performer. Ecco, qualche euro comincerei a puntarlo anche su di lei.

Beatrice Quinta voto: 10

Rovescia il senso delle canzoni piegandole alla sua narrazione, alla sua emotività complessa e provocatoria che usa lo stereotipo per spaccarlo in due, alle sue tante identità – quella androgina Subsonica di questo live è sorprendente musicalmente ed esteticamente –, non ha alcuna paura di rischiare e di cimentarsi sull’orlo dell’abisso. Sa essere credibile in ogni veste, nel senso letterale del termine e non, e ha una voce che ci sta facendo scoprire con strategica gradualità e impetuoso carisma. Lei e Dargen, poi, sembrano fatti per correre insieme in staffetta, sono anime gemelle. La sua Tutti i miei sbagli che diventa liberazione urlata e ferita da una dipendenza affettiva è da ascoltare e riascoltare. Senza trucco e senza inganno è ancora più brava, più bella, più cazzuta. Cavolo se quando arriva sul palco succede qualcosa.

Santi Francesi voto: 9,5

Non devono uscire dalla loro comfort zone, perché la loro comfort zone è il talento. Enorme e ben calibrato tra due che sembrano fatti per suonare insieme, anzi per respirare all’unisono. Creep è una canzone così complessa, dolorosa, generazionalmente devastante e che spezza – ricordiamo sempre che persino Vasco Rossi ne è uscito con le ossa rotte – fino al punto che, come ricorda Dargen, pure i Radiohead se ne tengono prudentemente alla larga. Loro hanno l’incoscienza dei geni e ti sparano dritto al cuore con una versione che è così incredibile e minimale – giocata su note centellinate e perfette accarezzate sui tasti del pianoforte e cesellate su una voce clamorosa – da farti pensare, sull’onda dell’emozione, che sia più bella dell’originale. E pure dopo qualche ora non hai cambiato idea. Oppure stai mentendo. Li ricordo ancora con affetto quando erano in tre e si facevano chiamare The Jab, finirono ad Amici non sfigurando, ma nel loro caso three non era the magic number. Erano acerbi ma già bravissimi e ancora non avevano trovato la sintesi giusta. Ora rasentano la perfezione. E qualcuno dia il mio numero ad Alessandro De Santis, perché da quando lo vedo cantare a X Factor, la mia eterosessualità è diventata un pallido ricordo di gioventù. Lo so, hai 23 anni, ma dì una sola parola e sarà il tuo sugar daddy.

Linda Riverditi voto: 9

Poteva essere il suo tallone d’Achille, la puntata a tema MTV Generation. A proposito che colpo al cuore vedere Carolina Di Domenico, quando ero etero avrei venduto l’anima per lei e forse l’ho anche fatto, poi arrivò Current Tv e il mio cuore si è consegnato altrove. Ma questa è un’altra storia. E invece no: Fedez, va detto, non sbaglia un’assegnazione, anche quando credi che lo abbia fatto. Le dà Chasing Cars, una buona canzone di una band nordirlandese furbetta e sopravvalutata, gli Snow Patrol. Apparentemente un suicidio nel suicidio: nel contesto sbagliato, invece di dargli un pezzo robusto che valorizzi l’interpretazione spesso muscolare di Linda, la fa giocare nel campionato delle Lucrezia, delle Joelle (Giorgia Turcato), delle Dadà (Gaia Eleonora Cipollaro), persino di Matteo Orsi. E lei, misurata e su un registro diverso dice loro che potrebbe batterli anche nel loro campionato e anche solo con la corda vocale sinistra. Finito il pezzo, ti dici che se quando canta a modo suo spacca, cantando così sbanca. Quando canti un brano che non ti appartiene con questa naturale sicurezza, hai le stimmate della campionessa.

