X Factor 2022, le pagelle del terzo giro di audizioni: il genio è donna | Rolling Stone Italia
Home Cinema & TV Serie

X Factor 2022, le pagelle del terzo giro di audizioni: il genio è donna

I giudici devono ritrovare un po' di sana stronzaggine, Luca Piazza meglio degli Shampoo che rifacevano i Beatles in napoletano, 'Riso e pollo' ci ha fatto venire fame, poi abbiamo rivalutato Bello Figo. E poi c'è 'Fresh & Clean', che non farebbe prendere a X Factor neanche Damiano David

Foto: Viriginia Bettoj, Sky

Le band cileccano, ma nella media mediocrità di queste audition arrivano due fenomeni, Cinzia e Martina, che almeno ci fanno sperare che ai live non sentiremo (solo) una serie di bignami. Tutto questo ha un vantaggio, però: ai boot camp sarà davvero un terno al lotto, tranne forse quattro fenomeni, non ci sono aspiranti concorrenti con la certezza del posto. E sarà fondamentale capire con quale giudice finiranno persino quei quattro. E quindi, per una volta, l’imprevedibilità la farà da padrone. O l’improvvisazione, temiamo. Di sicuro sarà il festival dello switch.

Cinzia Zaccaroni voto: 10

È l’X Factor degli insegnanti. Solo che Colin aveva alunni che volevano imparare l’inglese, lei fa propedeutica musicale. Viso bello e stralunato, voce impastata con sensualità distratta nel dialetto. Già mentre parla, timida ma decisa, è incredibilmente sexy. Poi, quando fa diventare il suo basso tre strumenti diversi, virtuosa e mai leziosa, quando Madonna e il suo Into the groove diventano roba sua, unica e irresistibile come lei, capisci di aver cercato Cinzia disperatamente da sempre. La sua musica è gioco e profondità, funambolismo e originalità, bellezza, preparazione, leggerezza, dolcezza. Grazie ai suoi allievi – che culo che avete ragazzi – per averla convinta, non vediamo l’ora di vedere lei e il suo basso (le bassiste avranno sempre una marcia in più) affrontare le sfide più difficili. Chissà quale dei quattro giudici si farà insegnare qualcosa prendendola in squadra.

Martina Baldacchini voto: 9,5

Busker da quando ha 17 anni, che ci dice subito che “la mia chitarra è sempre stata una carta di credito, ho sempre viaggiato senza soldi sapendo che suonando li avrei alzati”. Ma alle audition niente strumento, solo voce. Che è un assegno in bianco: graffiata e disperatamente armonica, prende un pezzo di Mina (una follia suicida) e lo canta come fosse una Mia Martini rediviva. Prima ti scuote e poi ti ipnotizza, quando finisce tu ne vuoi ancora. Busker mia, mandami la tua posizione in tempo reale su WhatsApp che non voglio perdermi neanche un tuo live. Neanche un tuo respiro. Sarà interessante solo capire come quello sguardo indipendente, quasi ferino, saprà resistere a chi cercherà – pubblico e giudici – di ammaestrarlo.

Del Lin e Matteo Orsi voto: 9

Delì arriva con un look manga improbabile, che sarebbe stato già brutto negli anni ’80 e che ora potrebbe essere un imbarazzante pigiama. Sembra sperduto, 18 anni, brufoli, pronti via e si dimentica di attaccare il jack della chitarra. Poi porta Edge of desire, di John Mayer, tutto sembra portare alla disfatta. Ma dopo tre secondi sia io che Bruno, un anno di entropia inarrestabile che si calma solo con l’ottima musica, rimaniamo di ghiaccio. Accarezza chitarra e orecchie con la stessa grazia. Voce delicata, linea melodica perfetta, stile personale. Un po’ come Gigi la Trottola, sembra diventare anche bello e più alto mentre ci porta altrove. Bruno applaude, io sono in apnea. Simile estraniamento, anche se più consapevole, quello di Matteo Orsi. Prima volta anche per lui davanti a un pubblico, trema. Dopo, di fronte alla standing ovation, verrà scosso da un piatto dirotto. Porta pure un inedito, qui la catastrofe sembra ovvia e annunciata. Macché. Ha già una sua cifra cantautorale, nella timbrica acerba ma riconoscibile così come nella scrittura. “Ti va di fare schifo con me” è già uno dei più bei versi della storia della canzone italiana. Oltre che il titolo che sceglierei se dovessi scrivere un’autobiografia. Fa male solo pensare che quasi sicuramente si salverà solo uno dei due. Troppo simili, anche caratterialmente. La tv non perdona.

