‘The King’s Man – Le origini’ in 5 mosse | Rolling Stone Italia
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‘The King’s Man – Le origini’ in 5 mosse

Arriva su Disney+ il ‘period action’ che racconta la genesi di ‘Kingsman’. Dal nuovo protagonista Harris Dickinson alla classe di Ralph Fiennes, tutto quello che c’è da sapere

Ralph Fiennes e Harris Dickinson in ‘The King’s Man – Le origini’

Foto: Peter Mountain/20th Century Fox

L’origin story, spiegata bene

Ma ‘ndo vai, se (oggi) la origin story non ce l’hai? Ormai tocca a chiunque, villain da redimere compresi (vedi Crudelia, sempre su Disney+). The King’s Man – Le origini (dal 23 febbraio su Disney+) è, come spiega bene il titolo italiano, tutto quello che viene prima dell’Accademia che ci ha già dato la doppietta Kingsman – Secret Service (2014) e Kingsman – Il cerchio d’oro (2017). È sempre Matthew Vaughn a dirigere quest’avventura tratta dal fumetto di Mark Millar e Dave Gibbons, che stavolta ci porta agli albori della Prima guerra mondiale. Ad organizzarla, accendendo letteralmente la miccia che farà saltare lo scacchiere globale, è un gruppo di menti criminali sparse per l’Europa. Sarà il codice di Kingsman, l’agenzia segreta che si organizza per sventare il conflitto imminente, a mettersi contro i loro piani diabolici…

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Dove c’è Ralph Fiennes, c’è classe

Ralph Fiennes è Orlando Oxford. Foto: 20th Century Fox

Se nei primi due capitoli della saga erano passati gentlemen come Colin Firth, Michael Caine e Mark Strong, adesso tocca a Ralph Fiennes tenere alta la bandiera della classe British. L’attore di Grand Budapest Hotel interpreta Orlando Oxford, aka Artù, un distinto duca che, dopo aver perso la moglie durante un viaggio in Sudafrica, diventa un pacifista che non vuole più saperne di guerre e armi. Ma il suo ruolo di spia lo riporterà a confrontarsi con una delle pagine più buie della Storia del ‘900. In cui finisce per essere invischiato, contro il suo volere, anche il figlio Conrad (vedi paragrafo successivo). Non dimentichiamoci che Fiennes è l’ultimo M della saga di James Bond: tutto torna…

Un nuovo Little Bond?

Harris Dickinson/Conrad in una scena di addestramento. Foto: 20th Century Fox

Forse il suo volto non vi è nuovo. Harris Dickinson, che nei panni del giovane Conrad segue le orme di Taron Egerton (consacrato proprio dalla saga Kingsman e poi perfetto Elton John di Rocketman), è già passato da diversi film e serie: il primo titolo importante è stato il notevole indie Beach Rats di Eliza Hittman (2017), cui hanno fatto seguito Matthias & Maxime di Xavier Dolan (2019) e Maleficent – Signora del male (2019), sequel dello spin-off sulla cattiva della Bella addormentata starring Angelina Jolie; sul fronte televisivo, è stato il John Paul Getty III di Trust, la serie di Danny Boyle che ripercorreva il rapimento Getty. The King’s Man è la sua prima vera occasione da protagonista assoluto di un blockbuster. E anche il ruolo che gli permette di sfoggiare al tempo stesso un’eleganza da “Little Bond” e prodezze (letteralmente) marziali.

Una galleria di facce perfette

Rhys Ifans nei panni di Rasputin. Foto: 20th Century Fox

Ok il sempre adoratissimo Ralph, bene pure la (ri)scoperta Harris. Ma è anche sulle perfette facce di contorno che si fonda il nuovo King’s Man. Dalla spia donna (“travestita” da governante) interpretata da Gemma Arterton a tutti gli splendidi cattivi della società segreta che vuole riportare la guerra nel Vecchio Continente: il migliore è, manco a dirlo, Rhys Ifans, scatenatissimo nel ruolo del leggendario Rasputin. Ma tutto il cast è all-star: ci sono anche Matthew Goode, Aaron Taylor-Johnson, Djimon Hounsou, Daniel Brühl, il veterano Charles Dance e persino Stanley Tucci, in una piccola e gustosissima partecipazione.

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Un mix tra Storia e action

Una Storia tinta di action? Si può fare. Tra i meriti di The King’s Man – Le origini c’è la capacità di raccontare con profusione di dettagli lo scenario che abbiamo tutti studiato sui libri di scuola, dall’assassinio dell’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando a Sarajevo in poi, ma narrandolo come fosse una grande avventura tra spy e azione. Menzione speciale all’attore che veste i più politici dei personaggi: l’altrettanto British Tom Hollander, che “si sdoppia in tre” nei panni di re Giorgio V d’Inghilterra, Guglielmo II di Germania e Prussia e lo zar Nicola II.