Gli Omini voto: 8,5

Sulle assegnazioni di Fedez, vedi sopra. Capisce che gli altri giudici vogliono il sangue e non si accontenteranno, per i favoriti, di sentirli solo rockeggiare. E allora pesca nello scrigno MTV No Sleep Till Brooklyn che, vado a memoria, fu il secondo singolo di quel capolavoro che fu Licensed To Ill, degli allora esordienti Beastie Boys. Un pezzo clamoroso che resse l’urto della hit Fight For Your Right. Un pezzo, quello cantato dagli Omini, che era un tributo ai Motorhead e che dichiarava il genere d’elezione dei Beasties, il rap metal. Fedez capisce con abilità tattica che può fare per loro – il rap metal è un genere dallo spirito rock e il gruppo in questione è crossover puro – e regala loro un rischio calcolato. Loro, da raffinati musicisti, se la cavano con una performance clamorosa in cui strumenti, tempi, ritmi, riff e voci si aiutano anche quando volano senza rete di protezione. Il risultato è ottimo, per la fedeltà non pedante all’originale, per l’energia, per la musica che trasudano ovunque. Detto questo, ora voglio gli 883. Ce la potete fare ragazzi. Anche se una loro versione di Wannabe delle Spice Girls non sarebbe male. In ogni caso hanno così tanta personalità che a loro la scenografia basta disegnarla sulle tute.

Morgan e Dargen voto: 8

Morgan dovrebbe essere patrimonio dell’umanità. Troppo talento per pretendere che sia pure equilibrato, ma chi se ne frega se ancora adesso, con una voce ferita e sofferente, ti fa attorcigliare le budella con Altrove, detta il suo ritmo a un format rigidissimo e fregandosene dei tempi televisivi, perché lui comunque ruba tutta la tua attenzione e te ne fotti di ritmi codificati e rituali stanchi. Che belli gli aneddoti sulle serate di una casa a cui avevano rubato l’amore ma non la musica (voglio le registrazioni dei party che faceva con Le Vibrazioni, ora!), che meraviglia la sua poesia letta con disincantata ispirazione. In sole quattro parole, il suo essere Morgan. Persino Dargen, che otto se lo merita perché i suoi concorrenti se la cavano bene ma soprattutto per le riuscite e non banali battute sul governo Meloni (al pubblico dice: «attenti, non esagerate, che siete più di 50»; sul Covid di Dadà: «ma il Covid non esiste più Fede, così ci hanno detto»: abbiamo il nuovo segretario del PD), con lui vuole solo una foto. Non si azzarda a accennare alla possibile collaborazione con Sgarbi, all’annunciata legge protezionistica per la musica italiana in radio. D’altronde una divinità, anche se precipitata dal Paradiso, va rispettata.

Apertura e Laccio & Shake voto: 7,5

X Factor rimane uno degli spettacoli televisivi meglio organizzati e pensati e “disegnati” di tutti i palinsesti. Sulle puntate a tema, poi, i direttori artistici Laccio & Shake e a cascata tutti i grandi professionisti del cast, si scatenano. Ieri sui numeri di Beatrice Quinta, Santi Francesi e la stessa Dadà in contumacia si sono superati. Niente male, anche grazie a loro, anche la Video Killed the Radio Star cantata da tutti i concorrenti (andrebbe fatto a ogni puntata) che per alcuni di loro è stata la prova migliore della puntata. Coreografia essenziale e una fotografia perfetta (che bravo Ivan Pierri) fanno il resto.

Rkomi e Fedez voto: 7

Del secondo abbiamo detto, non ha sbagliato un’assegnazione, è una specie di cecchino che avendo già fatto il Vietnam ci torna con il giubbotto antiproiettile e le armi migliori. Si è costruito una squadra che prima o poi dovrà sacrificare la quota “sperimentazione” ma che potrebbe serenamente portarne due in finale. Dovrebbe, forte di quest’esperienza, osare di più televisivamente e meno con le spalline della giacca. Rkomi è la sorpresa, gli tiene testa, rimanendo se stesso. Gli credi, perché se vedi i daily ne apprezzi tanto la competenza quanto il trasporto e il rigore con cui cura i suoi pupilli, che lo rispettano anche (in un caso e con una battuta lo ammette anche lui) se sono più bravi di lui. E piace anche il modo che ha trovato di stare in tv, con l’occhio da cowboy malinconico che si potrebbe commuovere davanti a un tramonto così come sparare in un duello all’alba. Implacabile ma riluttante. Piace la sua versione più dolce, quasi passivo aggressiva quando difende i suoi ma se serve non stenta a diventare Rosikomi. Con tanto di specchio riflesso tra lui e Fedez. Sincero e interessante quando pungola quelli che stima – la lezione sugli Arctic Monkeys è tanta roba, ma non solo: e infatti lo stanno ad ascoltare anche i concorrenti dei giudici rivali, vedi Linda che ha voglia di ridere come lui le chiede –, efficace e graffiante quando con la sua candida onestà intellettuale ti dice cattiverie giustificate ma senz’appello. Alla fine vien voglia di consolarlo abbracciandolo forte per l’eliminazione di Iako, vittima di una puntata che Mirko aveva capito subito essere una trappola per lui. E lo ha detto più volte, adorabile Rosikomi. Pensavo fosse solo camicie e distintivo, invece era un giudice con le palle (scusami Massimo se ti cito parlando di X Factor, mi sono fatto prendere la mano).