Jacopo Rossetto voto: 8,5

Solo i veri intenditori possono scegliere Il Mondo di Jimmy Fontana. Capolavoro totale che gli stolti considerano canzonetta, ma che Niccolò Ammaniti scelse per la sua serie geniale e seminale, Il Miracolo. Come sigla. Con l’apparecchio che ci restituisce un sorriso dolcissimo e infantile su un look glam che rende tutto surreale, parte trattenuto e poi si scatena mostrandoti un mondo musicale coraggioso e interessante. E soprattutto ha un progetto in testa che non ha nulla di casuale, dal nome (cantautorato elettronico) allo stile, a cui non rinuncia anche se dubita che possa essere apprezzato a X Factor: “non credo che la mia musica possa piacere in questo contesto, ma sarei felicissimo di essere smentito”. Il suo viso incredulo e felice gli ha fatto scoprire che il pubblico non sempre vuole quello che gli dà René Ferretti.

Disco Club Paradiso voto: 8

Naif, dalle facce improbabili, non gli daresti un euro bucato già vedendoli camminare. Sbagliano tutto, pure il goffo nome della band. Poi. Poi iniziano a cantare, suonare e tu pensi “sono ubriachi”. Poi pensi “sono ubriaco io”. Poi vedi Carlo, 3 anni e mezzo, che si scatena, lui che normalmente ha da ridire pure quando Aznavour si concede qualche pezzo meno raffinato e curato, e capisci che il loro casino è quella magia che sta dentro chi non ha pudore di amare la musica senza filtri. Nel loro pezzo sgangherato ci sono almeno tre generi – pop dance, persino una strofa che sembra trap, a momenti ti sembrano pure dei Negramaro allegri – e un paio di hit estive anche se è autunno e sono fuori tempo. Non so se augurarmi che qualcuno li organizzi o che Dargen dia loro l’opportunità di entrare in un vortice di totale anarchia. Voglio andare al luna park con loro e poi farli suonare in mezzo al rotor. C’è chi ha ballato durante il loro pezzo e chi mente. Ah, il sassofonista è Dio. Io lo avrei proprio limonato, cara Ambra.

Luigi Baldi voto: 7,5

Napoletano strettissimo, flow doloroso e potente, prende mezzo punto in meno per quella mano sul pacco che un po’ fa Gomorra e un po’ rapper tamarro stereotipato. Soprattutto se ti tocchi i gioielli non solo durante il pezzo ma pure quando arrivi sul palco e saluti i giudici. Testo pazzesco, il tutto starà a vedere come e se uscirà dalla sua comfort zone di rabbia e sofferenza per riuscire a sposare altri generi. Voglio andare allo stadio con lui, abbracciarlo dopo una piramide di birre, vederlo in un live, farci un viaggio. Kairos può spaccare tutto. Intanto mi ha spaccato il cuore e la pancia.

Michele Sechi e The Violet End voto: 7

È umanissimo l’errore del buon Michele durante l’inaspettato esame di riparazione a cui è sottoposto. E probabilmente è ingiusto che passi lui al posto di una Rossella Monaco, che fa tutto bene. Ma da come si rimette in piedi e da come la voce lo accompagna nella risalita, da come si impone su quelle mani tremanti sul pianoforte (autosabotaggio: nel momento più importante, rendi a te stesso la sfida ancora più difficile), intuisci potenzialità e possibilità di crescita. Una scommessa, una promozione apparentemente ingiusta, ma in fondo il campione è chi cade e sa rialzarsi, non chi fa sempre e solo percorso netto. I The Violet End invece sono tra quelli che capiscono che less is more. Se scegli Curami dei CCCP meriti già 4 sì, un po’ come il coefficiente di difficoltà nei tuffi (che a X Factor dovrebbero mettere). Mettono in scena un rock elementare e basico, fatto di felicità di suonare insieme e devozione per dei mostri sacri che però hanno anche un po’ il coraggio di reinterpretare. Poi c’è così poco rock vero in questo X Factor che loro, con quel groove dritto e senza fronzoli, diventano acqua nel deserto.