Gaia Eleonora Cipollaro voto: 6,5

Che dire? Brava, bravissima se si pensa che con il Covid ha fatto tutto da sola, senza aiuti pratici (trucco, costumi, etc) né tecnici (con Fedez non si sono visti e non ha potuto provare in studio). Il piccolo sospetto è che Toxic, in un live in studio e non registrata e messa in diretta con un monolito a fare da ologramma, avrebbe potuto incontrare qualche perplessità in più che è svanita pensando alla sorte avversa che le ha dato meno opportunità degli altri. Era più giusto un senza voto, ma l’impegno e la credibilità nonostante l’assenza vanno premiati.

Francesca Michelin e Ambra Angiolini voto: 6

La nostra conduttrice si concede solo un “regaz” alla fine ma lo sostituisce con “adoro”. Come passare dall’orticaria al prurito intimo, ma ci accontentiamo. Non ha guizzi indimenticabili (ma neanche l’ultimo Cattelan, eh), a volte si rifugia su toni tutti troppo simili, ma funziona la sua partecipazione non imparziale, tra occhi lucidi, i concorrenti difesi dalle paturnie dei giudici, l’amarezza per chi secondo lei non merita il ballottaggio. E allora visto che in queste due puntate il tavolo dei quattro moschettieri alla resa dei conti si è dimostrato paraculo mandando i malcapitati al Tilt (200 secondi di televoto, a questo punto il gioco del cerino più corto era più onesto), perché non immaginare, in caso di parità, di dare diritto di voto a un’ex vincitrice di X Factor? Alla bisogna, potrebbe fare il quinto, credibilissimo, giudice. Se vorrà la chiameremo pure signor giudice. L’unica brutta notizia è che lo stilista è di nuovo fuggito, la sua latitanza è ricominciata e lei per la disperazione ha svaligiato la casa di un mimo per giacca e accessori e ha ritagliato da Gira la moda gli shorts. Ambra canna anche questa volta le assegnazioni, ma in una trasmissione in cui Fedez dice “disegnare il pene alle formiche” e Rkomi “Vaffanbrodo”, il suo “cazzo” alla nomination dei Tropea è liberatorio. Il punto è che ora, dopo l’eliminazione di Siffredi, topica assurda su cui si è incaponita (e che ha contribuito a sbolognare col proprio voto lo scorso giovedì), si ritrova con la solista donna più debole dei concorrenti superstiti e i Tropea, la band finora meno carismatica e con cui è pure separata in casa.

Tropea voto: 5,5

Continuano a mettermi in crisi e il sospetto che come l’anno scorso con i Bengala Fire dovrò chiedere loro scusa. Ma sarà che di Ambra non si fidano molto, ricambiati, anche se dai daily si capisce un’intesa umana che sta nascendo, ti viene sempre in mente, mentre li senti, la canzone di Latte e i suoi derivati Figlio mio, ovvero, dritte per svoltare. Che aveva come refrain «Pippo Baudo è un professionista». Ecco, loro ora li senti anche abili, a volte impeccabili, ma niente di più. Persino l’approccio live – decisamente migliori le loro performance ora rispetto alle eliminatorie, con il pubblico e in diretta sono un’altra cosa – non lo senti del tutto sincero. Poi Madonna su di loro, diciamolo, non aiuta.

Matteo Orsi voto: 5

Ci è piaciuto pure che lui e Dargen abbiano rischiato con gli A-Ha e Take on me, non si può dire che sia stata una disfatta ma neanche una vittoria. Però la prestazione di questo secondo live conferma una cosa buona e una cattiva: ha un timbro gradevole e pop, Matteo, ma al contempo proprio con un pezzo vintage e non facilissimo per una serie di bivi a cui costringe la voce sulle due ottave e mezzo non funziona. Anche perché il gruppo norvegese parlava di carpe diem, di prendere la vita a morsi e lui invece sembra cantare un misto tra un requiem e una ninna nanna. Bene, per carità, ma ti aspetti da un momento all’altro un coro di voci bianche. Si deve svegliare perché di vittima sacrificale ne è rimasta solo una, forse due. E difficilmente lasceranno Ambra con un solo concorrente.