Martina Bonsignore e Alessandra Benedetti voto: 6,5

Il sospetto che ne abbiamo sentite tante – ok, non tante, ma abbastanza sì – come loro, brave bravissime virtuosissime ma, ce l’hai. Però ha una di quelle vocalità che si fanno strumento. E non è poco. Tutto sta a come e se sapranno sfruttarla i giudici. Per Alessandra Benedetti se non avesse chiuso 5 anni fa, X Factor Spagna poteva essere la destinazione naturale. La senti e ti chiedi: cosa sa fare oltre a questo? Ma, certo, lo sa fare benissimo (il look troppo didascalico, mancava il ventaglio di pizzo).

Moise e Giulia di Capua voto: 6

I Moise hanno tutto per andare ai live. Sanno suonare, la frontwoman è cazzuta e ha talento, però non sembrano aver chiaro chi sono e soprattutto chi vogliono essere. Quando finisce il pezzo loro ti sembrano ancora all’(ottima) intro. Di quelli che ai boot camp possono stupirti o evaporare senza rimpianti. Di quelli che avrebbero bisogno di Agnelli, che capì i Bengala Fire più di quanto si fossero capiti loro (sì, ok, è passato mezzo cd, ma mi manca). La 16enne Giulia sembra brava, sembra potenzialmente un crack, sembra tutto. Ma siamo sinceri, ieri ha fatto una prestazione da standing ovation. Sì, ma in una serata karaoke di un villaggio vacanze.

I giudici voto: 5,5

Da una puntata come questa capisci potenzialità e problemi del tavolo, quest’anno. In palla, molto collaborativi, anche ben coordinati. Fedez più disteso, Ambra forse troppo concentrata sul suo personaggio e un po’ meno spontanea (la femme fatale in analisi e un po’ pazza fa ridere, ma rischia di destabilizzare la sua immagine, necessaria, di giudice competente: e qualche battuta, ieri è stata troppo insistita), Rkomi tornato un po’ a fare catenaccio senza riuscire a emergere molto (e in ogni giudizio esordisce incerto per poi sembrare un vocale WhatsApp mandato a x2), Dargen sempre empatico e divertente (fratello, però, basta rubarmi le battute mentre le penso, altrimenti facciamo cambio: tu le pagelle e io a corteggiare Ambra, ok?). Il punto è che non emergono, non c’è la cattiveria di Mika, la competenza appassionata e incazzata di Agnelli, la grettezza ciaciona di Emma, la dispettosa incompetenza di Manuelito. Tutto in questo tavolo è troppo normalizzato: o Fedez ritrova cazzimma e pure un po’ di stronzaggine (non dico come alla sua prima esperienza a X Factor, ma almeno come nella sit com dei Ferragnez), o Dargen diventa anarchico come può e deve, o Ambra mette l’armatura e si fa più Giovanna D’Arco e meno zia piagnona, o Rkomi si prende qualche rischio, oppure saranno quasi sempre soporiferi. Lo capiremo ora con i Boot Camp la loro stoffa: in solitaria tireranno giù la maschera delle audition, da sempre un periodo di partenza lenta per tutti i giudici.

Bruno Lopopolo voto: 5

Media tra le bellezza (10), il pezzo (-3) che è brutto come se Salmo fosse tornato indietro nel tempo di 30 anni e fosse parodiato da Alessandro Canino, plagiando Fabri Fibra senza capirlo. Fresh & Clean non farebbe prendere a X Factor neanche Damiano David, ma poi Dargen e Fedez hanno l’intuizione di fargli fare freestyle. Da otto. Difficile portare altrove chi improvvisa così bene, ma in questi casi forse il giudizio di uno del settore (Fedez) dovrebbe valere doppio. Meritava un’altra possibilità, ma è vero che Fresh & Clean è un crimine contro l’umanità. Peraltro è uno che se improvvisa senza beatbox, è un disastro: la battuta a Ambra è l’apoteosi del cringe.

Arman Chaudwig voto: 4,5

Uno di quelli che rimane fregato dalla prova supplementare. All’inizio sembra uno straniante ma figo James Blunt pachistano, quando fa Rino Gaetano (ma non ce l’hai un amico che ti impedisce anche con la violenza di fare A mano a mano, che se non sei Cocciante non puoi sopravvivergli?). Come quasi tutti gli aspiranti concorrenti di questa terza serata di audizioni ha sbagliato pezzo da cantare. Ma così tanto che potrebbe essere il prossimo segretario del PD.

Lina Lane voto: 4

Otto per la voce, canta da un anno e già spacca i palchi e le casse. Zero perché è un delitto, con quel talento, non avere la minima cognizione di cosa puoi e devi cantare e cosa devi evitare. Ok, sei giovane e inesperta, ma attraversare bendata l’autostrada è anche troppo. Mi offro come consulente per la scelta dei pezzi da portare alle audition, ragazzi. Prezzi modici, soddisfatti o rimborsati.

Spezzati voto: 3,5

Devo ancora capire che cosa ho visto. Oltre ai più stretti e brutti pantaloni di pelle della mia vita. Sono ossessionato da come (e se) siano riusciti a toglierseli tornati in albergo. Sulla loro prova che dire: hanno guardato su YouTube un tutorial su come diventare un gruppo rock. Ma al contrario.

Beatrice Maria Visconti voto: 3

La sua SE$$O è così brutta che fa il giro e ti obbliga a essere cantata sotto la doccia. E così non capisci se sia brava o no. E non l’ha capito neanche lei, anche se è convinta di esserlo. Di sicuro non è solo un top striminzito, ha un suo carisma artistico. Bisogna capire quale sia l’arte in cui possa eccellere, i giudici alla fine ci cascano più per labirintite che per altro. Per ora le suggeriamo il nome d’arte: Barbie Spears.


Deshedus voto: 2,5

Potrebbero essere il mio prossimo abbaglio. Ma a ora sembrano dei Wepro più bravi e meno presuntuosi, ma senza Agnelli hai sempre l’impressione che ci siano band che arrivano con canzoni che non capiscono solo per occupare una casella, un’etichetta. L’antitesi del rock che scimmiottano. Per la serie: visto che questi ne capiscono il giusto io ci provo. Per ora sembrano di quelle band che trovi sempre a metà classifica nei festival indipendenti.

I fratelli di Nepi Alessandro e Paolo Roberto Saraceni voto: 2

Il primo è un comico, a Colorado capace che una seconda serata la strappa, per demerito altrui, ma ce la fa. L’altro sembra riposseduto da un coro da stadio in loop. Qui dobbiamo ringraziare gli amici che non hanno mai detto loro la verità. Lo hanno fatto per far ridere di cuore centinaia di migliaia di spettatori depressi dopo le ultime elezioni. Grazie di esistere, ragazzi.

Samuel Afriye voto: 1,5

Riso con pollo mi ha messo fame. Poi mi ha fatto rivalutare Bello Figo. Se aprono un ristorante insieme, gli dò 10 alle pagelle di Masterchef. Ma il pezzo è inascoltabile tanto quanto è brutta la coreografia e la sua maglietta. La verità. amico, è che sono solo invidioso. Hai fatto arrossire Ambra e per farmi dire “tu saresti stato sicuramente il mio nuovo fidanzato” da lei io mi sarei venduto l’anima, figurati se non capisco il fatto che ti sia deliberatamente umiliato in questo modo. Massimo rispetto, stima a mille, ciao eroe. Però giurami che non canterai mai più.

Tempi supplementari voto: 1

La mezz’ora di eliminazioni perché erano stati di manica larga i giudici è un ibrido che non funziona (anche se dice che un turno supplementare tra audition e boot camp potrebbe essere una buona idea). Montato maluccio, senza suspense né ritmo, è un’occasione persa. E ti dice quanto il pubblico abbia influenzato i giudici, il che rende X Factor sempre più vicino ad Amici (e poi bastava guardare le mie insufficienze per eliminarli senza rimpianti, diciamocelo). Un voto in più per avermi permesso di vedere una volta in più Manal Harchiche. Sbaglia un po’ tutto (anche se il suo genere rimane sfizioso), ma tanto io non me ne accorgo. E neanche i giudici mi sa. L’amore fa di questi scherzi.

Guilty Pleasure della settimana Luca Piazza che rifà le canzoni in tedesco

Non ne posso più fare a meno, meglio degli Shampoo che rifacevano i Beatles in napoletano. Lo voglio come seconda pista audio ai live. Lui che rifà i concorrenti in tedesco, con la Gialappa’s in studio. Voglio andare a un suo concerto e urlargli “sono tua sono tua, fammi la bua, fammi la bua”. In tedesco.