Jacopo Rossetto voto: 4,5

Il più penalizzato dalla puntata a tema – MTV è totalmente fuori dal suo mondo –, e non lo aiuta Hyperballad, anche se Bjork su di lui è un rischio vocalmente ma non come universo di riferimento, ha torto Fedez quando “accusa” Rkomi in Hot Factor di aver fatto una scommessa troppo difficile per un concorrente che ha il torto, in questi live, di aver perso la sua unicità, di aver provato troppo presto ad andare oltre. Dispiace, perché avrebbe potuto dare tanto (a partire dalla prossima settimana, come ci aveva anticipato il suo giudice), ma era prevedibile che sarebbe stato stritolato dalle logiche del talent. Ci lascia con Il mondo di Jimmy Fontana cantata e ripensata da dio, ma fuori tempo massimo purtroppo.

Disco Club Paradiso voto: 4

Soffro nel dare loro un voto basso, ma la loro Salirò, che pure dovrebbe essere nelle loro corde, ne evidenzia invece i limiti. Non sanno rilanciare su un pezzo già “positive” e il confronto tra il frontman e Silvestri è impietoso e ci fa pensare che a livello canoro quando salti e coreografie cringe non ti conquistano o trascinano lui non sia all’altezza. E Jacky Sax rischia di diventare un handicap: è troppo bravo, c’è troppa voglia di ascoltare lui e ormai l’hype è tutto suo e si finisce per sentire troppo la differenza con gli altri. Lui fa musica, loro caciara. Sul look di Jacky, Dargen, quegli occhiali da sole più che una citazione in tuo onore, sembrano un tributo a Aleandro Baldi.

Format (e tavolo dei giudici vigliacco) voto: 3

La puntata a tema non basta a nascondere la rigidità di un format sempre uguale a se stesso, a volte dovrebbero, dalle parti di X Factor, imparare da Masterchef, con prove a squadre e sì tematiche, ma di nicchia, e magari con pure più manche ed eliminazioni non così lineari. In più il televoto è troppo invadente, con i giudici che si sono (auto)ridotti a meri organi consultivi dal momento che in due live su due si sono trincerati, vigliacchetti, dietro il tilt per non prendere una decisione (andrebbe proibita la possibilità di farlo più di una volta a edizione). Di sicuro lo fanno per non lasciare Ambra con un solo concorrente, ma il format è stanco e va rinnovato, con una giuria di qualità o il conduttore che si fa quinto giudice o un superospite che nella puntata possa votare. O anche una prova a eliminazione fisica. Qualsiasi cosa, pur di uscire da questo schema trito e ritrito.

Hot Factor voto: 2,5

Non ho ancora capito a cosa serva. Troppo breve, troppo stanchi e distratti i giudici, poco carisma nella conduzione e nessuna provocazione agli eliminati. Che nostalgia di Achille Lauro, Pilar Fogliati e ExtraFactor. O almeno datemi l’equivalente del processo del lunedì, ma musicale.

Giorgia Turcato voto: 2

Joelle, tu sei bellissima. Joelle, tu sei anche bravissima. E, Joelle, tu sei giovanissima. Ma non dare la colpa a Rkomi per Destinazione Paradiso, perché neanche ti sei studiata gli accordi e alla fine l’hai voluta tu. Il punto è che un artista e un pezzo puoi anche stravolgerli, ma devi capirli. E tu mi prendi un pezzo straziante, reso ancora più doloroso dalla confezione finto pop, uno dei capolavori di un rocker spezzato e geniale come Gianluca Grignani e me lo fai diventare un esercizio di stile sdolcinato e mellifluo. Non aiutata, va detto, neanche un po’ dall’unica scenografia sbagliata della puntata e da una presenza scenica poco convinta.

Lucrezia Fioretti voto: 1

Rifare Barbie Girl senza il duetto è demenziale. Quella voce roca e sorniona di René Dif dava il senso a tutta l’operazione degli Aqua. Lei la canta male, cerca di accomodarsela e mettersela addosso, non trova neanche la forza ironica di una goliardiata che poteva portarla altrove e invece delimita ancora di più una sua comfort zone che dopo questo esperimento, sembra ancora più stretta e asfittica. Non viene eliminata perché Ambra non poteva reggere cinque live solo con i separati in casa Tropea. Dispiace, perché ha talento, ma è acerba e inadatta a questo palco.

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